Statisticamente Milano tra vent’anni: poca crescita, pochi giovani e 150mila immigrati in più

Milano

Milano 20 Novembre – Nel 2035 Milano sarà una città che cresce poco e invecchia rapidamente, con l’immissione, inoltre, di 150mila immigrati. Paola D’Amico sul Corriere riporta l’analisi e l’interpretazione dei dati statistici del servizio StatisticoNella  operate dal demografo Carlo Blangiardo. Ne proponiamo l’articolo: “Cambia lo skyline della città non la sua propensione ad invecchiare e ad avere pochi abitanti. La lettura dei dati statistici, secondo Gian Carlo Blangiardo, demografo dell’Università Bicocca, mostra la metropoli del 2035 con appena duecentomila residenti in più rispetto ad oggi. Tra vent’anni Milano potrebbe toccare quota un milione e mezzo di abitanti. Ben lontana dal milione e settecentomila degli anni Settanta. E, in contrapposizione con quando è emerso da altre recenti ricerche, non stanno crescendo i giovani.

Il contributo alla crescita arriverà per tre quarti dagli immigrati. Il trend indica un aumento da 266 mila a 415 mila residenti: circa 150mila in più. I quali però, stando sempre ai dati statistici del Comune, alla base dell’ analisi controcorrente del demografo, «come gli italiani fanno meno figli». Se nel 2002 si sono registrati circa duemila nuovi nati tra gli immigrati e in due lustri questa cifra è quasi raddoppiata, «dal 2012 il tetto dei 3.800 nati anno non è più stato superato».

Lo studio articolato è stato presentato durante la Commissione Speciale Piano Integrato Politiche Familiari, presieduta da Roberta Osculati (Pd) e Matteo Forte (Milano popolare). Una commissione a termine, è stato spiegato, costituita «per studiare la realtà di Milano ed arrivare ad un documento da portare in Consiglio comunale alla fine del 2017 con gli indirizzi per le nuove politiche familiari». Il piano di lavori è a ritmo forzato. Entro marzo la commissione «rileggerà le politiche per le famiglie attuate fino ad oggi, poi saranno ascoltati gli assessori alla Casa, al Welfare, alla Scuola, al Bilancio». Entro l’estate sarà elaborato un documento d’indirizzo.

La mole di dati statistici mette in luce una «stranezza» tutta milanese. Il professor Blangiardo ha spiegato che confrontando, anno per anno, il numero dei residenti nati in città e tuttora abitanti, c’è un grande vuoto che coincide con la generazione dei bambini nati negli anni Sessanta, che oggi hanno tra i 50 e i 55 anni. «I figli del baby boom diventati grandi hanno dovuto lasciare la metropoli per mettere su famiglia. I giovani del baby boom sono stati espulsi dalla città, ce li siamo persi». E quel vuoto non è stato colmato.

Milano, dove già si contano 18.821 ultranovantenni e 620 ultracentenari, invecchia. In quarant’anni molto è cambiato: gli under 30 si sono dimezzati, mentre gli over 65 sono cresciuti in modo esponenziale. E occorre prepararsi a quando, «ci sarà l’onda di piena, cioè arriveranno alla terza età i cinquantenni di oggi». Il demografo si è anche domandato «dove sono i trentamila giovani in più di cui s’è parlato? Io ne conto 1.400 in meno. Il Comune ha un settore Statistica, dove ci sono documenti e atti preziosi».

Più numerose in numeri assoluti (da 674mila a 750 mila), ma assolutamente smilze. «Illudersi che l’immigrazione sia la soluzione alla denatalità vuole dire fare gli struzzi», ha concluso Blangiardo suggerendo un ingrediente per un pacchetto d’aiuto alla famiglia: «Ragioniamo in termini di azioni demografiche sempre solo pensando alla povertà e all’esclusione sociale. Ma le politiche demografiche non si possono limitare all’assistenzialismo, perché così dimentichiamo il ceto medio. Fare figli non può essere considerato un lusso».

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