Togli un posto a tavola, Majorino, c’è un immigrato arrestato in più

Milano

Chissà se il banchetto antirazzista di Majorino ha invitati solo Milanesi. Sarebbe una cosa un po’ strana, non trovate? Voglio dire, fai un pranzo per abbattere i muri, poi discrimini su base provinciale? Non lo so, a me parrebbe sbagliato. Ammettendo non lo sia, quindi, non possiamo credere non ci siano rappresentanti delle comunità straniere Bresciane. Ecco, la componente Siriana potrebbe essere più piccola del previsto. Pare che i nostri servizi segreti, mai sufficientemente lodati nella loro opera quotidiana di sorveglianza, abbiano deciso di ospitare autonomamente nelle patrie galere alcuni soggetti che avrebbero venduto armi ai ribelli Siriani. Ora, personalmente, definire come sostegno al terrorismo chi arma l’opposizione al macellaio di Aleppo, altrimenti noto come Assad, è forse un po’ eccessivo. Di certo, se lasciamo che fiumi di denaro finiscano in mano a queste milizie sotto forma di armi ci diamo la zappa sui piedi. Riporta Repubblica:

“Il denaro contante – si legge nell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Tribunale di Brescia –  era destinato a sostenere l’attività dei fronti combattenti antigovernativi siriani e, in particolare, a finanziare gli appartenenti ed affiliati al gruppo jihadista salafita armato denominato fronte “al Nusra” o “Jabhat Fateh al Sham” e alle fazioni dell’E.S.L. operanti rispettivamente nella provincia siriana di Idlib e sul confine libanese”.

Le indagini, che hanno potuto fruire di informazioni di intelligence messe a disposizione dall’Aisi, il nostro servizio segreto interno, si sono appoggiate sulle dichiarazioni rese il 3 aprile 2017 da Abdulmalek Mohamad, indagato a Cagliari per terrorismo internazionale e amico stretto del capo Daddue Anwar. Sul flusso di denaro partito dall’Italia e finito in Siria ha raccontato: “L’unica cosa che è stata acquistata dall’Italia sono i mirini ottici per Kalashnikov, comprati da tale Ibrahim, ma non so a chi sono andati, se ad Al-Nusra o ad altri gruppi”. Precisando che, quanto all’acquisto di armi, la maggior parte “partiva dalla Turchia”  grazie al servizio finanziario fornito da Anwar. E ancora: “I soldi andavano ad Al-Nusra poiché i miei connazionali si fidavano principalmente di Al-Nusra, che, a differenza di altri gruppi, è sempre rimasto compatto. Chiaramente, i soldi che (il gruppo Anwar, ndr) manda in Siria non sono solo suoi, ma anche raccolti da altri paesi, quali Svezia, Germania e così via. Sono i soldi di coloro che vogliono contribuire alla causa dei combattenti anti governativa”.

La storia dei mirini sui Kalashnikov mi convince, peraltro, pochissimo. Che mi risulti, chi usa quelle armi non ha come prima preoccupazione al mondo mirare. Ma forse sbaglio. Di certo è un peccato. Uno come Majorino punta a fare il record di stranieri attorno ad un tavolo e qualche cattivone con un bidone dell’immondizia al posto del cuore si ostina ad arrestargli i commensali. Che brutto mondo, signora mia!

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