I profughi? Mandateli a casa di Majorino

Economia e Politica Milano

Milano 4 Luglio – Su Milanotoday, nel raccontare la vicenda dei 1200 profughi, o presunti tali, in arrivo a Milano, si accusa il centro destra di saper dire solo di no. Ovvero, noi cattivoni non abbiamo un piano alternativo di collocamento. In effetti è proprio curioso: possibile che chi considera illegittima la loro presenza non sappia dove metterli? È assurdo lo devo riconoscere. So che in molti di voi avranno già proposto di rimandarli da dove provengono, visto che difficilmente i Siriani arrivano in Libia, con un curioso tragitto Isis to Isis, da Damasco a Tripoli. Ma su Milano Today certe finezze non fanno presa, quindi vogliamo venire incontro alle loro capacità dialettiche suggerendo ben dieci possibili location per l’accoglienza.

  1. Un evergreen, Palazzo Marino. Posto che è indiscutibile che Sala sia un grande manager, sarà perfettamente in grado di lavorare mentre attorno a lui dei ciabattanti ospiti ammazzano il tempo, chattano su facebook ed eventualmente chiamano casa. Magari qualche volta risponde lui al telefono, oppure, chessò si rende utile dando un paio di lezioni di contabilità creativa.
  2. Piazza Leonardo Da Vinci. Come ci ricorda il recentemente nominato assessore alla felicità, le minuscole sono volute, il Municipio 3, o meglio la parte di Città Studi, ha contribuito nettamente alla vittoria di Sala. Beh, cosa c’è di meglio che festeggiarla con una botta di meticciato? Aumenterebbe fortemente il livello di felicità, no? E magari responsabilizzerebbe un attimino su cosa succeda quando si prende in mano una copiativa e si fa i progressisti con gli spazi della periferia.
  3. Piazza Castello. Anche il Centro Storico ha contribuito a dare una spallata al deleterio Parisi, quindi credo sia giusto che non vengano privati della gioia dell’accoglienza. Saremmo degli egoisti se li tenessimo lontani dai loro fratelli migranti.
  4. Piazza della Scala. Il Salotto della Milano Perbene è il teatro naturale perfetto per rendere aperta mentalmente, civicamente e costituzionalmente la città. Inoltre è da sempre esclusa dai movimenti culturali che hanno reso intere aree della città, come via Padova, il meglio di Milano. Ma noi della periferia non siamo vendicativi e siamo pronti a condividere queste piccole gioie.
  5. Campi Rom. Cosa c’è di più commovente di far incontrare due culture così ricche, due mondi così intriganti e due comunità così diverse, una molto compatta ed una che si forma adesso, come quelle Rom e quelle dei migranti? Io non riesco proprio a pensare a nulla di più bello. E sono certo che nessuno di loro sarà così chiuso e razzista da suggerire che verrebbe fuori un pieno. I Rom non sono mica come li dipingete voi!
  6. La Torre Velasca. Sì, beh, con i Centri Sociali l’altra volta non è andata benissimo, ma stavolta si può rimediare. Forza ragazzi, meno grattaceli e più migranti per tutti!
  7. Il Macao. Il Macao è una bellissima realtà che sono sicuro emozionerà anche i nostri fratelli della sponda sud, che si godranno la musica fino all’alba, si mischieranno nell’unica realtà viva della zona e mostreranno quanto tolleranti, aperte e naturalmente non impositive siano le culture, tipo quella Islamica, che stanno arrivando in Italia. Sappiate che alla prima serata arcobaleno con i profughi io mi prenoto un biglietto, sarà un evento da non perdere.
  8. Siamo sul podio. Medaglia di Bronzo per il Leoncavallo. Il Leonka deve essere legalizzato, ha detto il diversamente sub comandante Sala. E quale migliore legalizzazione di trasformarlo in un centro profughi, con un atto di sacrificio eroico dei compagni che umilierebbero, così, l’egoismo fascioleghista imperante. Anzi, sono sorpreso che non ci abbiano già pensato loro!
  9. Via Vercelli. Citofonare Pisapia. Per evitargli una pensione triste e sola cosa c’è di meglio di una decina di profughi in casa sua, come esempio fulgido e resistente, partigiana e militante di microaccoglienza?
  10. Milano Sud, citofonare Majorino. Nel 2005 uscì il suo primo libro “Dopo il tuono arrivano gli abeti”. Oggi potrebbe godersi la scrittura del sequel “Dopo lo sbarco arrivano i fratelli immigrati”. Potranno aiutarlo a tirare su suo figlio lontano dagli stereotipi razzisti e di destra, farebbero compagnia alla compagna e coccolerebbero il gatto. Ancora una volta, sono stupito che se ne sia privato sinora.

Cari colleghi di Milano Today, sono certo che adesso ammetterete che siamo gente propositiva.

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