Sala e la grande linea Maginot antiterrorismo

Milano

Cento jersey di cemento e passa la paura. Più o meno. Comunque la linea perimetrale da difendere è stata messa. Il Centro. Il Centro è al sicuro. La Città Proibita è al sicuro, l’imperatore è tranquillo e quindi tutti possiamo tirare un sospiro di sollievo. Tutti. Quasi tutti. Io che vivo a due passi da via Padova ed a qualche kilometro da Sesto San Giovanni, se mi consentite, non tantissimo. Qui non ci saranno barriere. Nemmeno nei luoghi strategici e sensibili, tipo il mercato di via Cambini. No, qui si può anche essere presi sotto da un tir. L’importante è che alle Colonne di San Lorenzo possano continuare a bere in pace, poi il resto del mondo si arrangi. Eppure, nemmeno questo è l’aspetto più inquietante della vicenda. No, il premio va ad altro.

I jersey, da soli, sono perfettamente inutili. L’esempio storico è quello della linea Maginot. Che oggi ha un’aura di sconfitta attorno, ma quando fu costruita era una potenza. Una linea di forti e presidi militari all’avanguardia, le migliori scienze balistiche protessero il territorio Francese su quasi tutto il confine. Quasi. E comunque aveva un problema: non era tutta ugualmente protetta. Dimostrando un problema già sperimentato in Cina un millennio prima: se costruisci muri, forti, fortificazioni, forti o jersey di cemento e poi non ci metti gli uomini a presidiarli, beh questi servono a poco. Vengono aggirati. Inoltre, come faceva notare un mio amico, che di queste cose se ne intende: quello che tiene fuori i tir, tiene dentro la gente, rendendo la fuga più difficile. Per esempio la fuga da un attacco al coltello. E finora, quest’ultimo tipo di terrorismo, è stato il più diffuso in Italia. Per carità, pochissimo se paragonato con altre situazioni Europee, ma tant’è.

In ogni caso, noi in periferia perderemo anche controllo sul territorio, nell’ipotesi che i jersey si accompagnino ad un maggior controllo nelle aree interessate. Esponendo le zone più vulnerabili ancor di più. E dimostrando, laddove ce ne fosse bisogno, che tra Pisapia e Sala c’è una continuità ideologica forte: tutto per la Milano bene, nulla per quella proletaria. E, se non fosse una cosa tragica, potremmo commentare che, come sempre, la Sinistra ama il proletariato. Soprattutto quando può piangere per esso.

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