Comunali: calca a sinistra, il rebus di Sala e i (troppi) rifiuti nel centrodestra

Milano

Milano 13 Ottobre – Non si ferma la girandola di nomi per il candidato sindaco di Milano. Se il centrodestra continua a collezionare più o meno morbidi No, la sinistra è sempre più confusa tra personalismi locali, beghe nazionali, eredità arancione, e interventismo renzista.

Un grosso rebus è la figura di Giuseppe Sala, commissario unico di Expo. Il suo gran rifiuto era già arrivato il mese scorso, quando aveva escluso questa possibilità dal suo futuro professionale. Preferiva dare continuità alle esperienze di rilevanza internazionale avute in questi sei mesi di Expo. Ora però, le dimissioni di Marino e il timore di una reazione a catena in tutta Italia nelle prossime amministrative, inducono il segretario democratico a rivalutare una figura non politica ma di profilo civico.

Così se a Roma è partita la caccia alla faccia pulita del civismo, delle professioni e dell’imprenditoria, a Milano chi questa figura la incarna alla perfezione è proprio Giuseppe Sala. Ipotesi però già avanzata anche per il centrodestra dal presidente di Forza Italia Silvio Berlusconi, ricevendo in risposta lo stesso rifiuto destinato a Renzi.

Il problema è però evidente: un candidato come Sala farebbe fatica a imporsi nelle primarie. La rete di circoli e associazioni punterebbe e sponsorizzerebbe candidati più politici, come i già candidati Emanuele Fiano e Pierfrancesco Majorino, entrambi dalla lunga storia politica strettamente connessa con la base del Pd milanese.

In più si aggiunge il recente attivismo del sindaco Pisapia. In un recente incontro col presidente del Consiglio Matteo Renzi, avrebbe indicato i suoi nomi ideali per raccogliere la sua eredità. Al di là di Sala, più volte encomiato pubblicamente dal sindaco, si aggiunge l’assessore al Bilancio e vicesindaco Francesca Balzani.

L’ex europarlamentare però viene dalla Liguria, e non è conosciuta dai milanesi. Certo in questo modo l’assurda operazione del Bilancio Partecipativo, lanciato proprio personalmente dalla Balzani, avrebbe un senso. 9 milioni di Euro da destinare a progetti di riqualificazione nelle 9 zone, bypassando i Consigli di Zona. 120.000 di spese da parte del Comune, senza contare le recenti lettere inviate a tutti i giovani del Comune per partecipare agli incontri. Un’operazione di puro marketing, che potrebbe essere motivata dalla futura candidatura a sindaco. A spese nostre.

Passando al centrodestra, l’ultimo diniego è arrivato dal rettore dell’Università Statale di Milano Gianluca Vago. La proposta era arrivata da Salvini, ma anche in questo caso si è dovuto prendere atto del rifiuto. Si va ad aggiungere al No di Paolo Del Debbio, al ritiro di Maurizio Lupi, al tramonto dell’idea di Salvini. Nuovi nomi però faticano ad arrivare, anche se dal palco di Forza Italia Berlusconi sabato scorso ha dato un altro ultimatum: entro 15 giorni avremo un nome per il centrodestra.

Se sui nomi regna l’incertezza, sui programmi il centrodestra dimostra di avere le idee chiare. Diversi sono i laboratori: un è sorto intorno al consigliere regionale e coordinatore cittadino di FI Giulio Gallera, e col nome di Milano Merita ha raccolto diverse anime di Milano e sta ancora lavorando su una proposta. Corrado Passera insieme al suo “Italia Unica” è ormai da mesi presenza assidua nell’elaborazione di idee nuove e di proposte concrete per la futura amministrazione di Milano.

Anche a coordinatrice regionale di Forza Italia Mariastella Gelmini da mesi ormai lavora per elaborare un progetto liberale su Milano. Nella sua ultima nota a mezzo stampa parla proprio di Milano: “Pisapia entra negli annali come il sindaco tassatore: più che raddoppiata la pressione fiscale sotto il suo mandato. E la sinistra milanese non ha alcuna intenzione di cambiare registro. Serve dunque un candidato Sindaco che con politiche liberali abbassi le tasse a tutti i milanesi. Così – e solo così – Milano avrà un futuro di sviluppo anche per il dopo – Expo”.

Tasse, Sicurezza, Periferie, Mobilità, Commercio: questi sono i punti caldi su cui il centrodestra dovrà lavorare, dopo le politiche ideologiche della giunta Pisapia che proprio su questi temi hanno decretato il proprio fallimento. In attesa di trovare un nome, il centrodestra deve battere il ferro dei contenuti, quelli che davvero interessano la vita delle persone. E in questo mi sento di dire che l’esperienza di molti consiglieri nelle Zone e in Consiglio Comunale può aiutare a ritessere quel legame coi cittadini fatto di ascolto e lavoro, indispensabile non solo per vincere le elezioni ma per fare davvero buona politica.

Insieme a Milano si giocherà anche la partita nazionale, come è chiaro nei movimenti di entrambi gli schieramenti politici. Nell’attesa che nei vertici si compiano le scelte necessarie per coagulare gli schieramenti intorno a un nome, non ci resta che continuare il nostro impegno per la città, nella certezza che è questo il contenuto fondamentale di qualsiasi campagna.

Gabriele Legramandi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.