Sull’immigrazione occorre dire che Occidente e Islam oggi non sono integrabili

Economia e Politica

Milano 10 Giugno – Il problema della immigrazione oggi è in gran parte il problema della integrabilità tra Islam ed Europa, intesa come territorio e non come Unione di cui, con la Brexit, il Regno Unito non ha inteso più fare parte. Si tratta dunque di identificare e definire i margini della nostra società liberale e stabilire quanto questa debba e possa essere realmente “aperta”.

Di fronte alla massiccia pressione di flussi migratori esterni, come sta avvenendo in Europa oggi, dove l’apertura fa sì che a prevalere sull’integrazione sia la separazione della società, ci si deve chiedere se sia ancora possibile parlare di società aperta. I diritti di cittadinanza dello stato liberale sottraggono l’individuo all’arbitrio perché le leggi si applicano senza distinzioni, al contrario la moltiplicazione dei diritti attribuiti in funzione dell’appartenenza a una minoranza culturale e protetti da leggi ad hoc porta alla frammentazione, alla separazione e reintroduce l’arbitrio.

In altre parole, quando l’immigrato appartiene ad una cultura fideistica o teocratica che non separa lo stato civile dallo stato religioso e assorbe il cittadino nel credente, come è nei paesi islamici, l’integrazione non può avvenire perché sono inintegrabili – l’integrazione avviene tra integrabili – e, pertanto, la cittadinanza eventualmente concessa a immigrati inintegrabili non porta a integrazione ma a disintegrazione, separazione, frammentazione della società liberale.

Vale a dire che non è possibile integrare l’Islam alle società liberali aperte, che esso non è integrabile all’Europa. Si può avere rispetto verso un diverso credo religioso ma, dal punto di vista dello Stato e del potere politico – democratico – l’Islam e l’Europa non hanno lo stesso valore. E non è possibile integrare pacificamente alla nostra società democratica una comunità islamica fedele ad un monoteismo teocratico che non accetta di distinguere il potere politico da quello religioso. L’Islam non è capace né è in grado di evolversi, esso è e rimane un monoteismo teocratico fermo al nostro Medioevo, incompatibile con il monoteismo occidentale (uccidendo e sopprimendo il ritenuto, supposto “infedele”). Le nostre società occidentali liberali ed aperte sono fondate sulla democrazia, cioè sulla sovranità del popolo.

L’Islam si fonda su un’altra sovranità, quella di Allah. Gli islamici pretendono di applicare tale principio nei nostri Paesi occidentali, rendendo i conflitti inevitabili. Si ricordi che non ci sono storicamente mai stati, dal 630 d.C. ad oggi, casi di integrazione di islamici all’interno di società non islamiche. Dunque se l’immigrato che arriva in Europa rifiuta i nostri valori etico politici, non si integra, così come mai si integrerà. Questo è il fenomeno detestabile ed odioso che si palesa nel Regno Unito e in Francia dove le terze generazioni di islamici sono inferocite e incattivite contro chi li ha nutriti e cresciuti. Si confronti e ci si interroghi sul perché i cinesi, o gli ebrei, convivano con le proprie tradizioni e le proprie usanze in Occidente ma i mussulmani no? È necessario che l’Occidente ponga le proprie regole scritte con legge in base a cui (1) o gli islamici accettano la nostra regola politica democratica occidentale della sovranità popolare o (2) o dalla nostra terra devono andarsene. Ci vuole la legge certa e il rispetto della stessa. La legge deve prevedere che chi entra, chiunque sia, deve avere un visto e i documenti regolari, una identità certa e un lavoro da svolgere per mantenersi economicamente in maniera autonoma. I clandestini, quali persone che vivono illegalmente, devono essere espulsi. Chi rimane non può avere diritto di voto altrimenti gli islamici fonderanno un partito politico e, con i loro tassi di natalità, tra meno di dieci anni, avranno la maggioranza assoluta e l’Occidente si troverà a vivere sotto la legge di Allah. Bisogna fare come negli Stati Uniti d’America dove si hanno tutti i diritti in quanto stranieri, ma non il diritto di voto.

Finché i Paesi islamici non divideranno lo Stato dalla “Chiesa” cioè dalla religione, sarà come qui si scrive. E non sarà facile comunque per gli islamici dividere i due ambiti perché l’Islam stesso non lo vuole e predica di sterminare anche chi, tra essi, vorrebbe provare a farlo. Si ricordi infine, e questo vale per le nostre democrazie liberali occidentali, che il rapporto tra governanti e governati è nel senso in cui è lo Stato ad essere al servizio di noi cittadini e non il contrario, e nel senso, anche, che il governo esiste per il popolo, non viceversa. Francesca R. Fantetti (L’Opinione)

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