Ma la politica deve rispondere agli italiani

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Milano 10 Settembre – “Il mio pubblico è il mio datore di lavoro” ha correttamente detto l’attore Johnny Depp, “X Factor esiste grazie al suo pubblico” è la pubblicità che campeggia sui cartelloni pubblicitari della famosa trasmissione canora. “Se l’Europa fosse un’impresa, la Merkel sarebbe già stata messa alla porta con richiesta di risarcimento dei danni”, si è scritto di recente sul disastro europeo dato dalla Germania. La politica non è diversa dalle altre attività. I datori di lavoro sono i cittadini votanti che, tramite il voto appunto, destinano i propri rappresentanti i quali, però, non rispondono per niente verso i propri elettori. Il rapporto causa/effetto, la responsabilità dei votati nei confronti degli elettori, non esiste, manca. Come risponde infatti, in teoria, un eletto per le manchevolezze o stravolgimenti verso il proprio elettore? Con niente. Non economicamente, non politicamente. Al massimo, il partito politico cui appartiene lo sposta, lo sostituisce, il più delle volte lo promuove in base al detto promoveatur ut amoveatur, vale a dire che si promuove per rimuoverlo, per levarselo di torno, sempre tuttavia, da noi, a spese di tutti, della collettività. Un po’ come è successo alla incapace Mogherini “rimossa “ dal ministero degli esteri per metterci l’altro incapace Gentiloni in quota Veltroni o Rutelli, fate voi. In Italia, comunque, oggi si è fuori da ogni regola democratica perché governano, da Monti Letta e Renzi, cioè dal 2011 non eletti, cioè soggetti non legittimati da nessun voto di alcun italiano votante. E i risultati si vedono. Eccome! I problemi del nostro Paese si sono ammucchiati l’uno sull’altro in un caos di mancanza e di non rispetto di regola alcuna con quelli dell’Europa tedesca, non meno disastrata. Con il colpo di Stato fatto da Napolitano, cui si era “preparato” da tempo apprestandosi a tentarlo e “costruendolo” fin dai tempi di tangentopoli quando da presidente della camera faceva in modo di filtrare le prime richieste di assalto del team di mani pulite specificamente del magistrato Gherardo Colombo oggi in quota pd comunista alla Rai dal 2012, in Italia non è stato nemmeno consentito di votare e con l’imbroglio misto alla prepotente disperazione destinata a non andare da nessuna parte, la sinistra governa malamente, bugiarda. Si metta l’anima in pace Belpietro quando ricorda a Renzi che avrebbe dovuto rivedere i vitalizi, non lo farà mai. Il cosiddetto “bugia” non a caso è tale. Abituato a promettere per infinocchiare, si barcamena per il proprio interesse e vantaggio di furbone mascalzone a danno degli italiani che per gli imbrogli settari di Napolitano “governa”. E si vede come: una catastrofe. Oggi il Paese è molto malmesso perché sono state sovvertite le regole democratiche. Non si è votato né si vota e conseguentemente è reale la situazione disastrosa che è davanti ai nostri occhi, agli occhi di tutti.

