Immigrazione, l’appello: “Senza 500 posti letto tra due giorni profughi di nuovo in strada”

Milano

Milano 8 Settembre – Mentre Angela Merkel incassa l’apprezzamento alla sua politica sull’immigrazione sia da Maroni (“Per una volta sono d’accordo con lei”) sia da Renzi (“Un cambio di segno e di passo significativo”), a Milano l’emergenza profughi rischia di sfuggire ancora di mano dagli organizzatori del Comune.

“Fino a ieri avevo soluzioni, oggi non ne ho”, è l’amara constatazione del presidente di Fondazione Progetto Arca Alberto Sinigallia, associazione in prima linea nell’accoglienza dei profughi in transito da Milano. “A causa del grande afflusso di questa estate i posti di Fondazione Progetto Arca sono finiti già da agosto: la situazione è drammaticamente esplosa negli ultimi due giorni”. Questo sabato notte sono arrivate 399 persone, 266 questa domenica notte e sono rimasti in hub in 90 di cui 20 donne. profughi

Sono infatti 1300 i posti disponibili e pensati per quei migranti che si fermano pochi giorni per poi ripartire: 300 tuttavia sono occupati dai migranti inviati dalla Prefettura, che hanno fatto richiesta di asilo politico. “Se non fossero occupati da loro non saremmo in queste condizioni”.

“Questa notte non sappiamo ancora dove metterli – diceva ieri Sinigallia – sono oltre 180 le persone senza posto e qui ci stanno a malapena sedute”. Senza contare i migranti che stazionano in porta Venezia. Per non lasciare le persone in strada Progetto Arca ne accoglie il più possibile, “ma non potremmo sostenere questa situazione a livello economico per più di due o tre giorni: tra due o tre giorni potrebbero esserci 400-500 persone in strada, senza un posto dove dormire”.

La situazione quindi è vicina al collasso. Sulla questione è intervenuto anche l’assessore al Welfare Pierfrancesco Majorino, dai suoi uffici di largo Treves. “Ci dovrebbero essere in uno spirito solidale e positivo anche altre città che aumentino la propria capacità di intervento” ha dichiarato l’assessore. La causa del rischio di collasso, secondo l’assessore, sono gli immigrati richiedenti asilo che la prefettura ha assegnato ai posti del comune, che potrebbero essere inviati anche in altre città e occupano invece i posti dei migranti in transito.

profughi parco“E’ un paradosso che credo il Ministero dell’Interno deve gestire con molta più decisione: inviatele in altre città, non a Milano queste persone, perché in città arrivato centinaia, migliaia di persone che autonomamente transitano attraverso il Paese”, continua Majorino. “Per noi ovviamente non fa differenza: non scegliamo noi i migranti e siamo per accogliere, lo abbiamo fatto in questi mesi con grande determinazione. Il Governo deve coordinare questo meccanismo in una modalità diversa da quanto accaduto fin qui: fino ad oggi siamo spesso stati lasciati soli”.

“Ci sono tanti Comuni in Italia che devono darsi una mossa – accusa Majorino -. Non può essere un gioco a chi fa meno: se facciamo tutti di più, come dimostra la situazione europea, riusciamo a gestire un esodo ineluttabile”.

Milano quindi rischia di vedere ancora gli accampamenti di migranti nei parchi e nelle strade che avevamo già visto i mesi scorsi, quando il Comune è stato colto totalmente impreparato nella gestione dell’emergenza. In questa situazione l’assessore pertinente non riesce a far altro che scaricare la responsabilità sul governo, dopo che ha passato gli ultimi giorni a battibeccare col capo di quel governo, Renzi, alla festa dell’Unità.

Le immagini di Monaco e la gestione Merkel dell’immigrazione sembrano un sogno lontano.

Gabriele Legramandi

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