La grande ipocrisia del testamento biologico

Politica

Milano 28 Febbraio – Dj Fabo è morto, e si spera possa riposare in pace. Di sicuro i vivi non hanno questo privilegio. Ciclicamente, infatti, sull’onda dell’emotività, qualcuno rilancia la grande crociata per il fine vita e tocca sorbirsi le grandi lezioni di bioetica al bar. Però, va detto, mai come oggi il tema non è minimamente compreso dalla grande maggioranza della gente. I due precedenti a questo caso, Welby ed Eluana Englaro, erano profondamente diversi. Il primo è stata la morte di fame e sete di una ragazza in coma. Il secondo, la rimozione della ventilazione artificiale ad un uomo sedato. Ovvero due atti di sospensione delle cure, secondo la vulgata. Io dissento, ma capisco che ve ne importi poco. In ogni caso si è trattato di interventi “negativi”: si è tolto qualcosa che consentiva di restare in vita. Dj Fabo è stato, diciamolo chiaramente, avvelenato. Non è, esattamente, la stessa cosa. Ora, al di là dei giudizi etici, questo ha conseguenze pratiche: se domani, magicamente, venisse approvato il disegno di legge sul testamento biologico il prossimo Dj Fabo dovrebbe, in ogni caso, andare in Svizzera a morire. E qui parte il cortocircuito della comunicazione Radicale. In sostanza: vorrebbero l’approvazione di qualcosa, questo qualcosa è l’eutanasia. Ma l’eutanasia, ha alcuni problemi. I primi due sono Belgio ed Olanda. Due paesi dove, dai 68 casi del 2001 siamo passati ai 15 mila dell’anno scorso. E quello che ha contribuito a questa valanga di morti sono, seppur in minima parte, i casi di soppressione di bambini, malati di depressione e di altre decine di casi controversi. Una battaglia frontale sul tema era troppo rischiosa ed i Radicali hanno esperienza. Così hanno ripiegato sul cavallo di troia del testamento biologico. Ovvero, far dire, in anticipo al malato cosa vorrà che gli sia fatto o non fatto, qualora non potesse più dirlo. Il che, come vedete, con Dj Fabo, non c’entra nulla. Lui è rimasto lucido fino alla fine, quindi il testamento era inapplicabile. Quello che voleva lui era, chiaramente, la sola eutanasia. Ma non l’eutanasia che i figli morali di Pannella hanno sempre sostenuto pubblicamente, quella del malato terminale. Dj Fabo non era un malato terminale. Era uno che soffriva, senza dubbio, ma non era un malato terminale. Era un malato, punto. Quindi nemmeno la proposta più ampia, con l’eccesso di palliativi che porta alla morte il malato terminale basta più. Ci vogliono proprio le stanze della morte.

Va, poi, detto che manca davvero pochissimo perché si arrivi alla situazione Belga/Olandese, in cui qualunque depresso che non abbia la forza di avvelenarsi da solo potrà chiedere allo Stato di farlo. Solo che, tutto questo, non si trova nella proposta che ha maggiori chance di passare il vaglio della Camera. Non oggi, per lo meno, non qui e non con questo Parlamento. Quindi? Quindi l’obiettivo è mutato, ma il rischio che non portino a casa nulla è altissimo. A volte, a tentar di prendere le stelle, si prende solo del gran freddo.

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