Milano, Assolombarda: su capannoni e uffici, le tasse più alte

Milano

Milano 5 Aprile – La pressione fiscale su uffici e capannoni non cala, dice Assolombarda che ha presentato il suo quinto Rapporto sulla fiscalità locale: un’indagine a tappeto che analizza le imposte applicate dai comuni alle attività produttive. L’associazione confindustriale di Via Pantano quest’anno ha coinvolto nella ricerca, per la prima volta, 250 comuni (sulle aree della città metropolitana di Milano più i territori di Lodi, Monza e Brianza) e ha anche inaugurato un portale interattivo, accessibile a tutti, dove è possibile confrontare le risposte (www.assolombarda.it/fiscalita-locale). Nel 2016, dice l’indagine, gli importi pagati da un’impresa localizzata nei territori mappati sono nel complesso rimasti uguali a quelli pagati nel 2015 e l’effetto «flat» vale sia per i capannoni sia per gli uffici. Una frenata significativa visto che negli ultimi cinque anni, nelle zone considerate, la pressione fiscale sugli uffici nelle zone è aumentata del 9,1% — hanno pagato, in media, quasi 646 euro in più — e quella sui capannoni industriali è salita del 9,6%: incremento pari, secondo Assolombarda, a un esborso aggiuntivo di 3.500 euro.

Il primato meneghino

Milano è al primo posto per carico fiscale complessivo sulle imprese, rileva il Rapporto sulla fiscalità locale che ha messo a confronto per il periodo 2012-2016 le imposte sugli immobili d’impresa ( Imu, Tasi, Tari, gli oneri di urbanizzazione) e l’addizionale Irpef, con grafici e mappe. Seguono Sesto San Giovanni, Paullo, Rozzano e Bollate. A Milano le tasse superano, in media, i 16 mila euro l’anno per gli uffici e i 61 mila euro per i capannoni. Le imposte più basse sono invece a Castelnuovo Bocca d’Adda, Cornovecchio, Cavacurta, Orio Litta e Montanaso Lombardo.

Tari in controtendenza

In generale, Imu e Tasi restano stabili rispetto al 2015 con un’aliquota media rispettivamente dello 0,95% e dello 0,07%. Risultato dovuto alla Legge di stabilità 2016 che ha bloccato l’aumento delle aliquote, dice un comunicato. Ma «nessuna amministrazione è intervenuta per rivedere queste aliquote al ribasso», lamenta Assolombarda, sottolineando che nel 2012-2016 Imu e Tasi sono aumentate nel complesso dell’11,3% per gli uffici e del 22% per i capannoni. Fa eccezione la Tari, unica imposta a calare: -0,5% in un anno per gli uffici e -0,5% per gli edifici industriali. Per i primi, la tassa sui rifiuti è addirittura scesa del 13,5% nei cinque anni (ma i secondi «hanno pagato nel 2012-2016 il 2,7% in più», dice una nota). Quasi tutti i comuni nel 2016 hanno poi confermato le aliquote del 2015 sull’addizionale Irpef (tranne Cinisello che l’ha tagliata dallo 0,8% allo 0,75%).

La proposta di Bonomi

Carlo Bonomi, vicepresidente di Assolombarda

«Dobbiamo rendere il nostro territorio più attrattivo — ha commentato Carlo Bonomi, vicepresidente di Assolombarda Confindustria Milano Monza e Brianza con delega su credito e finanza, fisco, organizzazione e sviluppo — . Milano ha i numeri per competere su scala globale, lo dimostrano le diverse partite che la vedono candidata a ospitare la comunità finanziaria in uscita da Londra e l’Agenzia Europea del Farmaco. Ora occorre un lavoro di squadra per farle fare un ulteriore salto di qualità». Secondo Bonomi è necessario un impegno di tutte le amministrazioni locali: «Siamo consapevoli della crisi che stanno vivendo in termini di risorse e trasferimenti — ha detto —, ma chiediamo loro di dare un segnale di fiducia verso il futuro per attrarre imprese e investimenti». Come? Quattro i passi: «Abbassare la pressione fiscale — dice il vicepresidente dell’associazione imprenditoriale — e poi semplificare la burocrazia; completare le trasformazioni urbanistiche nelle aree strategiche della città; e potenziare le infrastrutture e le reti digitali, per aumentare le connessioni con le altre aree metropolitane e valorizzare la proiezione internazionale di Milano». Obiettivo: «Attrarre nuovi talenti». (Corriere Milano)

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