L’Isis minaccia anche il Pil e la ripresa è di nuovo a rischio

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Milano 21 Novembre – Le Borse hanno reagito bene agli attacchi di Parigi. Dunque nell’immediato i mercati hanno sicuramente digerito le tensioni generate a livello economico, ma qualche preoccupazione sugli effetti delle azioni dell’Isis nel medio periodo inizia a emergere. Ieri è stato il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, a spiegare che di fronte a una ripresa «ancora fragile che affronta ostacoli non trascurabili», ora si sommano «gli attacchi terroristici a Parigi, così difficili da comprendere e affrontare», che «certamente aggiungono il loro peso negativo sulla fiducia e alzano il livello d’incertezza».

Insomma dalle parole del numero uno di Via Nazionale, che è presente nel consiglio della Banca Centrale Europea, e ha espresso il suo pensiero proprio a Parigi, a una conferenza sugli investimenti ospitata dall’Ocse, si è rivelata una maggiore preoccupazione rispetto al membro del direttorio Bce, Yves Mersch, che aveva detto: «Non abbiamo alcun segnale di pessimismo economico a causa degli attacchi di Parigi, per non parlare di dati più deboli. In questa fase non sono giustificati discorsi di cupa rassegnazione». Mersch, membro del Consiglio esecutivo della Bce, aveva invitato a «evitare di trarre conclusioni premature sull’impatto economico degli attacchi terroristici».

Ma le sue parole erano in contrasto con quelle pronunciate lunedì scorso dal vicepresidente della Bce, Vitor Constancio, che aveva ipotizzato un aumento dei problemi dell’Eurozona a seguito degli attacchi lanciati dai terroristi. Idee contrastanti insomma segno che la esatta valutazione degli effetti negativi non è stata ancora fatta.

In ogni caso i rischi ci sono. E soprattutto l’Eurozona non sarebbe ancora fuori dal rischio deflazione. La possibilità di una spirale dei prezzi al ribasso resta «rilevante. All’economia europea può sicuramente far male la ripresa dell’attività terroristica ma quello che può sancire la fine dell’ottimismo è il ritorno del mostro della deflazione. Così a pochi mesi da quando lo spettro di un avvitamento di consumi e investimenti legato all’inflazione negativa era stato dichiarato sconfitto grazie al Quantitative easing, la Bce è tornata a mettere in conto che uscire dall’area grigia attuale, quella di prezzi praticamente stagnanti, non è poi obiettivo così facile da raggiungere. A portare un po’ di ottimismo è stata ieri Standard & Poor’s. L’agenzia di rating statunitense ritiene difficile un impatto del terrorismo sui rating sovrani europei, anche se comunque gli eventi come quelli di Parigi possono comunque tramutarsi in un possibile intralcio alla crescita dell’area.

Insomma ora Francoforte, fra il debito pubblico da smaltire e che rischia di essere nuovamente allargato dalle esigenze di difesa dei partner, le incertezze «particolarmente alte» sull’economia della Cina, il prezzo del petrolio ancorato su valori minimi, appare più tiepida, rispetto a quest’estate, sulle prospettive di ripresa (rallentata a 0,3% nel terzo trimestre). E soprattutto più preoccupata per il mancato e auspicato rialzo dell’inflazione dell’Eurozona, ancora troppo vicina allo zero per cento anche ad ottobre.

Così se la comunità civile attende che i mitra e le pistole siano riposti nella fondina nelle città europee, molti osservatori economici puntano a chiedere che sia il bazooka monetario di Draghi, l’unica arma che possa riprendere presto a sparare soldi e liquidità nel sistema.

Una mossa che Draghi ha già annunciato. A dicembre la Bce «riesaminerà» la politica monetaria: è in arrivo il potenziamento e magari l’allungamento del Quantitative easing, che è previsto scadere a settembre prossimo.

E Francoforte potrebbe anche mandare ancora più in negativo il tasso sui depositi bancari, una mossa che acquista sempre più consistenza e che aumenterebbe di fatto la platea di titoli di Stato che finiscono in pancia alla Bce, oltre a svalutare l’euro. Con la Fed pronta ad alzare i tassi a dicembre, la divisa unica si avvicinerà alla parità sul dollaro. Tutte azioni che dovrebbero rimettere in moto il mondo e l’economia del pianeta sempre più globalizzata. Ma sulla cui efficacia dopo il sangue versato a Parigi è lecito esprimere qualche dubbio.

Filippo Caleri (Il Tempo)

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