Nel PD è caos anche sulle moschee: nervosismo pre-elezioni comunali?

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Milano 27 Settembre – È bastata l’espressione di una libera opinione per gettare il caos nel PD. Da quando Maryan Ismail, antropologa italo-somala, musulmana e membro della segreteria del Pd, ha disapprovato la linea di condotta del PD di Majorino sulla questione moschee, i democratici sono entrati in crisi.

maryan_ismailCiò che Ismail denunciava era la commistione tra religione e politica che ha condizionato la vicenda del bando delle moschee a Milano, dal quale è stato escluso, a suo dire, l’islam laico e moderato, preferendo soggetti e associazioni legati all’islam arabo e militante. Il riferimento colpisce in particolare il Caim, il soggetto che raduna diverse associazioni islamiche milanesi, arrivando ad asserire che non sarebbe mai entrata nella moschea di via Lampugnano, richiesta appunto dal Caim.

È bastata questa intervista a scatenare la reazione del PD milanese. Durissimo subito il segretario metropolitano, Pietro Bussolati: “La posizione di Maryan Ismail e’ totalmente fuori dalla linea del Pd” e per questo “le ho chiesto di fare un passo indietro e di valutare se lasciare la segreteria. La direzione metropolitana del Pd ha votato un documento che non corrisponde a quello che sostiene Maryan Ismail. Lei puo’ dire e fare quello che vuole, ma non rappresenta il Pd. Valutera’ lei cosa vuole fare”.Pietro Bussolati

Subito è insorta l’opposizione, parlando di “purghe staliniane” e “Pd imbarazzante”. Ha cercato di metterci maldestramente una pezza l’assessore Majorino, responsabile del bando e aspirante sindaco: “Sul diritto di culto andiamo con convinzione avanti. La nostra intenzione è quella di portare a compimento il percorso apertosi con il Bando sulle aree. Aggiungo che non mi risulta esserci nessun caso riguardante Maryan Ismail nel PD. Pietro Bussolati non ha richiesto le dimissioni della stessa. Ha solo ribadito il massimo sostegno del PD alla Giunta in relazione al Bando. Sostegno che non è mai mancato e per il quale lo ringrazio”.

Le dichiarazione del segretario metropolitano però parlano proprio ed esplicitamente di dimissioni dalla segreteria. La stessa Ismail è corsa comunque ai ripari: prima ha ribadito di avere espresso le proprie idee “con convinzione e trasparenza perché credo -come dice Bussolati- che sia importante la dialettica dentro un grande partito come il PD”. Quindi nega anche lei la richiesta di dimissioni: “Confermo che nessuno, tantomeno il segretario mi ha mai chiesto di dimettermi dalla segreteria metropolitana”.

Ad aggiungere benzina sul fuoco è intervenuto anche l’ex assessore alla Cultura ed archistar Stefano Boeri: “Aldilà delle forme con cui sono state espresse – ha detto – le riflessioni di Maryan Ismail meritano una grande attenzione e un grande rispetto. Meritano di suscitare finalmente quella franca discussione sui rapporti tra laicità e fede, tra religione e politica, che Milano ancora non ha aperto. Chi ci sta?”.Stefano-Boeri

Poi ancora, premettendo la necessità di avere delle moschee a Milano, nota come “i risultati del bando del Comune hanno creato molte perplessità per le condizioni in cui è prevalsa solo una parte, forte e molto connotata nella rappresentanza politica, dell’arcipelago di associazioni di culto islamico che vivono a Milano”. Infatti, “A risultarne escluso è stato un vasto mondo di associazioni di cittadini di fede islamica che hanno soprattutto origini centroafricane, asiatiche e est-europee. La perplessità sui risultati si è estesa ai criteri stessi del bando di gara, prevalentemente economici, evidentemente non in grado di produrre una selezione realmente rappresentativa di tutti i mondi e le culture che compongono la comunità islamica milanese”.

Anche questa vicenda va letta nel contesto della crisi che il PD sta vivendo in vista delle prossime elezioni comunali: un’eredità pesante e scomoda, quella della giunta Pisapia, che in molti vogliono scrollarsi di dosso. Il peso del segretario nazionale Matteo Renzi e la tentazione sempre più forte di scavalcare le primarie. L’agitazione di rampanti esponenti storici della sinistra milanese, che non temono lo scontro diretto e anzi lo cercano. Il recente affacciarsi sulla città del fuoriuscito democratico Pippo Civati, facendo presagire una soluzione alla Pastorino in Liguria.

Intanto la città affronta sfide fondamentali: la trasformazione delle Zone a Municipi, il futuro dell’area Expo, la costruzione della quarta linea metropolitana e altro ancora. La confusione di dichiarazioni, risposte, controdichiarazioni, precisazioni, accuse nel caso Ismail rivela la crisi di ridefinizione che sta vivendo il PD milanese, schiacciato tra l’eredità scomoda di Pisapia e l’altrettanto malvisto interventismo del premier Renzi.

L’amministrazione milanese ha dimostrato di condividere queste perplessità e si è riservata un’ulteriore fase di valutazione delle candidature”. Infine, “le considerazioni di Maryan Ismail (musulmana, antropologa somala, protagonista del Forum Città Mondo e dirigente del PD milanese) sull’opportunità di distinguere religione e politica e il suo richiamo alla necessità di ascoltare e dare risposta alle domande legittime di tutte le anime del mondo islamico milanese sono –mi sento sicuro di quel che dico- considerazioni comuni all’intero Partito Democratico milanese”.

 “Il passo indietro chiesto a Maryan Ismail dalla segreteria metropolitana del Pd è imbarazzante”: lo dichiara il consigliere comunale Matteo Forte del gruppo Polo dei milanesi. “I democratici dimostrano solo una cosa: di perseguire nella volontà iniziata con il bando di Majorino, cioè umiliare le comunità moderate integrate e stendere il tappeto rosso ai fondamentalisti della Fratellanza musulmana, che invece tutto il mondo arabo del Golfo ha messo fuori legge. Mi chiedo cosa ne pensi l’altro candidato alla primarie Emanuele Fiano. Immagino sia imbarazzato anche lui da questo Pd subalterno al peggior islamismo politico”.

Gabriele Legramandi

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