Gestivano illecitamente fanghi destinati ai terreni agricoli, arrestate 6 persone

Lombardia

Colpiti i vertici della “C.R.E. – Centro Ricerche Ecologiche s.p.a”

Milano 13 Luglio – Dalle prime ore di ieri mattina, a conclusione di una articolata e complessa attività d’indagine svolta dalla Polizia Provinciale di Lodi, i Carabinieri del Gruppo per la Tutela dell’Ambiente di Milano, hanno dato esecuzione a 6 ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari, oltre a numerose perquisizioni e sequestro di beni, emesse dal G.I.P. di Milano a carico appartenenti a strutturata organizzazione criminale facente capo ad imprenditori operanti nel campo del trattamento e recupero rifiuti che, unitamente ad alcune aziende di trasporto ed agricole compiacenti, attraverso vari meccanismi smaltivano illecitamente mediante spandimento al suolo ingenti quantità di fanghi da depurazione – quelle accertate corrispondo a circa 110.000 tonnellate nel periodo di attività 2012-2015 – in numerosi comuni ubicati prevalentemente nelle provincie di Lodi, Cremona e Pavia.

Arrestati con l’accusa di traffico illecito di rifiuti R.E.V., Amministratore Unico della “C.R.E. S.p.A.” e A.C., A.F., M.B., G.V. e G.T. , tutti dipendenti della medesima società. Complessivamente sono 11 le persone che risultano coinvolte ed indagate a vario titolo nel corso delle indagini.

Grazie all’analisi incrociata di quanto emerso dalle attività tecniche e dai servizi di osservazione e pedinamento posti in essere da personale della Polizia Provinciale di Lodi e dai Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Milano, oltre che dagli atti acquisiti in occasione delle numerose perquisizioni, sono stati accertati innumerevoli episodi di gestione illecita (quantomeno 400 operazioni di illecito spandimento) di rifiuti operata della “C.R.E. S.p.A.” relativamente ai fanghi da depurazione ritirati e gestititi dalla stessa, che hanno generato un considerevole traffico illecito di rifiuti con i conseguenti profitti fraudolenti per la società.

L’indagine ha avuto avvio nel febbraio 2011 grazie ad una serie di segnalazioni di cittadini, indirizzate all’epoca alla Polizia Provinciale di Lodi, riguardanti delle esalazioni maleodoranti provocate dalle operazioni di spandimento su terreni agricoli di fanghi biologici stabilizzati e igienizzati.

I primi accertamenti hanno immediatamente consentito di verificare che gli stessi provenivano dallo stabilimento di Maccastorna (LO) di proprietà della C.R.E. S.p.a., società regolarmente autorizzata a ricevere fanghi biologici – costituiti da frazioni solide di varia natura, cosiddetta sostanza secca – derivanti dalla depurazione di acque reflue urbane (provenienti prevalentemente da depuratori comunali) e industriali, effettuare un trattamento mediante operazioni di igienizzazione e stabilizzazione e successivamente recuperare i fanghi mediante spandimento su terreni agricoli, già ben nota agli investigatori in quanto oggetto di numerosi deferimenti all’Autorità Giudiziaria per l’illecito utilizzo in agricoltura dei fanghi, soprattutto in ordine ad una eccessiva carica batterica, alle molestie olfattive, al mancato rispetto delle distanze dalle abitazioni, all’utilizzo di veicoli o vettori non iscritti all’albo dei trasportatori rifiuti.

Effettuati dunque alcuni controlli “a campione” presso i terreni interessati dallo spandimento dei fanghi, ed appurate le prime anomalie, soprattutto in materia di eccedenza dei carichi diretti ai terreni per lo spandimento, l’attività di indagine – svolta con l’ausilio di intercettazioni telefoniche – ha evidenziato come i vertici della C.R.E. S.p.A., in concorso con gli altri soggetti coinvolti nella gestione del rifiuto (trasportatori e talune aziende agricole riceventi i fanghi) abbiano esercitato negli impianti di Maccastorna e di Lomello, nel periodo compreso tra il febbraio 2011 e marzo 2015, continuative operazioni di recupero di ingenti quantità di fanghi in maniera illecita, in quanto oltre i limiti previsti dalla determina provinciale che impone prescrizioni e condizioni volte a garantire un corretto svolgimento delle operazioni autorizzate.

