Il metodo Catfulness. Micio maestro di vita.

Zampe di velluto

Meditazione, tecniche di rilassamento e l’arte di dire no. Sette settimane con i gatti per imparare a essere felici.

Lo ha detto Sigmund Freud: «Il tempo passato con un gatto non è mai tempo perso». Per chi non vive con un felino, posso sembrare, a volte, ripetitiva e forse un tantino banale . Ma c’è davvero poco di banale nel libro “Il metodo Catfulness”, a cura di Paolo Valentino con bellissime e divertenti illustrazioni di Marianna Coppo, edito da Mondadori.

Un volumetto di appena cento pagine che racchiude un programma di sette settimane per tornare a sorridere, scoprire la bellezza della nostra vita e ritrovare il sapore della felicità, che si conclude con lo stretching felino, spiegato con i disegni. Sembra di sentirlo il mio Peter Panbianco e grigio dagli occhi azzurro cielo: «Guarda me, e impara, quando inarco la schiena verso l’alto e poi mi stiracchio sollevando il capo al soffitto, ti verrà più facile rilassarti», Come dargli torto . La prima settimana, dice il maestro Zen miagolante, fermati e rilassati: scoprirai che il mondo va avanti anche senza dite e senza le tue ansie. Suggerisce il felino: prendi le distanze dalle preoccupazioni, fai come me che salgo sulla mensola più alta del salotto. Sii paziente. Non è un caso se un maestro di sufi, alla domanda: da chi hai imparato a meditare? Rispose: da un gatto acquattato per ore di fronte alla tana di un topo . Osserva un acquario con dentro i pesci -rossi o tropicali poco importa -che nuotano, il loro movimento dolce e quasi ipnotico allontana tutti i brutti pensieri. E quando la frenesia prende il sopravvento, tuffati nel verde di un prato, o fai una passeggiata nel parco. L’importante è non spegnere mai la curiosità per ricevere ogni giorno piccole e sensazionali sorprese. Osservate il vostro gatto di casa, lui sbircia, osserva ogni piccolo movimento mettendo il naso ovunque.

Monique Guichard per Calendario il Rifugio del Micio

La seconda settimana, l’animale abitudinario vi spinge ad apprezzare la routine quotidiana, perché è dai piccoli gesti compiuti ogni giorno che si raggiunge la felicità. Ma a patto di non restare ingabbiati nella quotidianità. C’è differenza tra una quotidianità vissuta con piena consapevolezza, apprezzando ogni singolo gesto che si compie, e una vissuta con il pilota automatico senza badare a ciò che si fa, o peggio ancora sul filo della tensione, come se ci si trovasse in una prigione da cui sembra impossibile evadere. In questo caso si può (e si deve) cambiare strada, a partire da quella per andare in ufficio. La terza settimana il vostro gatto vi insegna a dire di no. Il mio lo fa tutte le volte che provo a prenderlo in braccio quando non ne ha alcuna voglia. Non c’è verso di tenerlo, lancia miagolii striduli e scappa via. Forse sono io particolarmente affettuosa. Sembra volermi dire: non permettere che gli altri ti considerino una loro proprietà, o, peggio una loro conquista. Saper dire di no vuoi dire rivedere l’agenda piena di appuntamenti e di mille eventi mondani. Non innamorarti mai della frenesia, dice il micio che la sa lunga: «lo ho pochi impegni, sempre gli stessi, e vivo benissimo».Ma quando vuoi qualcosa fatti sentire, Peter Pan se desidera la pappa e io dormo ancora fa sentire i suoi miagolii fino all’ultimo piano. E guai a disturbarlo quando si dedica alla pulizia di se stesso, lo fa in modo scrupoloso (qui comincia la quarta settimana) . Con la stessa attenzione noi dovremmo curare la casa, il nostro piccolo regno, luogo dove sentirsi tranquilli, appagati e sereni. Lo stesso ordine diventerà immediatamente un ordine interiore. Un modo per rilassarsi e riacquistare la calma. Le settimane proseguono all’insegna dell’ozio come arte in un mondo che corre troppo veloce, della difesa del proprio territorio (perché andare alla conquista del mondo, quando si è già re incontrastati del proprio piccolo regno …) e dell’indipendenza. Dice il maestro: sii indipendente come lo sono io, che non significa negarsi agli altri, ma riuscire ad apprezzare la vita anche in solitudine, imparare a soddisfare i propri bisogni da solo, e soprattutto non dipendere emotivamente dal riconoscimento altrui.

DANIELA MASTROMATTEI

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