Immigrazione: ancora caos a Milano. E’ ora che il centrodestra si svegli.

Milano

Milano 12 Settembre – Come da previsioni, i posti letto messi a disposizione del Comune per i migranti non sono bastati, e Milano ha rivissuto le notti all’addiaccio dei profughi giunti in città. In particolare nei giardini di Porta Venezia, dove è ormai consolidata una nutrita presenza di eritrei e somali, sia regolari che non, e per questo diventa ogni giorno il punto di ritrovo per chi arriva in città dal corno d’Africa.

porta venezia immigratiStrade dove è impossibile passare, accampamenti sui marciapiedi e sulle aiuole, commercio in ginocchio, spaccio di droga e risse: questa è la situazione dei bastioni di Porta Venezia, dove residenti ed esercenti hanno chiesto più volte al Comune di risolvere questa situazione. Intanto gli assessori spendono il loro tempo a raccontare su giornali e Facebook come loro a Milano l’accoglienza si che l’hanno saputa organizzare.

In realtà Majorino e Granelli, i due assessori più coinvolti nella gestione dell’immigrazione in città, hanno subito annunciato l’ennesimo vertice in prefettura, dove, promettono, batteranno i pugni per interventi più decisi. Poi assicurano di aver studiato altre soluzioni, avendo aperto anche l’hub di via Tonale e la scuola di via Martinelli, chiusa a causa della presenza di amianto.

La giunta brancola nel buio, questo è chiaro da tempo. Il fatto che però l’emergenza dura dall’inverno 2013, fa si che sia oggettivamente difficile trovare giustificazioni a questa situazione di continua impreparazione. Certo, con l’avvicinarsi dell’inverno gli sbarchi dovrebbero diminuire, così da rientrare nei numeri previsti dal Comune. E ce lo auguriamo anche per i migranti, visto che le condizioni del mare nella cattiva stagione ridurrebbero drammaticamente le loro speranze di sopravvivere. Ma non può essere una strategia politica l’attendere p.venezia migrantil’avvicendarsi delle stagioni.

La situazione di Milano è emblematica: manca una risposta politica responsabile. Navighiamo tra l’ideologia dell’accoglienza o e quella della non-accoglienza, dicotomia voluta da quei partiti che, ai due estremi, quelle opzioni rappresentano. Questa risposta “di mezzo” non può darla la sinistra, lo ha dimostrato Renzi con, da ultimo, lo sfruttamento della morte di Aylan per alimentare il suo discorso mediatico. E non può fornirla la Lega, che raduna la comprensibile rabbia degli italiani in slogan e boutade più o meno efficaci.

Una risposta moderata sulla linea della soluzione messa in pratica dalla cancelliera tedesca Angela Merkel: accoglienza verso tutti, asilo politico per i rifugiati e rimpatrio per i migranti economici. O su quella di Cameron: accoglienza di un preciso numero di rifugiati siriani, che il governo inglese andrà a prendere in Siria con propri mezzi aerei. Una risposta politica di questo tipo può fornirla solo un centrodestra forte, credibile e responsabile, come appunto la collocazione politica dei due leader.

Una linea che Forza Italia ha perso l’occasione di affermare, con coraggio e credibilità. Perché è da Fi che bisogna ripartire nella costruzione di un centrodestra capace di tornare a governare, da un partito che sappia collocarsi al centro di una coalizione credibile e responsabile di centrodestra. Di questo ha bisogno l’Italia, e ne ha bisogno proprio Milano, dove 5 anni di governo ideologico hanno mostrato il loro fallimento proprio in ciò che doveva essere il cavallo di battaglia di questa sinistra, l’accoglienza.degrado porta venezia

Le prossime elezioni amministrative saranno l’occasione proprio per far sapere ai milanesi e agli italiani che esiste una politica responsabile, che sa spogliare la sinistra del suo travestimento renziano e insieme fornisce risposte a quegli elettori preoccupati per questa situazione, che trovano spazio ora solo nella Lega di Salvini.

C’è lo spazio politico, c’è il dovere morale di riscattarsi qui, a Milano, dove l’incapacità di gestire l’emergenza immigrazione che dura da quasi due anni ha rivelato l’ipocrisia del messaggio politico della sinistra. Serve il coraggio di differenziarsi dalla Lega di Salvini con la forza delle idee e insieme parlare a quei moderati delusi dal renzismo rampante e inconcludente. Da Milano si può, e si deve ripartire.

Gabriele Legramandi

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