L’effetto boomerang delle banche sul Paese

Approfondimenti

Milano 18 Dicembre –  La sporca vicenda delle quattro banche fallite, e per la cronaca ricapitalizzate coi quattrini degli azionisti appartenenti al resto del sistema bancario, non mi sembra si discosti molto dall’andazzo generale di un Paese sempre più dominato da una diffusa irresponsabilità. Diffusa irresponsabilità che porta ad usare i quattrini degli altri in maniera discrezionale, tanto per usare un’espressione eufemistica. Ciò si manifesta, a cominciare dalla sfera politica, in un perenne dissesto finanziario a cui, chiacchiere dell’opposizione a parte, l’Europa cerca molto blandamente di porre un argine con alcune regole tendenti, come dice l’amico economista Mario Seminerio, a riportare le cose al livello della realtà. Realtà che, nel caso in oggetto, parla di un sistema di banche locali – non solo le 4 cadute sotto la mannaia della direttiva europea Brrd (Bank recovery and resolution directive) dunque – piuttosto traballante, in cui il micidiale combinato disposto di un uso “allegro” dei fondi raccolti sul mercato locale e di una crisi economica devastante, lungi dall’essere superata, rischia di far saltare il banco un po’ ovunque.

Banche specchio fedele del Paese di Pulcinella allora? Personalmente tendo a pensarlo, malgrado le grancasse del Governo Renzi, al pari di chi lo ha preceduto, continuino ad intonare alti peana circa la grande solidità del sistema bancario medesimo.

Ma è proprio su questo insopportabile aspetto propagandistico che sembra cadere l’asino della strategia politica renziana. Una strategia che, vorrei ricordare, puntando sull’effetto trascinamento di una ripresa globale, sul piano comunicativo si basa su un ostentato ottimismo della ragione a tutto campo. Solo che il “tutto va bene madama la marchesa” scritto sulla sabbia del dibattito politico dal principino di Palazzo Chigi, di fronte alla realtà brutale di una macchina-Paese che perde letteralmente i pezzi, si sta sempre più trasformando in un boomerang.

Tant’è che, pur non essendo l’Esecutivo in carica direttamente responsabile del dissesto dei quattro locali istituti di credito, la vicenda ha fatto crollare nei sondaggi la fiducia degli italiani in Renzi e nel suo Governo dei miracoli. E sebbene al primo redde rationem delle prossime elezioni amministrative mancano diversi mesi, l’illusionista al comando dovrà inventarsi altre vagonate di vergognosi bonus elettoralistici per riprendersi da questa sonora mazzata. Sempre che, nel frattempo, al popolo non arrivino altri sinistri segnali di un declino che non si arresta certamente con l’apoteosi dell’aria fritta di una Leopolda qualsiasi.

Claudio Romiti (L’Opinione)

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