Vita di un felino tra sabbia e acciaio. Quell’anomalo gatto nel deserto.

Zampe di velluto

Dopo la diffidenza del primo incontro, Ecs si trasforma da furba e autoritaria a dolce e premurosa .

Quando l’ho incontrato per la prima volta il suo biglietto da visita era identico a tutti i suoi simili che ho visto in questo Paese: incazzatissimo e con un lamento fastidioso e insistente come i clacson delle auto in India.Cosa ci fa un micio di qualche mese in questo posto desolato dove l’unica materia in abbondanza è sabbia e acciaio? Dove neanche gli uccelli si avventurano e quindi procurarsi da mangiare è come procurarsi l’acqua nel deserto? Perché di deserto stiamo parlando. In questo immensa distesa di sabbia, trasformata in grandi strutture di acciaio che contengono macchine infernali e rumorose accompagnate ogni tanto dal canto del muezzin che richiama alla preghiera. Comunque ECS è molto furba, autoritaria, prepotente (in cantiere ‘ c’è la presenza di altri suoi simili adulti)e diffidente. Con il suo manto chiaro ricoperto di chiazze di grasso, mi ritorna alla mente il vecchio meccanico di paese con la tuta e le unghie unte e sporche che quando si veste a festa non lo saluti perché irriconoscibile… non fosse per le unghie. ECS, a differenza del vecchio meccanico, non tiene la pancia sbordante oltre la cintura ma solo una struttura ossea sottile e fragile.

Quella sera, vederlo in quelle condizioni, mi ha preso un senso di tenerezza come non mai: dovevo fare qualcosa. Il giorno dopo mi presento con una ciotolina di crocchette, le migliori che ho trovato la sera prima al supermercato dove mi rifornisco, percorrendo una trentina di chilometri in taxi. Ma la mia aspettativa si dissolve subito: dopo una veloce e disinteressata passata di muso sopra il prodotto, riprende il “clacson indiano”. Ma cosa pretende questo qua? Provo con del latte misto ad acqua tiepida e mentre ritorno con la bevanda vedo che ha iniziato ad assaporare sempre con più insistenza; sembra di suo gradimento. Ma è chiaro… sono odori e sapori nuovi, la sua diffidenza è più che giustificata. Sta di fatto che in poco tempo ripulisce il fondo concludendo con il latte. La sua pancia comincia a gonfiarsi ma nonostante ciò non sembra ancora sazio. Tra due ore mi porteranno la cena: mezzo pollo alla griglia con varie salse che solo i libanesi sanno fare. Ho deciso: ceneremo insieme, anche se lui per la verità ha già consumato un abbondante antipasto. All’ora definita metto da parte dei piccoli pezzetti di pollo. In men che non si dica, consuma avidamente anche questo, finendo sempre con il latte. Mi assale un dubbio: forse ho esagerato, questo a domattina non ci arriva. Per fortuna madre natura ha previsto tutto: dopo un po’ scarica,soddisfatto e compiaciuto,parte del suo carico.

Franco Anselmi
https://www.facebook.com/franco.anselmi.1

Fiuu… forse si salva e con questo vedo che comincia a prendere confidenza passando e ripassandomi sopra le mie scarpe da lavoro ricoperte di grasso, sollevando di tanto in tanto lo sguardo quasi a ringraziare tutto questo ben di dio che mai prima forse aveva visto. Mi abbasso e finalmente posso accarezzarlo. Ormai sono le due del mattino e ogni volta che  percorro quel breve tragitto esterno che divide l’ufficio dall’impianto lui mi accompagna. Non ha smesso di miagolare, ma ora la sua voce non è più disperata.Verso le quattro lo trovo abbandonato nelle braccia di Morfeo, disteso sulla panca artigianale di legno all’esterno dell’ufficio, luogo di ritrovo per fumatori e pause caffè. Comincia ad albeggiare e questo significa che la mia lunga giornata si sta concludendo mentre di lui ho perso le tracce. Probabilmente si è trovato un luogo più tranquillo e caldo. A breve rientrerò in hotel e dopo un riposo di alcune ore farò ritorno sull’impianto portando con me un’altra abbondante porzione di quello che ormai comincia ad apprezzare, sicuro che lui mi sta aspettando per condividere come ultimo atto della giornata, la cena: Non vi ho detto perché si chiama ECS-acronimo di”cat of emirates survived”. Tempo prima l’avevo notato insieme a suo fratello, di colore nero e bianco che purtroppo è finito sotto, un mezzo e forse, quello che io ingiustamente definisco “clacson indiani” erano-sono i suoi lamenti di solitudine.

ALDO AZZANO (Libero)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.