Purtroppo l’Istat conferma che la ricreazione è stata breve, ma è finita

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Milano 24 Ottobre – L’avevamo scritto un paio di giorni fa ed ora arriva la conferma dall’ Istat.

I dati sull’industria ad agosto sono veramente allarmanti: gli ordini scendono del 5,5%, sia sul fronte interno (-7,4%) sia all’estero (-2,8%). Non va meglio con il fatturato, che scende dell’1,6% rispetto a luglio; male la domanda interna (-2,2%) e quella estera (-0,5%).

Chi aveva ancora dei dubbi sulla fragilità della ripresa è servito. Sta migliorando la Fiat (gli ordinativi dei mezzi di trasporto +14%) e questo evita il peggio; una volta si diceva che quello che è buono per Torino è buono anche per l’Italia. Oggi non è più così. Anche se le cose vanno un po’ meglio per la Fiat, non è detto che vadano meglio per tutti; sta crollando, infatti, uno dei settori chiave del nostro sistema industriale, quello del tessile-abbigliamento (ordini -6,5%). È il risultato dei tanti accordi fatti dalla Unione Europea sulla liberalizzazione degli scambi, conclusi interamente a spese di noi italiani che, in Europa, siamo gli ultimi ad avere una presenza importante nel settore.

Proprio a luglio sono state aperte le frontiere al Vietnam, ormai diventato il principale Paese esportatore di tessile; le nostre imprese, già sofferenti, staranno sempre peggio. Continua a sfuggire il dato di fondo, e cioè che quello cui abbiamo assistito negli ultimi dodici mesi era solo un rimbalzo tecnico: senza uno choc termico l’economia italiana sarà colpita dalla sindrome giapponese, entrerà, cioè, in una crisi strutturale fatta di bassa crescita e alta disoccupazione. La conferma arriva dai consumi che, sempre ad agosto, sono saliti appena dello 0,3%.

Tutto qui il carburante per l’economia reale?

L’unico che sta lavorando alla rianimazione è Mario Draghi, tuttavia da solo non ce la può fare; non a caso ha deciso che a dicembre aumenterà il calibro del suo bazooka. Alla lunga, però, potrebbe creare più problemi che soluzioni. Basta ricordare quello che successe dal 1925 al 1929: non c’era ancora la FED e le banche USA fecero il loro quantitative easing personalizzato, pompando liquidità nel sistema convinte di tenere l’inflazione sotto controllo; in realtà misero le basi per il Grande Crollo.

Blog Ernesto Preatoni

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