Fontana sa cosa vuole la Lombardia: autonomia e meno immigrazione,

Subentrato a Maroni, il candidato del centrodestra non soffre la partenza a handicap: «Farò in 50 giorni quel che si poteva fare in 100». Messaggio a Roma: «Gestendoci le risorse, saremmo meglio della Svizzera»

Milano 13 Gennaio -«Sono venuto a sentirlo e ad applaudirlo perché il suo percorso somiglia al mio, almeno nei sogni». Il giovane sindaco leghista di un paesino della Bergamasca è quasi commosso quando nel salone del palazzo delle Stelline di Milano, praticamente di fronte al Cenacolo leonardesco, un Attilio Fontana che sembra più magro del solito entra da avvocato per uscire due ore dopo da candidato. E’ l’investitura ufficiale, lui Re Artù del centrodestra circondato da una serie di cavalieri di lungo corso che gli faranno da alleati in questa rincorsa di 50 giorni, a perdifiato, con partenza ad handicap per colpa dei dubbi amletici di Roberto Maroni.

«Se poteva decidersi prima? La sua scelta tardiva sarà un problema soprattutto per me, avrò 50 giorni per fare cose che avrei potuto fare in 100. Una campagna elettorale sul territorio come quella regionale necessita di tempo, ma recupereremo. Sono qui per proseguire il suo lavoro, a lui mi lega un’amicizia ultraquarantennale e gli auguro ogni bene». Oggi Fontana è il più gentile dei leghisti nei confronti dell’ex governatore in crisi di vocazione, che ieri in un’intervista al Foglio ha dato dello stalinista a Matteo Salvini. «Io sono una persona leale», ha detto Maroni. «Sosterrò il segretario del mio partito. Lo sosterrò come candidato premier. Ma da leninista, non posso sopportare di essere trattato con metodi stalinisti e di diventare un bersaglio mediatico solo perché a detta di qualcuno potrei essere un rischio». La replica di Salvini arriva via Facebook e Twitter: «Preferisco usare il mio (e vostro) tempo per lavorare e costruire, non per litigare o rispondere agli insulti».

Le polemiche rimangono fuori dalle Stelline e gli alleati sembrano convinti da questo signore gentile e deciso, che ha fatto il sindaco di Varese per 10 anni («In totale 15, prima ne avevo fatti 5 a Induno Olona.) e si è tagliato la barba per piacere alle nonne. La mossa non poteva non essere notata da Silvio Berlusconi, image maker naturale. Il leader del centrodestra lo ha sottolineato a Porta a Porta con qualche perplessità estetica: «Ha fatto bene Fontana a tagliarsi la barba, ma devo dire che ho visto la foto prima e quella dopo. E nella foto di prima aveva una bellissima barba risorgimentale. Stava quasi meglio prima di adesso». Non mancherà di farglielo notare di persona, visto che gli ha promesso di accompagnarlo nel suo viaggio elettorale in Lombardia.

A sostenere Fontana nell’avventura elettorale ci sono Mariastella Gelmini per Forza Italia («È un amministratore di lungo corso, conosce la macchina regionale e i problemi della gente»); Paola Frassinetti per Fratelli d’Italia («Noi abbiamo scelto un signore che ha fatto il sindaco 15 anni, mentre Gori dopo tre se ne vuole andare dalla sua città»); Paolo Grimoldi per la Lega («È l’uomo giusto, affidabile come nessuno»). Poi Alessandro Colucci (Noi con l’Italia); Alberto Cavalli, parisiano (Energie per l’Italia); Elisabetta Fatuzzo (partito Pensionati) e Gianfranco Rotondi (Rivoluzione cristiana) a chiudere l’elenco dei postdemocristiani, la cosiddetta quarta gamba che serve per correre.

Fontana sembra determinato, ha cominciato ieri mattina a stringere mani al mercato di Cologno Monzese perché «noi leghisti siamo partiti dalla gente comune e nei problemi della gente comune ci riconosciamo dal primo giorno». Promette il massimo impegno, è contento di toccare con mano la coesione della coalizione e lancia un messaggio a Giorgio Gori, il rivale che dal ritiro di Maroni ha cominciato ad esprimersi in modo più baldanzoso (secondo i sondaggi il distacco è di 9 punti per il centrodestra): «Spero che le sue speranze rimangano tali, gli auguro di vivere questo sogno e di avere un risveglio un po’ scioccante, violento. Ma io non farò campagna elettorale contro qualcuno, bensì a favore della mia regione. Bisogna lasciar fare a chi ha dimostrato in questi anni di saper fare bene».

C’è un tema sul quale Fontana sa che può marcare una differenza decisiva. Immigrazione, sicurezza; dove il centrosinistra è debole e balbetta, lui entra a piedi uniti. «L’approccio del governo al problema dell’immigrazione clandestina è folle. Dovrebbe fare una proposta ai cittadini: noi riteniamo di poterne ospitare 100, 100.000 o 100 milioni. Poi sempre il governo dovrebbe dire dove li vuole far vivere, come li vuole occupare, dove va a trovare le risorse. Infine la gente decide. Dicono che noi siamo demagoghi, ma demagogo è chi ripete: accogliamoli tutti. Quella è l’unica cosa che una persona con un minimo di buon senso non può affermare».

Fontana senza barba scalda i motori. Il programma in via di definizione avrà due cardini: la prosecuzione dell’operato di Maroni per esaltare le doti di locomotiva d’Italia della Lombardia e la concretizzazione dell’autonomia. «Non è uno slogan», spiega il candidato governatore, «ma è qualcosa che cambierà la vita dei cittadini e il modo di essere della regione. Autonomia significa che una città decide, pensa al proprio futuro, dispone di risorse maggiori. Qualcosa di nuovo da ottenere e da gestire bene. Vogliamo arrivare a una regione Lombardia più forte della Germania, più efficiente della Svizzera. E bella come il suo cielo». Il gran lombardo Alessandro Manzoni approverebbe.

Giorgio Arnaboldi (La Verità)

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