Volevo solo una sala al Trotter

Milano

Milano 11 Febbraio – Come si fa a complicare una cosa semplice? La si affida allo Stato, la cui principale qualità è impedire a chi vuol fare impresa di perseguire i propri scopi. Dovete sapere (no, non dovete, ma sarebbe utile lo sapeste) che chi scrive ha un sito di autopubblicazione digitale. Tipo Amazon. Non nelle dimensioni, ma ci siamo capiti. Tra i miei autori ho l’onore di ospitare uno scrittore Romano che ha pubblicato un bl libro sull’evoluzione digitale. Lo vorrebbe presentare anche nella capitale morale d’Italia. Mal gliene ne incolse. O meglio, mal me ne incolse. Questa triste storia inizia una mattina soleggiata di Gennaio, quando volendomi un sacco di male mi feci una domanda indiscreta:  “Non sarebbe possibile portare questo autore a presentare il suo libro, uno squarcio sul futuro, in un contesto così storicamente rilevante come l’ex teatro del Parco Trotter”. A quel punto, con il riflesso condizionato di un millenial qualsiasi, apro internet e cerco un numero di telefono. Che, ovviamente non ho trovato. Nota per i lettori: “non ho trovato” significa che non esiste, ma non posso dirlo qualora appaia magicamente. Non sapendo quindi chi chiamare, ho dovuto scegliere. Mando una mail e spero in bene o vado al Parco? Massì, sto in Palmanova, dai che facciamo due passi. Due passi, sì. Ok non sono propriamente due passi. In ogni caso il parco apre alle 16, io ci metto qualche attimo in più. Arrivo alle 17. stanco morto. E con un serio problema. Dove diamine si va una volta all’interno? Mistero. Per fortuna trovo un insegnante, credo fosse un insegnante, molto gentile. Davvero, una rarità. Mi avvisa che non ha la minima idea di chi possa avere il compito di affittare la sala. Ma, dovendo tirare ad indovinare è la segreteria. Dai, penso io, non mi è andata neanche male. Peccato che, ovviamente, la segreteria abbia orari estremamente logici e ragionevoli, credo sia aperta tra le 12.00 e le 13.03 durante le eclissi di Luna e dalle 13.00  le 13.05 durante i Giubilei Maya. Ringrazio il docente e me ne vado. Deciso a non arrendermi, ma riconoscendo una momentanea ritirata strategica.

Il giorno dopo mi rivolgo ad un caro amico, vent’anni di servizio al Comune di Milano. Posizioni apicali eh, credo fosse vicedirettore, o qualcosa di simile. Non l’ultimo degli uscieri. Gli riferisco il mio problema e lui, con aria comprensiva per i deficit dei giovani, decide di chiamare lo 02.02.02 per farsi passare il parco Trotter. Chiama, ma c’è un problema. Non esiste un interno chiamato così. Quindi ci passano un altro interno, che decide di passarci parchi e giardini. Che, ovviamente, non risponde. Poi boh, la signorina si arrende. È tardi, sono quasi le 16. Quasi eh. Ma ci siamo vicini. Quindi la gentile signorina mi chiede di mandare una mail. Ma non a lei. Lei non dovrebbe essere là. Lei sostituisce un’altra collega, che va messa in oggetto. O in copia. Non è chiaro. In particolare, è evidente, tutto questo è una colossale perdita di tempo. In particolare, è di tutta evidenza che il parco Trotter sia decisamente fuori dalla mia portata. Non economica, non ho minimamente idea di quanto costi. Non ho idea di quali siano le condizioni. Non so nemmeno come diamine si faccia ad averla, di chi sia il responsabile e soprattutto non ho minimamente idea del perché il Comune adori rendere le cose difficili alla gente.

O meglio, un sospetto ce l’avrei, tutta la lunga sfilza di risponditrici, centraliniste, gentili operatrici e ricchi premi e cotillons esiste perché, se la sala fosse prenotabile con due click, dovrebbero trovarsi un altro lavoro. E ci sarebbe il concreto rischio che il lavoro non finisse alle 16 di un soleggiato Venerdì di Gennaio.

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