L’eclettismo degli arredi ibridi, di incerta collocazione

Cultura e spettacolo

Milano 18 Aprile – Che ci faccio io qui?, si chiedeva lo scrittore -viaggiatore Bruce Chatwin. Ora è la muta domanda che ci rivolgono a alcuni mobili. Almeno qui al Salone di Milano. Perchè cresce la passione per gli arredi ibridi, di incerta collocazione, che integrano più funzioni e spesso riassegnati dai designer a un destino diverso da quello della stanza cui usi, storia e tradizione li collocherebbero. «Il tavolo Diner che ho disegnato per Kartell>’. spiega Piero Lissoni, «si dichiara formalmente adatto al living>’. Ma nasconde sotto l’elegante ripiano in vetro delle piastre a induzione. «Quasi un teppanyaki di nuova generazione», scherza Lissoni. Di certo Diner ibrida soggiorno e cucina, la preparazione del cibo e la conversazione, il lavoro e la convivialità. Un altro tavolo, Less, pezzo storico di Jean Nouvel per Molteni, anno dopo anno dimostra la sua vitalità e la sua vocazione eclettica. «Nato per luoghi di lavoro, è sempre più richiesto come tavolo da pranzo», spiega Carlo Molteni. «Questi incroci con il mondo dell’ufficio, al quale dedichiamo la produzione di un altro nostro marchio, Unifor, negli ultimi anni sono molto cresciuti. In parte è la voglia degli architetti di esplorare, in parte la curiosità delle persone, e in parte il cambiamento dei modi di abitare. I mobili migrano non solo dall’ufficio alla casa, ma spesso viceversa, malgrado la differenza di altezza richiesta: in genere intorno ai 70 centimetri peri posti di lavoro, 110 per gli ambienti domestici». Un nomadismo facilitato dalla flessibilità delle aziende italiane, in grado non solo di variare finiture e dettagli per rendere un mobile più adatto a un contesto rispetto a un altro, ma anche capaci di modificare forme e funzioni. «Un divano da casa», racconta Molteni, «con una piccola modifica è diventato un divano-letto perfetto per le navi di Costa Crociere». «La mancanza di spazio» è un problema che secondo il perfezionista Giuseppe Bavuso «ha indotto a sovrapporre gli usi. Ma spesso sono scelte ti go dettate da un gusto nuovo. Lo scrittoio Scribe che ho pensato per Alivar può anche essere una console per il mak-up. Scultoreo, è un bel lavoro di ebanisteria, maschile e femminile nello stesso tempo, adatto alla camera da letto come al living». Un altro mobile particolare è Cover freestanding per Rimadesio, che si inscrive nella linea dei mobili contenitore; trasparente, invece di nascondere esibisce, trasformando la casa in una sorta di museo odi showroom dove raccontarsi. Inoltre, essendo autoportante e in vetro, scandisce gli spazi senza separarli totalmente. «Il mobile di servizio tradizionale», dice Bavuso, «vien superato da un mobile che contamina il privato con il pubblico ed esprime l’idea di casa di Rimadesio: piena di luce, in cui il dentro dialoga costantemente con il fuori». Terza creazione “fuori luogo” di Bavuso è il radiatore Stylus per Caleido: trasportabile, può comparire, divertente e spiazzante, in qualsiasi stanza. Integra anche delle luci led, e quindi offre non solo calore ma anche luce.

Aurelio Magistà (Repubblica)

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