Ora tocca agli islamici fare pulizia, solo allora le stragi finiranno

Politica

Per far arretrare la cultura del terrorismo va spezzato il legame tra i musulmani e il Califfato. Anche le Brigate Rosse furono sconfitte isolandole in carcere e con la collaborazione del Pci

Milano 6 Giugno – La guerra mondiale non è più a pezzi. È una cascata che invade tutti i continenti. Lo Stato islamico che pare in grave difficoltà (ma sono mesi che si dice che Mosul sia stata liberata e non cade mai) sta praticando un’offensiva su vasta scala nelle Filippine, in Nigeria, in Afghanistan. In Egitto: dimenticavamo l’Egitto. E ancora Manchester, poi Londra.È chiaro, clamorosamente chiaro che l’ideologia assassina dei fondamentalisti islamici non trova alcuna seria opposizione culturale, religiosa, esistenziale in un islam dialogante, che consola i vescovi e i cardinali ma che non ha alcuna forza di fascinazione e di conversione alla non violenza nei giovani fedeli preda dei predicatori di odio.

Letto da questi mistici barbuti, nei suoi versetti sanguinari, il Corano appare luminoso e attraente, mentre gli imam che scrivono lettere ai cattolici e ricevono volentieri gli auguri per il Ramadan dai nostri sindaci, appaiono come custodi di una religione morta.

Allora? Comincio con il solito appello senza nessuna umana speranza di accoglienza. Ma fa riferimento alla nostra storia italiana. Alla sconfitta del nostro terrorismo interno, mai definitivo ma quasi di Brigate rosse e delle formazioni comuniste della loro specie. Fu determinante il lavoro di Carlo Alberto Dalla Chiesa e della sua squadra. Fu nominato Alto Commissario per le carceri. E dotato di leggi speciali. Si sapeva che era dalle prigioni di massima sicurezza che derivava la nostra massima insicurezza. Da lì passavano le strategie, i criminali comuni erano arruolati. E si vinse così. Agendo lì, trasformando quegli ambienti da incubatrici del terrore, nel luogo in cui si terrorizzò il terrore. Non con la truce tortura, ma con l’intelligenza, la separazione, a volte i premi. Anche ora il terrorismo islamico in Europa passa tutto, ma proprio tutto dalle carceri. Si tratta di trasformare le prigioni in casematte della sicurezza. Farne delle Guantanamo per islamici criminali? Non esageriamo. Di certo andrebbe separata con rigore la semenza islamica assassina da chi viene attratto dalla fetente nobiltà del diventare soldati del Califfo.

C’è stato un secondo fattore di resistenza. Il Partito comunista italiano. Aveva covato i brigatisti, appartenevano all’album di Famiglia (Rossana Rossanda lo denunciò). Costoro ereditarono l’ideologia della Volante Rossa, furono coccolati dalle esibizioni delle messe guerrigliere dei gesuiti centroamericani, e poterono rivendicare la continuità con i partigiani, oltre che godere dell’appoggio dei servizi segreti dell’Urss, Ddr e Cecoslovacchia. La violenta opposizione militante del Pci, con delazioni e indicazioni di uomini, donne, ambienti, da parte di alcuni comunisti coraggiosi ebbe un grande peso nel prosciugare il mare di simpatie in cui Franceschini, Moretti, Morucci e gli altri squali rossi nuotavano impuniti.

Ed è qui che tocca un lavoro serio ai leader più o meno riconosciuti dell’islam approdato in Italia. Si espongano. Facciano come osò Guido Rossa, operaio genovese, assassinato come traditore perché fece nomi, indicò simpatizzanti.

Forza, andate in tivù! Parlate a reti unificate in arabo, con sottotitoli in italiano; fate appelli ai pachistani in lingua urdu, non abbiate paura di indicare fratelli, cugini, nipoti. Salverete così anche la loro vita. Gridate come fece papa Wojtyla in Sicilia minacciando in nome di Dio chi usa il nome di Dio per uccidere.

Sarà efficace? Non lo so. Ma intanto sarebbe un segno forte. E magari il proporre una lotta per qualcosa di alto e forte, la condanna solenne e certo pericolosa per la propria gola dei versetti sanguinari del Corano, catturerebbe consensi tra i vostri ragazzi più del Ramadan molliccio e condito di alcol e violenze domestiche e sopraffazione delle donne che di fatto a qualsiasi ragazzo fa schifo, molto più della prospettiva infame ma apparentemente eroica del partecipare a una congiura dove si gioca la vita.
E noi, gente comune? Lo scenario londinese è quello visto e rivisto in questi ultimi anni anzi mesi, giorni, ore. E noi a ripetere le identiche parole sempre più affrante ma forse scontate, accolte giustamente con noia. Le parole forse, ma i fatti per favore no: non è ovvio il sangue di chi è morto e ferito, la pena delle famiglie. Guardiamoli con condivisione, senza chiuderci nell’indifferenza, curando il nostro giardino: anche quello sarà sfondato.

Viene in mente la frase che Gesù ripete due volte nel Vangelo di Pentecoste:«Pace a voi!». Personalmente mi fido di quelle parole e della bocca che le ha pronunciate e che sono la verità della vita di ciascuno e di tutti i popoli.

Questo annuncio che una volta avrebbe scosso i singoli e le moltitudini, trova i popoli dell’Occidente e i leader europei senza nerbo di fede e di gioia, capaci solo di fare i consueti distinguo («la religione è un’altra cosa, Allah non c’entra»). Tranne il Papa, che a volte però appare non abbastanza compreso della malattia che travolge l’islam, l’Occidente non sa trovare parole che valgano la vita, convincano alla speranza. Valori vuoti che suonano fessi. E prevale il sentimento perdente dell’impotenza.

Strategie militari? Più di così, a Londra almeno, è impossibile. Ogni auto è un’arma potenziale. E se vietassero la circolazione di furgoni e camion, ci sarebbero le biciclette, le mani nude. Intelligence? Si tratterebbe di deportare tutti i sospetti. Ma dove finirebbe la nostra civiltà basata sull’habeas corpus, sullo stato di diritto? Cominci dai sospetti amici del Califfo e finisci con gli avversari politici. Di sicuro oggi esiste un’emergenza sui confini: spiace, ma zero islamici nuovi, si creino alternative di accoglienza in Arabia ed Emirati. Comunque, un bel casino.

Di certo una parte decisiva tocca ai profeti disarmati, come chiede il Papa. Beninteso senza rinunciare alla polizia. Come mi disse un giorno il cardinale Hans Urs von Balthasar, senza polizia romana a garantire l’ordine e reprimere i briganti, neanche Gesù avrebbe potuto fare il discorso delle beatitudini sulla montagna.

Passerà questa lunga nottata? «Pace a voi», ma quando?

Renato Farina (Libero)

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