Milano, la notte d’allarme in Duomo: parte l’indagine, sentiti i dipendenti

Cronaca

Milano 24 Settembre – Le verità ufficiali, pur se al momento parziali, dell’inchiesta delle forze dell’ordine. E quelle, ancor più a uno stadio embrionale, dell’indagine interna al Duomo dove resta misteriosa, dopo la rivelazione del Corriere, l’apertura di una delle porte laterali per l’ingresso dei fedeli, in precedenza chiusa secondo la procedura. Fin dall’inizio lo scenario ha escluso collegamenti criminali e terroristici ma, tra l’incidente e il dolo, sembra «sposare» più il secondo, nonostante le difese della Veneranda Fabbrica.

Il primo segnale

In Duomo le porte vengono chiuse intorno alle 19. Così era avvenuto mercoledì sera. Almeno dando credito, e non c’è motivo per ipotizzare il contrario, a quanto affermato da una pattuglia della polizia, incaricata della sorveglianza speciale su piazza e cattedrale. Quella pattuglia, transitata tra le 22 e 22.30, non aveva ravvisato anomalie. Né segnalazioni di problemi erano arrivate nell’arco della stessa serata alla centrale operativa della Questura, e a quelle dei carabinieri e dei vigili, da parte di personale delle rispettive «forze» che si era trovato a passare in zona e aveva «guardato» il perimetro del Duomo. A mezzanotte e mezza una pattuglia dell’Esercito aveva notato quella porta aperta di mezzo metro: è una porta che si «manovra» con una chiave speciale e almeno dieci mandate, e dietro la quale c’è un secondo ingresso, questo scoperto spalancato. Nell’accedere al Duomo per l’ispezione, i militari avevano «innescato» l’allarme, con i sensori che avevano rilevato il passaggio di «estranei». È stato proprio in quel momento, a seguito della contestuale allerta lanciata dai soldati, che si era messo in moto l’apparato antiterrorismo, con una bonifica minuziosa proseguita fino all’alba, a protezione di uno degli obiettivi più sensibili d’Italia. Gli accertamenti hanno escluso persone e oggetti sospetti. Il che non toglie, anzi appesantisce, l’estrema gravità di quanto successo. A maggior ragione se provocato nell’ambito di una lotta intestina sulle nomine dei vertici della sicurezza

Voci dall’interno

«Fantasie», ha ripetuto l’arciprete del Duomo, Gianantonio Borgonovo, a proposito dell’ipotesi dolosa: «È stato un incidente molto grave, un episodio di irresponsabilità sul lavoro sul quale dobbiamo fare luce pienamente». Eppure dall’interno della «macchina» che gestisce la cattedrale, tra timori e reticenze, in una giornata in cui la consegna del silenzio sembra essere arrivata ovunque, dai lavoratori sono filtrate conferme: qualcuno ha ammesso che, in effetti, i nuovi responsabili della sicurezza sarebbero indigesti per i loro atteggiamenti «autoritari» nei confronti del personale della Veneranda Fabbrica. Monsignor Borgonovo ha ridimensionato: «Sapevamo di malumori verso la nuova società incaricata della apertura e chiusura del Duomo, però parliamo di cose da portineria. Per quanto riguarda le telecamere ”intelligenti”, non erano spente ma ancora inattive. La Fabbrica ha vissuto una lunga fase di transizione ai vertici, però tra pochissimo entreranno in funzione». Dopo il via libera del Garante della privacy, infatti, in primavera era stato annunciato l’avvio del nuovo, sofisticato impianto di sorveglianza. Negli auspici avrebbe dovuto entrare in funzione a ridosso della visita del Papa, ma i tempi si sono dilatati. «Faremo una verifica interna e parleremo con gli operai per capire com’è stata possibile una non corretta chiusura dei portoni. Comunque non dimentichiamoci che l’allarme è scattato, il Duomo è stato subito messo in sicurezza e al mattino era aperto al pubblico».

I rilevamenti termici

Come sempre, dipende dai punti di vista: quella presunta deriva «autoritaria» dei capi della sicurezza non può non tener conto dell’alta professionalità dei soggetti in questione (uomini con un passato di livello nella polizia e specifiche conoscenza delle «dinamiche» del Duomo). Dopodiché, sul tema delle telecamere, l’inchiesta ha evidenziato sia il mancato funzionamento, in prossimità della porta, degli apparati termici che registrano il passaggio di persone, sia di altre telecamere — forse molte — rimaste spente. Non per un blackout, pare, ma perché disattivate in quanto «funzionali» a un eventuale piano. La scoperta di quale esatta «strategia» e da parte di chi, dipenderà anche dalla «collaborazione» dei lavoratori del Duomo.

Andrea Galli (Corriere)

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