Per una GIP di Milano, tentare di uccidere un poliziotto non merita il carcere

Milano

Questa è una storia assurda. Così assurda da essere persino offensiva. Il clandestino, finalmente possiamo dirlo, persino per il PD va rimpatriato, che ha accoltellato alle spalle un poliziotto Italiano durante un controllo è stato scarcerato dopo l’interrogatorio del GIP. Motivo? Per la custodia cautelare ci vuole il reato grave, cioè un reato per il quale sia probabile la condanna superiore ai due anni. Tipo il tentato omicidio. Che secondo la GIP qui manca. Lanciarsi con un coltello in mano e colpire in mezzo alle scapole un servitore dello Stato non è un reato grave. Al momento il tizio è ancora trattenuto in Questura. E forse sarà rimpatriato in serata, dice Fiano. Sempre che, ovviamente, il console Ghanese muoia dalla volta di reintrodurre nel proprio paese un tizio che voleva morire per Allah, cosa della quale credo sia lecito dubitare. Se dovessero andare per le lunghe le cose si aprirebbero due strade: un ex CIE o il rilascio. Visto il clamore la seconda pare improbabile, ma non impossibile. I posti non sono moltissimi e la procura potrebbe volerlo trattenere per interrogarlo. Insomma, il rischio di averlo ancora in giro è piuttosto alto. Soprattutto se non si riuscisse ad espellerlo subito e qualcuno di sinistra si svegliasse sostenendo che soffre di problemi mentali e va curato.

Sì, curato. Non è un’ipotesi così assurda. Prima o poi qualcuno proverà pietà per il povero ragazzo Africano perseguitato dal cattivo Stato Italiano. Perché quello che brucia è la valutazione che quel colpo alle spalle non fosse stato sferrato per uccidere. È assurdo, è odioso. È una valutazione ideologica, non giuridica. Neppure Fiano, e parliamo di Fiano, riesce a difendere questa scelta. Figuratevi se proveremo a farlo noi. Ma provate a pensare cosa succederà quando rientrerà nel suo villaggio natio, se tutto andrà bene, questo ragazzo. Cosa racconterà ai giovani che lo idolatreranno per avercela fatta, per aver superato il deserto ed il mare? Dirà che ha fallito, che è un fallito o che ha provato ad immolarsi per Allah e che dopo aver quasi ucciso un poliziotto essere stato liberato? Capisco che giuridicamente queste valutazioni non debbano essere determinanti, ma il concetto di “pericolosità” dovrebbe aggiornarsi. Questo tizio rischia di diventare il maggiore promoter dello Stato Islamico nella sua parte di Ghana. E potremmo dargli torto? Lo abbiamo voluto noi. Noi gliene abbiamo dato la facoltà. Quindi non lamentiamocene, piuttosto domandiamoci, ancora una volta senza risposta, se e come la giustizia possa andare avanti così.

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