Il modus operandi utilizzato era infatti ormai ben consolidato secondo le seguenti fasi:

  • scorretto tracciamento del rifiuto, mediante false indicazioni sui formulari dei pesi e delle caratteristiche dello stesso (percentuale di sostanza secca non rispondenti al vero) e uso dello stesso formulario per più trasporti;
  • false comunicazioni di dati alle autorità preposte al rilascio dell’autorizzazione per l’utilizzo agronomico dei fanghi;
  • mancato rispetto di procedure e condizioni previste per ottenere o conservare la c.d. certificazione ISO 14001.2004,
  • falsificazioni delle analisi dei terreni;
  • falsificazione delle analisi dei fanghi;
  • omessa attività di “recupero” intesa come trattamento di “miscelazione” e/o “condizionamento” con ossido di calce di alcune partite di fanghi in ingresso non precedentemente stabilizzati e/o non igienizzati .
  • irregolarità nelle operazioni di trasporto, caricando i mezzi utilizzati per il trasporto oltre i limiti imposti dalla carta di circolazione al fine di aumentare la quantità di fanghi lavorati e ridurre i viaggi per percorrere il tragitto impianto-appezzamento (a tal proposito tutti i controlli su strada svolti hanno consentito di riscontrare irregolarità sui quantitativi trasportati).

Ai fini della massimizzazione dei profitti,  dunque, la C.R.E. S.p.A., mediante le condotte illecite descritte ha superato le quantità di fanghi autorizzate, aggirando  fattori quali la scarsità e il basso fattore di spandimento dei terreni disponibili e l’alto contenuto di sostanza secca dei fanghi recuperati. E’ riuscita poi, sempre illecitamente, a risparmiare sui costi di trattamento/condizionamento e trasporto del rifiuto, questo alla luce di due importanti fattori che possono limitare l’attività di recupero nel suo complesso: la quantità e la qualità  di appezzamenti disponibili (intesa come capacità di ricevere più o meno fanghi in base al c.d. fattore di spandimento) e il contenuto di sostanza secca dei fanghi (genericamente la loro densità/concentrazione). Il primo fattore, infatti, obbliga l’impianto ad approvvigionarsi solo delle quantità che potrà poi spandere a seconda degli ettari di terreno disponibili (limite in ingresso), mentre il secondo può ridurre la quantità di fanghi in uscita, poiché ogni appezzamento ha un proprio fattore di spandimento che limita la quantità di sostanza secca (la parte più solida) utilizzabile (quindi, il fango “tal quale” nel suo insieme). Le omissioni in materia di analisi e di trattamenti di recupero, inoltre, hanno completato il disegno criminale, comportando quale effetto ultimo lo spandimento sui terreni agricoli di fanghi sostanzialmente privi di qualsivoglia trattamento.

Le attività illecite descritte hanno così consentito, nell’arco temporale che ha riguardato le attività di indagine, alla C.R.E. S.p.A. di realizzare un ingiusto profitto pari a circa 4.500.000 euro.

Nel corso delle attività svoltesi ieri, si è inoltre proceduto al sequestro degli impianti di trattamento rifiuti  – del valore stimato in circa 5.000.000 di euro – riconducibili alla società “C.R.E. S.p.A.” di Maccastorna (LO), Meleti (LO) e Lomello (PV), per i quali la Procura della Repubblica di Milano ha disposto la conseguente messa in sicurezza sanitaria mediante smaltimento a norma di legge dei fanghi attualmente ivi stoccati, che avverrà sotto stretta vigilanza dei Carabinieri del N.O.E. di Milano.

Gli arrestati, al termine delle formalità di rito, sono stati tradotti presso le proprie abitazioni, con il divieto di comunicare con l’esterno.

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