Le scelte di Sala: salva il Leonka, ma lascia affondare l’orchestra laVerdi

Milano

L’associazione in difficoltà chiede lo stesso trattamento riservato al centro sociale. Il Comune dice no.

Milano 13 Maggio – Forti le critiche che si sono levate nelle ultime ore dalle parti del Pirellone nei confronti del “doppiopesismo” tenuto dal sindaco di Milano, Beppe Sala, su due delicate vicende che riguardano la metropoli lombarda.

Parliamo, da un lato, della trattativa riapertasi negli ultimi giorni tra l’Amministrazione e la famiglia Cabassi (proprietaria dell’immobile di via Wattau, ndr) per la regolarizzazione del centro sociale Leoncavallo e, dall’altro, invece i rapporti sempre più tesi tra Palazzo Marino e la Fondazione Verdi che, da tempo, versa in una precaria situazione economica a causa di un mutuo milionario diventato troppo oneroso. Orchestra Verdi che, nelle ultime settimane, s’è vista respingere dalla Giunta meneghina ogni proposta di permuta o scambio per sanare la situazione.

Ad alzare i toni è stato il neo assessore regionale alla Cultura, il leghista Stefano Bruno Galli che dal profilo Facebook ha fatto notare l’opposto e quanto mai ambiguo atteggiamento tenuto dal primo cittadino sulle questioni.

«Il Leoncavallo si e LaVerdi no? Personalmente mi auguro che il comune di Milano riservi alla Fondazione Verdi la stessa attenzione dimostrata al Leoncavallo, che potrebbe beneficiare di una sorta di scambio tra il comune e la proprietà dell’edificio di via Wattau» ha scritto l’assessore che è poi sceso nel dettaglio raccontando con cura gli antefatti di entrambe le vicende.

«Nel caso del centro sociale si tratta di sanare un’occupazione illegale, un esproprio sociale che dura da ben 23 anni» precisa Galli, «nel caso dell’Orchestra Verdi si tratta, più meritoriamente, di riconoscere una fra le realtà musicali più prestigiose, importanti e amate dai milanesi, di altissimo valore culturale e sociale. La Fondazione, per sgravarsi del fardello del mutuo connesso alla proprietà dell’Auditorium Gustav Mahler ha proposto al comune di cedere alla banca un immobile per estinguere il mutuo e diventare così proprietario dell’Auditorium. Risposta: picche!».

Insomma, pare che il sindaco Sala trovi più produttivo per la città regolarizzare un’occupazione illegale che dura dal lontano ’94, anzichè trovare una soluzione per tentare di sanare la situazione di un ente musicale d’eccellenza per Milano e non solo.

Sulla Verdi il timore palesato dal Comune (socio pubblico dell’ente) è quello di incorrere nell’apertura – da parte della Corte dei Conti – di una procedura per danno patrimoniale.

«Non ho compreso appieno i termini della questione e i timori del sindaco» spiega l’assessore regionale, «ma approfondirò la vicenda».

L’operazione, prospettata dalla Fondazione, ipotizzava la cessione di un edificio non strategico del Comune alla banca intestataria del mutuo. In cambio Palazzo Marino sarebbe diventato proprietario dell’Auditorium che poi avrebbe “affittato” a prezzo calmierato alla Verdi.

«La questione dei fondi resta uno dei problemi della Fondazione» ha dichiarato nelle scorse ore visibilmente preoccupato il presidente della Verdi, Gianni Cervetti. «Permuta o non permuta» continua il leghista Galli, «non posso trascurare una questione così importante per Milano». E a questo punto che l’assessore ipotizza una soluzione che «risani definitivamente una situazione infinita sotto la Madonnina: quella del Teatro Lirico». Che venne negato alla Fondazione Verdi, «è chiuso dal 1999 e, dopo che Palazzo Marino ci ha speso milioni di euro» prosegue l’assessore regionale, «non ha ancora riaperto i battenti. A questo punto perchè non affidarlo proprio all’Orchestra Verdi? Sala non trova che sia un fatto di giustizia?».

Benedetta Vitetta (Libero)

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