Pakistan, militari rapiscono giornalisti ad un mese dalle elezioni

Esteri

Pakistan, manca un mese e mezzo alle elezioni nazionali che si terranno il 25 luglio, ma il clima pre-elettorale non è dei più rosei per i colleghi della stampa locale.
L’establishment militare pakistano ha infatti lanciato un’imponente e preoccupante campagna di intimidazione verso chi si è reso responsabile di critiche nei confronti del principale partito di governo. Giornalisti rapiti, minacciati, con le notizie in opposizione alla Lega Musulmana Pakistana Nawaz (PML-N) bloccate e censurate dai militari.

Le interviste di giornalisti ad analisti politici negli ultimi giorni sono state dominate dalla preoccupazione per la possibilità che si intensificasse la campagna militare di intimidazioni e repressione del dissenso e quindi il dibattito elettorale è praticamente cancellato.
Come racconta il NYT la paura negli ultimi giorni si è intensificata dopo il rapimento di Gul Bukhari una nota esponente dei media locali che era particolarmente critica nei confronti dell’esercito e rispetto all’appoggio di quest’ultima verso il PML-N.

La giornalista negli ultimi periodi aveva palesato il suo appoggio nei confronti del partito P.T.M., movimento per la difesa dei diritti umani dell’etnia Pashtun ed evidentemente queste sue esternazioni erano in contrasto con la volontà degli ambienti militari.
Un rapimento lampo va detto, dopo 4 ore la giornalista era nuovamente libera, ma certamente nel paese monta la paura di essere presi di peso e fatti sparire da loschi figuri governativi. Anche i social media sono controllati dai militari come candidamente ammesso dal generale Asif Ghafoor delle forze armate locali che in una conferenza stampa ha dichiarato che gli utenti dei social media che negli scorsi giorni avevano criticato le azioni militari erano da considerarsi come fautori di “attività anti-statali” e sarebbero stati quindi controllati dall’agenzia di spionaggio dell’esercito.

Oltreoceano la preoccupazione è elevata nella comunità Pakistano-Statunitense, sul tema è intervenuto il decano dell’Università di Boston il Prof. Adil Najam: “C’è un palpabile clima di paura per ciò che si può dire su chi, come e dove -facendo riferimento ai social media e specificando poi – questo non è salutare per lo stato della democrazia in generale, ma soprattutto non subito prima delle elezioni”. I giornalisti non parlano più liberamente di militari, ma usano termini più vaghi citando le “autorità” e altri sinonimi senza specificare direttamente che dietro a tali azioni vi sia una componente militare.

Una situazione esasperante che, soprattutto in clima pre-elettorale, dovrebbe preoccupare l’opinione pubblica occidentale e gli osservatori ONU. Il tema però in Europa è ancora ben lontano dal balzare alle cronache, mentre vi è più attenzione nell’universo statunitense.
L’incremento della militarizzazione del Pakistan, porterebbe una grave destabilizzazione nell’area e il clima oscurantista non va quindi preso alla leggera. Basti pensare che per l’Italia e per molte nazioni è proprio il Pakistan con Islamabad ad essere il fulcro delle operazioni diplomatiche dell’area dopo la prolungata chiusura dell’Ambasciata afghana nella vicina Kabul.

Simone Enea Riccò

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