Facebook e la sua campagna di censura contro la destra, la verità di Zuckemberg

Esteri

Nella giornata campale in Senato negli USA, Mark Zuckemberg ha avuto, in generale, la via spianata. L’età media era talmente alta che lui era al sicuro dalle domande più pungenti. Poi, però, è arrivato Ted Cruz. Ted sarebbe potuto un ottimo presidente degli Stati uniti. È un conservatore vero. Un uomo di principi, saldi e sani. L’unico vero avversario che Trump abbia avuto. E davanti al prodigio dei social ha dimostrato la tempra di cui ogni conservatore dovrebbe andare fiero. Le sue domande, espresse con calma e fermezza, riguardavano due punti fermi:

  1. Facebook è una piattaforma neutrale, o un attore politico?

  2. Chi controlla i contenuti è neutrale?

Partiamo da una constatazione empirica: avrete notato che i profili di centrodestra spariscono, talvolta definitivamente, con una velocità decisamente allarmante. Mentre a sinistra si può versare quanto odio si vuole su Dio, Patria e Famiglia, senza alcuna ripercussione seria. Se pensate siano impressioni, Cruz ha una serie di dati in mano: dodici siti cattolici oscurati, un reporter di Fox News oscurato, le notizie di periodici conservatori tolte dalle bacheche. A proposito. Forse avrete notato che in alcuni mesi noi, improvvisamente non ci siamo più. Non è colpa nostra. Eppure, talvolta, trovarci diventa molto, molto difficile. Ecco, tutto questo fa sorgere una domanda: esiste un’agenda politica di Facebook? Se sì, quale. Attenzione: il senatore del Texas non chiede che venga aperto tutto a tutti. Il social di Zuckemberg è una società privata e può fare le regole che ritiene più corrette, ma deve, sottolineo, DEVE essere trasparente. Se sta facendo prevalere una linea politica è tenuto a dirlo. Mark, ovviamente, ha negato. Si è limitato a dire che lui combatte il terrorismo. Ma è stata una replica fiacca.

Anche perché, immediatamente, Cruz ha fatto due domande molto precise: qualcuno dei censori ha mai sostenuto un candidato Repubblicano? La domanda non è strana: Zuckemberg aveva da poco detto che non era un mistero che la Silicon Valley fosse molto a sinistra. Quindi, qualcosa delle inclinazioni politiche dei suoi dipendenti la sa. Per cui il “non lo so” come risposta alla domanda era ben poco credibile. Inoltre, la vecchia volpe del Texas ha tirato fuori il caso di un dipendente licenziato dopo che si era scoperto che aveva finanziato Trump.

In definitiva, Zuckemberg ha evidentemente una linea politica, ma non la considera tale. Ha qualche miliardo di profili in mano che può usare per cambiare la storia. O fare denaro. Non può fare entrambe le cose. Vedremo quale avidità prevarrà: denaro o potere?

Luca Rampazzo

Laureato in legge col massimo dei voti, ha iniziato due anni fa la carriera di stratupper, con la casa editrice digitale Leo Libri. Attualmente è Presidente di Leotech srls, che ha contribuito a fondare. Si occupa di internazionalizzazione di imprese, marketing e comunicazione,

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