QUESTA POVERA DEMOCRAZIA!

Politica

Milano 4 Maggio – Stiamo assistendo in questi giorni e, soprattutto, stiamo ascoltando delle enormità alle quali solo un paio d’anni fa avremmo reagito mandando speditamente a quel paese coloro che ne sono responsabili. La stampa più “influente” (ahimè!) e “autorevole”, che non aveva battuto ciglio quando si dette mano a questa ennesima, assurda, impasticciata legge elettorale, scalpita perché essa non è riuscita a dare al voto degli elettori il risultato per il quale era stata approntata.

Se i “democratici” (cosiddetti) bastonati dal voto (non solo da quello delle politiche: ma, prima da quello della Sicilia, poi da quello del Molise e del Friuli-Venezia Giulia) fanno l’unica cosa giusta e doverosa da anni a questa parte, rimanendo fuori del Governo, a fare, se ci riusciranno, l’opposizione, cui in tutti i Paesi democratici del mondo sono destinati i perdenti, la stampa “autorevole” grida che “si ritirano sull’Aventino” (asini! L’Aventino comportò la cessazione dell’opposizione parlamentare!).

Se Matteo Salvini, dopo aver tentato di “saltare il fosso” pensando di fare il reggicoda dei pentastellati, rinunzia a questa prodezza e Di Maio lo aggredisce, affermando che “evidentemente” Berlusconi lo ha pagato per dissuaderlo, la stampa “per bene” non trova nulla che ridire di fronte a un atteggiamento del genere, addirittura delittuoso.

Se Luigi Di Maio proclama che Silvio Berlusconi si trova in “conflitto di interessi”, situazione ostativa all’assunzione di una carica pubblica per la confliggente situazione imprenditoriale-patrimoniale privata, però non per una carica pubblica che non ha, ma per l’esercizio di un diritto spettante a ogni singolo cittadino di aderire, fondare, dirigere un partito politico che è un’associazione di fatto privata, nessuno dei “giornaloni” lo zittisce dandogli del somaro quale è.

“Chi il governo non fa, peste lo colga” è il motto dei “benpensanti”. E, per evitare la peste, si suggerisce persino di rifare la legge elettorale “crisi pendente”. Da Sergio Mattarella, il più modesto dei nostri presidenti della Repubblica, si pretende tutto ed il contrario di tutto. E costituzionalisti veri (?!) e presunti discettano sul sistema “a tre”, che sarebbe tale da seppellire quello che prevede il governo e opposizione. E intanto, un Di Maio che è incapace di esibire uno straccio di programma che sia un programma per governare (non la “traduzione” dei “vaffa” del suo maestro e padrone) vagheggia un provvedimento per “neutralizzare” Berlusconi, la cui “definitiva eliminazione” sarebbe il “sole dell’avvenire” intorno al quale stringere “a coorte, pronti alla morte” tutti gli italiani.

Nessuno prende atto che, dopo due mesi dal voto è impossibile ritardare ulteriormente l’incarico, magari ad un parlamentare tirato a sorte, di formare un governo che si presenti alle Camere, le quali non è una pazzia pretendere che si riuniscano e funzionino. Questo significa voler accelerare la catastrofe? Credo che la vera catastrofe della nostra Repubblica sia rappresentata dall’abitudine oramai “accettata” di cambiare regole e prassi costituzionali a seconda della convenienza del momento (o di ciò che sembra esserlo) di chi altro non vede e non sa.

Un’ultima considerazione. La smettano i nostri signori politologhi con le loro discettazioni sul “sistema a tre”. Il partito dei somari, degli ignoranti non è e non può essere la “terza gamba” del sistema, di un qualsiasi sistema. Lasciamoli alle loro parolacce, costi quello che costi. E, soprattutto non passi a nessuno per la testa l’idea che sia necessario “sopprimere” in qualche modo, sempre, magari per via giudiziaria, la parte bersaglio preferita dei “vaffa” di Beppe Grillo e della loro traduzione in termini processuali. Io non pretendo certo di avere “la soluzione”. Ma certe cose qualcuno deve dirle. E qualcuno dovrà pure ascoltarle.

Mauro Mellini (L’Opinione)

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