Primarie, il PD cambia le regole: psicodramma a sinistra. E Pisapia, forse, ci ripensa.

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Milano 24 Novembre – Se qualcuno avesse ancora dubbi sulla trasparenza e credibilità delle primarie a sinistra, ci ha pensato ieri il Pd a chiarirci le idee. Sono state introdotte una nuova serie di norme per le primarie con il solo scopo di escludere gli avversari politici interni e indebolire le correnti locali. A Milano colpisce soprattutto il rinvio delle primarie dal 7 febbraio programmato al 20 marzo, causando l’insorgere della sinistra milanese.

“Mi pare un’epocale cazzata” è stato il commento del candidato alle primarie e assessore alle Politiche Sociali Pierfrancesco Majorino, candidato più quotato della sinistra-sinistra in chiave anti-Sala. “Penso che a Roma non siano tanto stupidi, perché faremmo un favore alla destra”, aggiunge Majorino: “Non capisco perché perdere tempo, se poi invece ci sono città che hanno bisogno di più tempo, siano aiutate da Roma”.

Critico anche un altro dirigente del Pd: “Trovo semplicemente assurda l’ipotesi di rinviare le primarie a Milano. Il centrosinistra ha deciso che si terranno il 7 febbraio e sarebbe incomprensibile per gli elettori e i cittadini che il Partito Democratico a Roma forzasse su questo punto. Sarebbe un colpo per la tenuta del centrosinistra nella nostra città”. Lo afferma Onorio Rosati, consigliere regionale del PD e coordinatore regionale di Sinistradem. che aggiunge: “Ora mi aspetto che i due segretari locali del PD (metropolitano e regionale) si facciano garanti e sostenitori della salvaguardia di quanto già deciso nell’ambito della coalizione”.

A livello nazionale, è Roberto Speranza che parla apertamente di regolamento di conti, relativamente soprattutto all’annuncio della candidatura dell’ex governatore Bassolino come sindaco di Napoli, la cui corsa alle primarie sarebbe bloccata dalla nuova norma che impedisce agli ex-sindaci di partecipare: “Non ne ho notizia ho letto qualche intervista. Sinceramente ho molte perplessità perché penso che i problemi politici si affrontano con la politica e non cambiando le regole”. A chi gli chiedeva se la rottamazione renziana fosse finita Speranza ha risposto: “Bisognerebbe fare una conferenza su questo”.

Anche il sindaco Giuliano Pisapia si è espresso sulla questione, blindando innanzitutto le primarie: “Il rinvio delle primarie del Pd, a livello nazionale, non sicuramente di quelle milanesi: le decide la coalizione di Milano. C’e’ una grande differenza – ha detto Pisapia – fra le primarie del Pd, che e’ legittimo e giusto che il Pd decida come e quando farle, e le primarie di coalizione che sono quelle di Milano”.

Quindi ha insinuato anche lui l’esistenza di un complotto ai danni della sinistra-sinistra: “Sfido chiunque a pensare che a livello di centrosinistra ci sia una significativa minoranza che possa volere la fine del modello Milano. Significativa minoranza: una minoranza ci puo’ essere, ma sicuramente non e’ la maggioranza nel Paese e a Milano”. Una esperienza di governo come quella del centrosinistra a Milano e’ “un baluardo da difendere con le unghie e i denti, tralasciando l’appartenenza a un partito o all’altro o a una corrente o l’altra, ma salvaguardando un punto di partenza a livello nazionale. Io ci credo ancora”.

Per fare questo sembrerebbe addirittura disposto a ritornare sul suo rifiuto: “Mi si chiede di prendere in mano la palla. Lo potrei fare, ma solo se ci fosse disperazione, ma qui c’e’ una citta’ vincente da raccontare”.

Nel Pd di Renzi le primarie sono un problema da gestire più che la risorsa di metodo tanto decantata. Bassolino a Napoli, la sinistra “vociante” e indipendente a Milano, e persino l’ipotesi di un ritorno di Marino alle primarie di Roma: tutte pericolose deviazioni da un copione già scritto, temute da Renzi più di una lettera di richiami dell’UE. Così, alla fine delle epurazioni, diventeranno un utile strumento per ratificare decisioni già prese.

L’indignazione della sinistra milanese ricorda più un melodramma verdiano, o il vociare di un coro greco: struggenti piagnistei per l’ultimo colpo di coda dell’incontenibile rottamazione renziana.

Gabriele Legramandi

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