Le contraddizioni di un Governo con molti tecnici, ma politico nelle intenzioni

Politica

Milano 2 Giugno – Riportiamo un commento di Massimo Franco apparso sul Corriere della Sera:

Il paradosso più vistoso del nuovo governo è che risulta «il più tecnico tra i governi politici». Non si tratta di un elemento necessariamente negativo. Ma il fatto che nella lista degli esecutivi formati dai partiti dal 1945 a oggi sia quello con quasi 1140 per cento di ministri non eletti, premier compreso, è significativo. Dimostra che la retorica del «governo eletto dal popolo» ha dovuto fare i conti con la realtà dei numeri parlamentari: altrimenti non sarebbe stato scelto a presiederlo il professor Giuseppe Conte, figura di compromesso tra Luigi Di Maio e Matteo Salvini. In più, MSS e Lega hanno preso atto di dovere ancora costruire una classe governativa. L’analisi dell’Istituto Cattaneo non è una smentita alla tesi dell’«esecutivo del cambiamento». Le forze che ne costituiscono l’ossatura sono una novità; di più, vengono considerate un’incognita sia perla tenuta dei conti pubblici che perla collocazione internazionale dell’Italia. Le rassicurazioni date negli ultimi mesi da Di Maio e Salvini sono state un po’ sgualcite dalle tensioni emerse nelle settimane di trattative: soprattutto quando sembrava prossima una rottura e sono stati alzati in modo volgare i toni nei confronti di Sergio Mattarella. In più, il «no» del capo dello Stato alla designazione di Paolo Savona all’Economia da parte della Lega per le sue posizioni contro l’euro, ha mostrato la fermezza di Mattarella; ma anche confermato le preferenze del Carroccio. L’impressione è che i volti per lo più sconosciuti apparsi ieri rappresentino un coacervo di ambizioni e ambiguità. Riflettono, perla parte dei politici eletti, un cambio di stagione indiscutibile. Rimane la domanda, alla quale potranno rispondere solo gli atti di governo, su quante delle promesse fatte potranno essere mantenute, cozzando contro vincoli di spesa ineludibili. II tema non riguarda solo il rapporto con le istituzioni europee: anche se ogni parola detta dal nuovo potere pentaleghista viene letta con diffidenza. E ogni presa di posizione europea critica o offensiva rischia di essere fraintesa dai «quasi vincitori» del 4 marzo. L’incertezza va oltre i confini dell’Ue. Coinvolge la credibilità italiana agli occhi di mercati chiamati a comprare i titoli di Stato italiani. Ieri Di Maio e Salvini hanno mandato messaggi dopo il giuramento come ministri. II leader del M55 ha ribadito l’abolizione della Legge Fornero e l’istituzione di un reddito di cittadinanza. Eppure, una persona disinteressata come l’ex premier incaricato Carlo Cottarelli, che di tagli è un esperto, consiglia cautela. Si sono evitate elezioni-referendum sull’euro. Ma il pericolo di un deficit crescente è più grave di prima

Massimo Franco (Corriere)

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