Doromizu, un viaggio iniziatico dove nasce il sole

Cultura e spettacolo

Milano 26 Febbraio – Quando si ama un paese e vi si trasferisce, ci si rende subito conto che tra noi ed il mondo fuori esiste un muro. È una situazione straziante, perchè l’amore che si prova è frenato, ostacolato. Da questo punto parte il libro. Cosa succede quando si decide di rompere il mondo che circonda e protegge il nostro Io? Doromizu, romanzo d’esordio di Mario Vattani (Mondadori, Strade Blu € 17 http://www.librimondadori.it/libri/doromizu-acqua-torbida-mario-vattani), è anche questo. Un profondo, mistico, viaggio iniziatico che passa per acque stagnati e limacciose. Il nome del Romanzo, oltre che bordello, vuol dire appunto acque torbide. Ed è, mi sia consentito, un Romanzo di Formazione, o  Bildungsroman, che non è solo diacronico, ovvero non segue solo le esperienze di vita di Alex, il protagonista, Europeo, viveur, amatore seriale ed infine esule da un Patria che amava davvero perchè ad essa tutto aveva sacrificato, ma è, anche,  un viaggio nello spazio. Si entra in un cultura che troppo spesso ci è arrivata distorta e corrotta dalle steesse forze che la stanno erodendo dall’interno.doromizu libro

Il momento cruciale, come in ogni viaggio di questo genere, è l’iniziazione. L’iniziazione prevede una morte, un passaggio di acque ed un momento di illuminazione. La stella che si vede dal fondo dell’abisso. Vederla non significa sempre, però, l’ascensione. Questo è forse il punto più interessante del libro. Ci aspettiamo, quasi pretendiamo, che il percorso dell’iniziato finisca bene. Che porti all’ascensione. Che al sacrificio corrisponda una liberazione. Che alla fine dell’Io inizi qualcosa di più grande. Doromizu disillude il lettore. Solo il sacrificio è reale. Solo il ventre torbido della Madre Oscura è reale. Ma nei Cieli manca la figura del Padre. Per cui c’è la carnalità, ma manca la giustizia. C’è la passione, ma manca l’onore. Ci sono le radici, ma manca l’ascensione. L’Imperatore non è più un Dio e il Giappone è diventata terra di sterile burocrazia.

La terra del sogno, la terra a cui Alex è così spasmodicamente attaccato, quando gli si rivela del tutto mostra un volto che nemmeno lui si aspetta. E così la storia, iniziata con un delitto, finirà con l’esilio. È, dopotutto, il triste destino dell’eroe. Chi ha visto, chi ha conosciuto, chi davvero ha camminato il sentiero dell’illuminazione, dopo, alla fine, non potrà riposare tra chi è rimasto immobile. Chi ha sognato non potrà più comunicare con chi ha rinunciato al sogno. Il Romanzo rende ancora più evidente questo tratto con l’uso ossessivo, sincopato, dell’eterno presente. La storia non è temporalmente collocata, perchè parla di argomenti avulsi dal tempo. Le pietre miliari con cui si identifica la fisionomia della narrazione sono i segni della decadenza. Morale, culturale. E quelli del viaggio iniziatico. Nascosti, mai sfacciati. Là da vedere per chi sa dove cercare.

Lo stile è unico. Rapisce il lettore. Fa stridere l’attrito dei registri, in superficie leggero, ma in cui ogni dettaglio, ogni parola, ogni omissione, scavano livelli su livelli. Ed il più grande rimpianto, almeno per chi scrive, è saperne così poco sul mondo Giapponese da non capire tutte le sfumature nascoste nei nomi e nei luoghi. Il successo del libro si capisce appieno quando, domandosi cosa ci si stia perdendo, ci si scopra a chiedersi a cosa si sarebbe disposti a perdere per scoprirlo. Non è un libro di svago. Ed alla fine, quasi per caso, si sente, si intravede, forse, l’anima dell’autore. Un’anima che ormai non si può più toccare perchè appartiene ad un mondo che ci è precluso.

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