Destra e sinistra d’accordo: l’Expo-Gate va smantellato

Milano

Milano 22 Settembre – Non piace a nessuno, né destra né sinistra. La struttura in vetro e ferro di via Beltrami, voluta come ideale porta d’ingresso ai temi affrontati dall’esposizione universale mette d’accordo tutti: bisogna smontarla al più presto.

Doveva essere l’unica struttura di Expo a Milano, ma il paragone con il suo più illustre esponente, la Tour Eiffel di Parigi, diventata poi simbolo della città in tutto il mondo, ha il sapore di un insulto grottesco e sfacciato. Così nei mesi scorsi sono state diverse e bipartisan le iniziative politiche per chiederne l’immediato sgombero dall’area di fronte alla Torre del Filarete dopo la fine di Expo.

Lo ha chiesto per primo Alessandro Morelli, capogruppo leghista a Palazzo Marino, con una mozione in Consiglio Comunale. Poi è arrivato l’ordine del giorno votato dai consiglieri Luca Gibillini di Sel ed Elisabetta Strada della lista Milano Civica, che chiedono lo spostamento delle strutture.

Non ha dubbi neanche Riccardo De Corato, Fdi, “L’Expo Gate di piazza Cairoli, di fronte al Castello, va smontato subito dopo la fine dell’esposizione universale. Non si perda un solo giorno”. E dello stesso parere è anche l’archistar, nonché ex-assessore alla Cultura Stefano Boeri, che mesi fa aveva dato il via addirittura a una raccolta firme per sfrattarlo dal Castello, tramite il circolo PD “Città Mondo”di cui è co-fondatore. Più di mille erano state le firme in pochi giorni.

Chi non lo vuole sfrattare è la Triennale. Da aprile a settembre 2016 ci sarà la XXI edizione della Triennale internazionale del Design, e tra le intenzioni degli organizzatori c’è l’uso delle due “porte” per realizzare l’info-point della manifestazione. Lo smantellamento quindi slitterebbe all’anno prossimo.

Una soluzione che quantomeno non dispiace al sindaco Giuliano Pisapia: “Non si parla tanto di mantenimento, ma di allungamento dei tempi provvisori”, ha dichiarato, definendo la proposta come una “continuità di Expo Milano 2015” e un ulteriore elemento di arricchimento “nelle attività della città da parte della Triennale”. Questa decisione, ha però precisato il sindaco, “deve essere presa con il Consiglio Comunale, dove c’è una mozione”.

“Stendipanni”, “La grande bruttezza”, “un ponteggio perenne”, sono alcuni degli appellativi con cui l’Expo Gate è stato più volte definito. Il progetto è di Alessandro Scandurra, e ha vinto il concorso della Triennale sbaragliando ben 25 altri concorrenti di ben più chiara fama. Collocato dalla giunta arancione in largo Cairoli, doveva giustificare la pedonalizzazione di piazza Castello, immenso spazio di asfalto di 2250 metri quadri, vuoto. Ai milanesi però non è mai piaciuto.

Oggi pomeriggio sarà all’ordine del giorno della Commissione Urbanistica di Palazzo Marino, dove si scontreranno le posizioni di chi vuole lo sfratto immediato e di chi invece, come il sindaco, avvalla la proposta avanzata dalla Triennale.

L’area di piazza Castello, prima pedonalizzata e poi deturpata dall’Expo Gate, rappresenta il più limpido prodotto dell’estetica arancione: un piazzale ottocentesco svuotato della sua monumentalità e occupato dal nulla, una torre cinquecentesca, simbolo della grandezza della nostra città, oscurata da una ragnatela di tubi di ferro.

Del resto, lo spostamento della struttura implica dei costi che il Comune non si può permettere: dall’individuazione di un contesto più adeguato, dallo smantellamento al rimontaggio in un’altra area. Soldi che non sono in bilancio, soldi che il Comune non può spendere. Con la soluzione del prolungamento del periodo provvisorio per le manifestazioni della Triennale, la giunta riesce a salvare capra e cavoli.

Gabriele Legramandi

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