Il Bacio della Morte di Renzi

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Milano 22 Giugno – Ieri, su La Repubblica, è stato pubblicato un interessantissimo articolo che verteva suppergiù sulla seguente tesi: scansando Renzi e buttandosi a sinistra Sala ha vinto. Apperò. Scansando Renzi? Siamo già a questo livello, chiamato familiarmente tra gli analisti s? No, perché io ero rimasto a quando riusciva a far miracoli. Al 40% del 2014. All’en plein alle Regionali del 2015, da cui si son salvate solo Veneto e Liguria. Oggi siamo al disastro. Dall’Alleluja al Crucifige, come in perfetta tradizione Italiana. D’altronde sono cose che succedono se continui, pervicacemente, a mentire sullo stato di salute dell’economia e se smetti di fare cose utili per concentrarti su provvedimenti inutili e divisivi. E più in generale c’è una legge bronzea nella politica Italiana. Non si ammettono vincenti. Si tollerano i vincitori, si ammirano i perdenti e si idolatra chi ha, coerentemente e senza scarti, perso qualsiasi cosa in vita sua. Pannella è così amato solo perché le leggi su aborto e divorzio non le ha realmente fatte lui. Le ha proposte e ci è saltato su, ma sono di altri. E gli Italiani adorano chi sa saltare sui carri dei vincitori, perché dimostra due doti molto importanti: la disponibilità a cambiare costantemente padrone e l’indisponibilità a diventarlo egli stesso. Renzi, invece, ha dimostrato il cinismo e la spietatezza che Machiavelli individuava come caratteristiche principali di un principe. Quindi, necessariamente, andava fermato. La Riforma Costituzionale ad Ottobre sarà la prossima vittima, l’ultima vittoria che gli è stata concessa è stata quella sui referendum. Il problema è che ormai la maggioranza del Paese è apatica. È convinta che nulla cambierà che nessuno potrà farci nulla. In cuor loro, sentono che la fine è vicina e preferiscono chiamarsene fuori. E questo, per un innovatore, per un rivoluzionario, è il peggiore, il più tragico ed il meno accettabile dei destini. Renzi si è arenato su se stesso, sul proprio successo, sulle proprie battaglie, sui propri successi. E se è stato abbastanza forte da andare avanti, quelli attorno a lui sono caduti come mosche. Napoli, Roma e Torino hanno dimostrato che il PD genera troppo odio attorno a sé per poter reggere un doppio turno. Milano, invece, ha dimostrato che quando la folla ha sete di sangue o proponi Barabba o si tira una moneta per decidere chi vince. Questo è il problema. Renzi sta facendo, sistematicamente, vincere Barabba. E Barabba non era un costruttore, non era un governante e non ha portato nulla al popolo Ebraico. Sala si è salvato dall’aura di Renzi, Fassino no. Merola ha rischiato, Giachetti è stato spianato.

In generale, la Toscana felice è diventata un cimitero a cielo aperto, l’Emilia ha retto perchè Renzi non ci ha messo piede. Il Friuli della Serracchiani è perso. Certo, c’è Varese, ma si è persa Savona e Novara. Caserta l’hanno vinta, ma a Benevento hanno scelto Mastella. Mastella. L’usato sicuro per antonomasia. Non si crede più nella rivoluzione di Renzi, nelle secche dell’astensionismo, solo una palingenesi crudele e violenta, che faccia scorrere sangue e sputi, smuove gli elettori. Il centro non elegge più nessuno. Ha perso il suo riferimento culturale Vaticano, ha perso l’ultima battaglia sui matrimoni gay. Ha perso di senso. E Renzi ormai ce lo siamo giocati. Che vinca o perda il Referendum, quella battaglia la combatterà un tizio con la sua faccia ed il suo nome, ma non con lo spirito con cui aprì la Leopolda. Questo paese ti riduce così. Assorbe il tuo entusiasmo e ti restituisce dati di fatto agghiaccianti. Addio Matteo, con te se ne parte la primavera.

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