Milano, moschee e sicurezza: le sfide che la sinistra non è in grado di affrontare

Milano

Milano 17 Novembre – È arrivato il momento della re-azione politica ai fatti di Parigi, e, per quanto ci riguarda, a come essa prende forma attraverso l’istituzione del Comune di Milano, di cui detiene appunto la maggioranza. Per ora sono stati tre diversi i momenti di cordoglio istituzionali: il primo l’esposizione della bandiera francese a palazzo Marino, ieri, insieme al minuto di silenzio rispettato in Consiglio Comunale. Da ultimo la giornata di mercoledì, dedicata a Khaled al Asaad, sovrintendente del sito romano di Palmira e trucidato da Isis.

Ad essi si aggiunge l’auspicio dell’assessore alle Politiche Sociali nonché candidato sindaco alle primarie del majorinocentrosinistra: “A Milano dobbiamo lavorare tutti insieme per rafforzare misure preventive e presidio del territorio. Per questo credo che il governo debba immaginare di lasciare nella nostra metropoli – come chiedo da tempo invano – buona parte degli agenti mandati qui per EXPO (erano oltre duemila tra le diverse forze). Oggi c’è bisogno di più sicurezza di prima. E poi dobbiamo insistere sul terreno del dialogo con quella parte (a Milano maggioritaria) di mondo islamico che rifiuta e condanna il terrorismo. Dobbiamo inviare un messaggio, oltre le differenze, molto molto chiaro. Il terrorismo va sconfitto”.

Analizziamoli: la bandiera francese è stata affissa con non poco ritardo rispetto ai momenti di solidarietà dei giorni scorsi. Il minuto di silenzio in Consiglio Comunale è stato accompagnato da un discorso del presidente Basilio Rizzo, Rifondazione Comunista, in cui non ha mai nominato l’Islam o i musulmani, e nel quale ha paragonato la strage di venerdì scorso alla morte dei migranti in mare.

Un discorso dal quale hanno preso le distanze i capogruppo di opposizione: “E’ stato un discorso inqualificabile” ha detto Riccardo De Corato di Fdi, “Un discorso che non ha rappresentato la citta’ e tutta l’aula” secondo il capogruppo di Forza Italia.

Poi le parole di Majorino, che arrivano innanzitutto non dall’assessore competente (la Sicurezza è delega di Marco Granelli), e segnano un’ammissione di colpa. Dopo aver tolto i militari dalle strade, aver smantellato i nuclei di pattuglia della Polizia Locale, aver diminuito il controllo sul territorio di comune accordo coll’ex-prefetto Tronca (ora commissario di Roma), si ritrovano ora a richiedere proprio più sicurezza, maggiore controllo del territorio. Certo senza rinunciare al dialogo con l’Islam moderato.

Quello che però non riescono proprio a fare è affrontare concretamente la radicalizzazione dell’Islam. Nel bando delle moschee su tre lotti uno, il Palasharp, è stato assegnato all’Associazione islamica di Milano, che raduna insieme l’Associazione socioculturale Bangla e la Comunità islamica Milligorus, entrambe aderenti al Caim, Coordinamento Associazioni Islamiche di Milano. Milligorus, associazione turca internazionale, era finita in un rapporto del governo tedesco sulle organizzazione più pericolose, preoccupati dal fatto che tra i loro obiettivi c’era “la creazione di una nuova grande Turchia, il superamento della laicità e – in ultima analisi, con aspirazioni globali – l’istituzione di un ordine sociale islamico. davide picardoConseguenza di questa prospettiva è il rifiuto delle democrazie occidentali”, nonché la guerra contro l’”unione dei crociati”, ossia l’Europa.

A ciò si aggiunge il ruolo del Caim, il cui presidente attuale, Davide Piccardo, era stato candidato nelle liste comunali di Sel. Questa associazione, oltre al Palasharp, aveva vinto in un primo momento, tramite la sua consociata Bangladesh Cultural & Welfare Association, anche l’area degli ex-bagni pubblici di via Esterle, poi assegnata, dopo le proteste, al Centro dei Cultura Islamica di via Padova. Come ha fatto a vincere ben 2 lotti su 3? Le motivazioni sono economiche: hanno offerto più degli altri per l’acquisto di terreni notevolmente rivalutati rispetto al loro reale valore di mercato. Non è chiaro da dove arrivino i capitali: sembrerebbe dal Qatar e dalla Turchia, gli stessi che finanziano i maryan_ismailR439_thumb400x275Fratelli Musulmani, banditi da molti paesi arabi.

Contro il Caim aveva protestato anche Maryan Ismail, somala musulmana, docente di antropologia e membro della segreteria cittadina del PD, non Salvini. Essa aveva asserito che mai sarebbe entrata nella loro moschea per il pericoloso mischiarsi di politica e religione. Non una moschea neutra, quindi, secondo Ismail. Il segretario cittadino del PD le aveva semplicemente comunicato che se non era d’accordo con la linea del partito poteva tranquillamente andarsene.

Per non parlare della tolleranza mostrata verso i molti centri di preghiera formatisi abusivamente in città, completamente fuori ogni controllo. Alla luce di questo, non si capisce la linea del Comune: da un lato omette deliberatamente qualsiasi controllo sulle associazioni già segnalate come potenzialmente pericolose, dall’altro celebrerà mercoledì un “momento di riflessione”, come l’ha chiamato il sindaco, ricordando il custode di Palmira.

Palmira, vorrei sottolineare, non è un semplice ammasso di pietre antiche, ma era uno dei principali insediamenti romani sulla via della seta, il centro più importante della via carovaniera che nell’antichità collegava l’occidente con l’oriente. Attaccare questo significa attaccare la nostra cultura e le nostre origini e il dialogo che sempre c’è stato con Khaled-al-Asaad-655x437l’oriente, significa attaccare Roma, Parigi, Berlino, Londra e New York. Al-asaan difendeva proprio questo tempio della civiltà occidentale, simbolo dello scambio tra oriente e occidente, non tollerabile dall’integralismo islamico.

Il ricordo di Al-asaan non può essere quindi slegato dall’attacco all’occidente e alla libertà, di cui è stato vittima l’archeologo siriano. Se davvero si riconosce questo, bisogna però essere in grado anche di agire con chiarezza e fermezza contro chi porta lo stesso messaggio di odio e distruzione contro l’umanesimo cristiano occidentale. Non si può combattere il terrore con la negazione di ciò che sta davvero avvenendo, ma con gesti concreti contro l’ideologia che lo sorregge e contro chi la porta avanti, anche qui a Milano.

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