M5S, i sondaggisti suonano l’allarme: molti elettori votano Grillo, non Di Maio

Politica

Milano 26 Gennaio – La bandiera è stata ammainata, e adesso toccherà alle urne stabilire quanto l’antico vessillo pesasse sulla determinazione delle truppe a Cinque stelle. Varando il nuovo blog, Beppe Grillo ha separato il suo destino virtuale da quello della sua creatura. Se il vecchio leader confermasse il suo disimpegno, «e a questo aggiungessimo i dubbi della base sulla linea Di Maio, ci potrebbe essere una diminuzione dei consensi. È difficile stabilire di quanto, direi dai tre ai cinque punti percentuali», calcola il sondaggista Renato Mannheimer.

Il cambio di guida politica è un passaggio tutt’altro che formale. Significa mettere da parte l’anima «movimentista», incarnata dal fondatore, per indossare l’abito «istituzionale» voluto da Luigi Di Maio. Con il rischio che la base ne esca disorientata: «Il cuore pulsante dei 5 stelle è più emotivo che razionale», spiega Antonio Noto, numero uno di «Noto sondaggi». Che aggiunge: «Se Grillo davvero si allontanerà, e non ne sono convinto, l’impatto sarà significativo. Molti elettori, ancora oggi, votano per Grillo, non per il nuovo capo del partito». Che il passo indietro dell’ex comico sia in realtà un’uscita di scena momentanea è una convinzione diffusa. Dice ancora Mannheimer: «Bisognerà vedere come si comporterà Grillo. Sarebbe anche capace di smentire tutto».

Euromedia Research attribuisce ai pentastellati una quota tra il 26 e il 27 per cento. Secondo la direttrice, Alessandra Ghisleri, per valutare il peso del fondatore sulla vita del Movimento, è bene dare uno sguardo al passato: «La persona che alle elezioni del 2013 raccolse tutti quei voti si chiama Beppe Grillo». L’elettorato potrebbe allora sentire la mancanza della storica guida, specie i più affezionati alla promessa di cambiare tutto. «Grillo voleva creare un movimento per dare vita a una società nuova. Se si esce da questo binario, è ipotizzabile che l’M5s debba ricostruire», spiega Ghisleri. È dunque possibile «che qualche rivoluzionario possa abbandonare il partito». Già, ma per andare dove? «Bisognerà vedere se vorranno rientrare nel percorso politico dei partiti precedenti, e sembra difficile, oppure trovare delle nuove competenze». È improbabile che eventuali sostenitori in «fuga» dai 5 Stelle possano smarrirsi nel sottobosco dell’astensionismo. Secondo Antonio Noto, si tratta di «elettori ormai liberi da ideologie. Possono decidere di votare una forza di destra oppure di sinistra in un mercato completamente aperto. Ma per chi ha scelto un partito è inconsueto rifugiarsi nell’astensione».

Per il presidente di Tecnè, Carlo Buttaroni, l’effetto disgregante sulla base potrebbe verificarsi soltanto se Grillo rinnegasse la sua creatura in modo esplicito. In questo caso, il messaggio «avrebbe una forza tale da provocare uno scossone. Ma oggi rimane un legame indissolubile». I 5 Stelle sono «un partito basket», spiega Buttaroni, un contenitore «dove ciascuno ripone una delusione e cerca riscatto. L’effetto leader è inferiore rispetto a quello che si verifica in altre forze politiche».

Angelo Amante (Il Giornale)

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