Sicurezza, Parisi: “Milano vulnerabile per assenza Comune”. Granelli: “Irresponsabili allarmismi”

Milano

Milano 27 Marzo – Poche parole sono bastate per riaccendere la polemica politica nel clima elettorale che già si respira a Milano. Il tema è quello della Sicurezza, attualissimo in questi giorni dopo gli attentati di Bruxelles, ma che i milanesi hanno avuto ben presente negli ultimi cinque anni, grazie al buonismo dell’amministrazione Pisapia.

Stefano Parisi, in diretta televisiva, ha commentato la situazione sicurezza a Milano e in Italia: “C’e’ un sistema di controlli di prevenzione inefficiente. Penso che rispetto al problema che incombe oggi in Europa la vulnerabilita’ delle nostre citta’ sia molto elevata”. “Penso ci sia una sottovalutazione del tema della sicurezza, tranne quando c’e’ un attentato, quando tutti se ne occupano. Poi tutto torna come prima. Succede negli aeroporti, nelle stazioni: i controlli si fanno nei giorni successivi agli attentati, mai prima”. Ad esempio “vado spesso in Israele, e i sistemi di controllo per un Paese sottoposto a pressioni fortissime sono molto più elevati”. Dunque “penso ci sia un tema di vulnerabilità. E un fatto storico in Italia”, ha detto, facendo l’esempio che “in Italia il controllo della carta d’identita’ e fatto a vista, in qualsiasi altro Paese c’e’ la registrazione”.

Il candidato sindaco ha poi rincarato la dose: “A Milano c’e’ stata evidentemente una totale disattenzione rispetto a questi temi” e serve “un approccio diverso non solo a livello cittadino ma nazionale” perche’ “in Italia abbiamo il rischio terrorismo da 15 anni e il fatto che ci si dimentichi, se non dopo un attentato, è un problema grave. Abbiamo bisogno di polso fermo sul tema dell’immigrazione”. Per Parisi “bisogna togliere il rischio che in alcune aree l’immigrazione irregolare prenda piede tanto da diventare come Molenbeek” e come “negli Stati Uniti, dove il 75 per cento delle denunce sul terrorismo viene da musulmani, bisogna riuscire ad avere le informazioni necessarie”. Per Parisi “ci sono due temi: il rispetto delle regole da parte di chi viene a Milano e un presidio del territorio piu’ efficace di quello che abbiamo. C’e’ una sensazione di paura a Milano per la microcriminalità'” e “la giunta uscente sicuramente non ha fatto nulla da questo punto di vista, ma soprattutto abbiamo bisogno di un controllo del territorio più efficace, fatto da uomini e tecnologie”.

 “Io sono favorevole alle moschee se consentono il controllo di chi c’e’ all’interno, se i sermoni vengono fatti in italiano” e con “norme nazionali che definiscano la possibilità di selezionare chi promuove questo tipo di investimenti. Cosi’ si controlla meglio una moschea che non uno scantinato”. Lo ha detto il candidato sindaco del centrodestra Stefano Parisi, a Coffee Break su La7. Sulla realizzazione di nuove moschee, per Parisi “serve una legge nazionale, altrimenti poi ogni citta’ e ogni regione si fa le sue, i suoi bandi”. A Milano, ha detto “si e’ fatto un bando e uno e’ stato vinto da una organizzazione che in Europa e’ nella black list, probabilmente prende finanziamenti da Stati che stanno finanziando il terrorismo. E’ vero che e’ meglio che i musulmani non preghino negli scantinati per motivi di sicurezza, ma credo siano molto importanti i criteri con cui vengono scelti i soggetti promotori”. Quanto alla legge regionale bocciata dalla Consulta “la Regione non poteva fare altro, perché e’ una legge urbanistica, ed e’ evidente che una legge urbanistica poco incide sul tema della sicurezza. E probabilmente era anche fragile dal punto di vista giuridico”. Interpellato se pensa che la Lega concordi con quanto da lui detto “la Lega penso sia d’accordo sul fatto che la liberta’ di culto e’ un fatto molto importante, che deve essere garantita la sicurezza, e che deve essere garantita da norme nazionali che definiscano la possibilità di selezionare chi promuove questo tipo di investimenti”.

Colto nel vivo, ha riposto all’accusa il diretto interessato, l’assessore alla Sicurezza Marco Granelli:”Parisi vuole gettare nella paura la nostra città. Io credo molto di più nell’intelligenza dei cittadini. Milano in questi ultimi anni ha dimostrato di saper gestire eventi internazionali in una situazione di rischio terrorismo, dando una grande prova di organizzazione e capacità di far vivere la città, organizzando le modalità perché ci fosse sicurezza. E il riconoscimento per il successo di questi eventi sono arrivati da tutto il mondo”.

“Certo, nessuno può chiamarsi fuori dal rischio – ha concluso l’assessore – ed è per questo che ogni settimana in Prefettura aggiorniamo i piani: abbiamo aggiunto al presidio degli uomini e delle donne delle Forze di Polizia e di sicurezza anche la tecnologia: come Comune abbiamo raddoppiato le telecamere e le abbiamo connesse con le forze di Polizia, anche quelle di ATM che sorvegliano la metropolitana e il trasporto di superficie. Da un candidato Sindaco mi aspetto maggiore responsabilità quando parla del rischio terrorismo in città: su questi temi non si può scherzare”.

La risposta della sinistra a questi allarmi è sempre la stessa: negare che esistano pericoli, negare che ci siano problemi in periferia, e additare tutti quelli che sollevano dubbi o critiche in merito come allarmisti, xenofobi e strumentali. Parisi risponde con concretezza, dati, tecnologia e soprattutto onestà. Dopo cinque anni di ideologia, sermoni buonisti, e immobilità, siamo costretti a stupirci delle polemiche sulla normalità delle parole del candidato sindaco del centrodestra, Stefano Parisi.

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