Il primo provvedimento da prendere, ed è già decisamente tardi, è di interrompere la violazione della democrazia e delle nostre regole democratiche ed andare a votare. Solo successivamente, con un governo ed un Parlamento eletti, questi stessi procederanno per necessità alla revisione ed al riordino del sistema. Quanto si pensa infatti che, senza soldi e a tassazione esosa, la politica potrà andare avanti a farla franca? La revisione arriverà, per necessità. Le bugie, come si dice, hanno le gambe corte, molto corte, ed il redde rationem arriva prima di quanto ci si aspetti. Succede così, nella realtà, che un dettaglio, un fatto o una piccola circostanza insignificante acquisti rilievo insospettato ed inatteso e determini poi, sola, la storia tutta. E’ solo questione di necessità, e in genere di poco tempo. La politica in Italia va “ristrutturata”, ridefinita. Basterà sottoporla a responsabilità, come succede per ogni attività che funzioni. Responsabilità politica, non giudiziaria. Ma non la responsabilità cosiddetta “politica” inesistente di oggi, all’acqua di rose, ma una responsabilità politica effettiva, e gli italiani come tutti ci sentono solo sul piano economico, dunque economica, afflittivamente economica. Dunque oggi è necessario che al voto, che prima o poi Mattarella sarà costretto a dare, vadano forze pensanti, non solo profittatrici economicamente, in grado di comprendere che la vita stessa della politica in Italia è attaccata e legata a stretto filo con la responsabilità, non morale, non ideale, ma puramente, squisitamente, eminentemente economica. Il sistema politico deve essere autonomo economicamente. Non è difficile. Tutto ciò che funziona, si regge economicamente sulle proprie forze, “cammina” e procede sulle proprie gambe.

Per chiarire la situazione di come si è messi, si riportano qui alcune sconcezze e ruberie che bene descrivono la porcheria umana cui riduce il sistema politico sbagliato che vige oggi. La Corte dei conti sta accusando Renzi, mai eletto da noi tutti, che, quando era al comune di Firenze ha presentato “quattro anni di bilanci falsi”. La magistratura contabile ha riscontrato cioè “gravi anomalie” e il successore Nardella bugiardescamente dice di volere “ripristinare gli equilibri”, come se si potesse amministrare tra bugie e promesse future, da mercante.

Nel mirino della magistratura contabile è finita, insomma, l’intera gestione di Matteo Renzi da sindaco ed è per questo che Napolitano l’ha in seguito “premiato”, aveva già ampiamente dimostrato a sufficienza di essere imbroglione, ladro e scorretto. Specificamente i giudici contabili “contestano all’ente toscano l’impiego di fondi di riserva per le spese correnti non ricostituiti alla fine del mandato e di avere rinviato 152 milioni di crediti diventati oggi inesigibili”.

Ed ecco un altro caso ironicamente “edificante” se non fosse tragico: il caso di Ignazio Marino. La Imagine onlus, l’associazione dallo stesso fondata nel 2005 è sotto indagine per truffa ai danni dello Stato. Ha infatti firmato contratti con persone inesistenti per garantire vantaggi fiscali illeciti alla onlus della quale era presidente e legale rappresentante. La vicenda risale al 2013 alla vigilia del ballottaggio per la poltrona da sindaco di Roma e ruota attorno a tre contratti di cui uno reale e due fasulli. Uno stipulato tra Carlo Pignatelli e Ignazio Marino, presidente fondatore e legale rappresentante della onlus e altri due firmati da Marino e da due persone che non esistono, Marco Serra e Franco Briani, in pratica due teste di legno, due personaggi di fantasia che sono serviti ad ottenere le agevolazioni fiscali per la onlus che già gode dei canoni agevolati del comune di Roma: paga solo 168 euro al mese per un immobile a San Lorenzo. I compensi dei tre “collaboratori” andavano tutti a Pignatelli. E si tralascia qui di riferire su mafia capitale o sul “sistema” delinquenziale delle cooperative di sinistra e della commistione illecita tra “affari” viziati ed illeciti e politica. Ma cosa deve succedere d’altro o di più perché, votando, sia consentito di cambiare, in tutti i sensi? Anche un cambiamento in peggio, ove mai sia ancora possibile, faciliterà il passaggio successivo, consentendo di arrivare nel più breve tempo possibile ad una “soluzione” migliore e possibile. Oggi si rimane infognati nella melma, politica e non, costringendo gli italiani ad assistere allo stravolgimento di ogni regole ed allo spettacolo peggiore, sempre più allo sprofondo. Si vada a votare in Italia. Anche l’Italia, in Europa, ne guadagnerà.

Cesare Alfieri (L’Opinione)

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