“Fa minga el bogia”. Milano e i crimini di via Bagnera.

Vecchia Milano

Nella nostra continua ricerca di detti, episodi e luoghi legati alla storia cittadina, ci siamo fatti incuriosire dal modo con cui ci apostrofa un’anziana signora milanese quando esageriamo nell’essere gentili al punto di apparire ruffiani. Ogni volta che uno di noi lo fa, si sente dire “fa minga el bogia”. Interrogata in proposito ci ha spiegato che si tratta di un antico modo di dire derivato dal nome del protagonista di un episodio di cronaca nera accaduto a metà del 1800.

A quanto pare costui, mostrandosi cortese e disponibile, era entrato nelle grazie di diverse persone per poi ucciderle e impadronirsi dei loro beni. Per niente offesi dal paragone, sapendo lo spirito con cui è fatto, abbiamo intrapreso delle ricerche che ci hanno permesso di scoprire un angolo molto caratteristico della città, i crimini che vi furono perpetrati e, purtroppo, quelli che vi avvengono ancora oggi.

Il luogo è Via Bagnera, “la stretta Bagnera” come la chiamavano un tempo. Uno stretto e buio budello a gomito lungo un centinaio di metri che va da via Santa Marta a Via Nerino. I crimini passati sono quelli che vi furono commessi da Antonio Boggia. Quelli presenti invece sono lo stato di abbandono in cui versa questo luogo storico e gli sfregi che subisce ogni giorno da parte di mani ignoranti senza che l’amministrazione comunale faccia nulla per impedirlo né per porvi rimedio.

Dalle nostre ricerche abbiamo appreso che Antonio Boggia, noto alle cronache dei tempi come il “Mostro di stretta Bagnera”, fra il 1849 e il 1861 carpì la fiducia e uccise a colpi d’ascia quattro persone per poi impossessarsi dei loro beni. Scoperto fu processato e condannato a morte per impiccagione. La sentenza fu eseguita nell’aprile del 1862 in un’area compresa fra i bastioni di porta Ludovica e quelli di porta Vigentina, un evento storico visto che fu l’ultima volta che a un civile toccò questa sorte a Milano. A rendere unica questa vicenda è che il Boggia – oggi ignoto ai più – allora fu studiato dal Lombroso ed è tuttora considerato dai criminologi di tutto il mondo il primo serial killer della storia.

Su di lui esistono libri e pubblicazioni su internet, se siete interessati all’argomento non esitate a scriverci, saremo lieti di indicarvele. Desiderosi di approfondire la cosa ci siamo recati sul posto per vedere cosa ne è stato della via dove aveva sede l’ufficio-magazzino del Boggia in cui furono commessi parte degli omicidi e occultati i cadaveri. Giunti sul posto, anche se non siamo riusciti ad individuare l’edificio esatto – nessuna amministrazione ha mai pensato a porvi una targa in ricordo di quanto vi accadde – ci ha piacevolmente stupito lo scoprire un angolo di Milano in sostanza intatto capace di esercitare un fascino innegabile su chi vi si transita, anche se non sa cosa vi si consumò. Nessun dubbio sul fatto che, come dicono le guide, sia la via più stretta di Milano e che percorrerla in una sera nebbiosa debba sicuramente procurare più di un brivido nella schiena. Il selciato composto di grossi blocchi di porfido ha sicuramente più di un paio di secoli e anche buona parte dei palazzi che la rendono così opprimente sono probabilmente gli stessi che si trovavano lì un paio di secoli fa.

Ora una parte è ricoperta da impalcature che trasformano in un tunnel claustrofobico. Non sappiamo da quanto tempo siano lì né se vi siano stati posti perché vi è in corso una ristrutturazione, o semplicemente per riparare i pedoni da dei cornicioni pericolanti, ma ci impegniamo a monitorare la situazione. Purtroppo a rovinare questa nostra bella scoperta ci si sono messi i soliti idioti che non hanno nessun rispetto per la proprietà altrui e della storia della nostra città, privi di ogni senso civico hanno completamente ricoperto le mura della strada con graffiti e scritte insensate. Talune di queste, essendo chiaramente di vecchia data, denunciano il disinteresse delle istituzioni sullo stato in cui versa la via. Consigliamo l’amministrazione comunale – se ha a cuore la storia della nostra città – di provvedere al più presto a ripulirla e metterla in sicurezza: cosa che, vista la sua particolare conformazione, si potrebbe ottenere installando due o al massimo tre telecamere che inducano a più miti consigli chi si diverte a deturparla.

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