Un incubo: dovremo morire governati da cloni di Renzi?

Milano Politica

Milano 10 Febbraio – Dire che a Milano alle Primarie ha vinto il Partito della Nazione sta diventando un incubo. Perché stiamo parlando di questa Milano qui, che doveva rappresentare per la sinistra un laboratorio di trasparenza e di coerenza e si è rivelato un cantiere di opportunismo trasformista tafazziano che è secondo solo al malcostume spregiudicato del Dio Renzi. Un Renzi che cala il suo asso – è da prevedere – in ogni città, che insegna a non essere troppo “schifiltosi” nel verificare da dove arrivino i voti, che ama la quantità e non sicuramente la qualità, che imbarca tutti gli ex possibili e immaginabili pur di vincere, che se ne frega ampiamente dei PD più ortodossi, che esercita il potere nel nome di se stesso. E Sala ha imparato la lezione. Ha strizzato più di un occhio ai centristi, ai CL, agli ex di Scelta Civica, promettendo una Milano immaginifica e virtuale che potesse accontentare chiunque voglia vivere nel mondo dei sogni e adesso, dopo aver vinto anche con i voti dei cinesi, dichiara  “Altro che Partito della Nazione, i voti da trovare (per le elezioni vere) sono quelli dei compagni di Sel e dei pisapiani ortodossi” Un tentativo per arginare le infinite polemiche di inciuci centristi e cinesi che gli sono piovuti addosso. Rinnegando anche il Padre. Ma è pronto ad imbarcare mezza Giunta, dalla Balzani a Majorino, dalla Rozza a Granelli pur di avere dalla sua parte Pisapia. Perché così a sinistra si intende ricreare l’unità: dando poltrone, rinnegando il passato prossimo. Perché l’esperienza di Pisapia a Milano va “normalizzata” e deve rientrare nei disegni nazionali. E se Civati commenta ““Per mesi mi hanno dato del ‘pirla’, oggi molti mi dicono ‘avevi ragione’ significa che c’è una parte di elettorato di sinistra , che è “privo di rappresentanza e che chiede attenzioni. Pisapia, Balzani, Majorino e la stessa Sel avrebbero fatto bene a capirlo invece di andare incontro ad una sicura sconfitta”. Dichiarazioni che ripropongono anche a Milano le lacerazioni e l’ingestibilità di un’area politica allo sbando, dominata da un padrone scaltro e spregiudicato.

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