Sono passati 2 anni dal voto e Sala si è accorto di aver fatto troppo poco. Meglio tardi che mai?

Milano

Milano 25  Marzo –  Già il primo «conclave» della maggioranza di Palazzo Marino, subito dopo il voto del marzo, aveva il sapore di una seduta collettiva dallo psicologo. Dove abbiamo sbagliato? Che cosa non va? Dove potevamo fare meglio? A distanza di qualche giorno, giovedì sera, i politici del centrosinistra – non contenti del primo esame di coscienza – hanno partecipato al secondo round per capire da dove ripartire.

A Milano il Pd non è crollato come nel resto d’Italia, ma in alcune periferie è ormai il terzo partito. Nei palazzi del centro i dem vanno a gonfie vele, al Lorenteggio si muovono a passo di lumaca. Ebbene, ieri il sindaco ha comunicato i risultati del conclave: «Il problema è soprattutto la capacità, da quanto sottolineano i consiglieri, di fare anche le piccole cose che loro stessi sollecitano. C’è la necessità di fare di più sulle periferie. Non è l’unico problema di Milano, però tutti condividono che è il momento di dare un po’ di più». Le periferie sono diventate ormai la parola magica, la password in grado di far recuperare consensi. Case popolari da assegnare, nuovi spazi comunali (oggi guarda caso Sala sarà a Quarto Cagnino), parchi da inaugurare. Le promesse non mancano.

Ma il voto del 4 marzo sembra aver creato nel centrosinistra la convinzione di aver sbagliato molto finora senza aver combinato granché. Sala lo ha provato sulla sua pelle anche da city manager della Moratti: i tempi della macchina comunale sono quelli di un elefante che vuol correre i cento metri. E dopo due anni si fa fatica a vedere una accelerazione sui grandi progetti per la città: dai Navigli riaperti agli scali ferroviari fino ai irasporti l’andamento è stato faticoso e altalenante. A questo punto, Sala dovrebbe ritrovare lo spirito dei suoi giorni a Expo, quando riuscì a portare al traguardo una macchina ingolfata. E soprattutto, ricordarsi del suo proclama della campagna elettorale: «Io non sono Pisapia». Lo dimostri uscendo dalle ragnatele della burocrazia e dall’immobilismo che piace da sempre alla sinistra.

Massimo Costa (Libero)

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