Via Odazio: trovato mummificato in casa dopo mesi. I vicini “Aler avvisata a Natale”

Cronaca

Milano 7 Settembre – Alla fine, dopo mesi di inerzia dell’Aler, Maria Palomares, ha deciso di scalare il balconcino al piano rialzato. Da gennaio non c’è stata notte in cui lei e gli altri attivisti del comitato «No racket no abusivismo» di via Odazio 6, non abbiano vigilato su quell’appartamento alla scala F per paura che qualcuno approfittasse delle finestre aperte e delle tapparelle a metà per l’ennesima occupazione.
L’ultima notte è stata quella tra venerdì e sabato. Poi sabato pomeriggio anche la mite Maria ha detto basta. Con un’amica ha deciso di entrare nell’alloggio dal balconcino che affaccia sul cortile. «A volte si sentiva l’odore di morto, ma non sempre». Alcuni pensavano che Fulvio Marinoni, 57 anni lo scorso maggio, ex magazziniere in una ditta di spedizioni, fosse partito. Ma loro no. Lo avevano visto l’ultima volta a novembre. Altri vicini ancora hanno detto alla polizia di averlo visto a ridosso di Natale. Dieci mesi fa.via odazio Aler

«Non pagava l’affitto, nessuno se ne è accorto?»

«Siamo entrate, era pieno di ragnatele e rifiuti. Ho detto alla mia amica vai in camera da letto, poi ho sentito un urlo: “Oddio, c’è un morto”». Fulvio Marinoni era a terra, vicino al letto. Il corpo esile sotto a una coperta. Sbucavano solo la testa e le braccia. Il viso mummificato, intorno sporcizia e rifiuti. Fulvio Marinoni è morto molto probabilmente per cause naturali. Nel caos dell’appartamento Aler di via Odazio 6 i poliziotti non hanno trovato niente di così anomalo da far pensare a un omicidio. La porta, la prima sulla destra dopo una manciata di gradini, era chiusa. Il medico legale, e soprattutto l’autopsia, daranno indicazioni maggiori.
Il resto è la quasi certezza che il caso di Fulvio Marinoni sia da considerare soltanto una tragedia della solitudine. Una storia di tristezza e dispiacere per un uomo che negli ultimi anni si sera sempre più chiuso in se stesso. Pare che fosse stato sposato e separato due volte. Dall’ultima relazione sarebbe nata anche una figlia. «Si era lasciato andare, beveva. Forse gli avevano diagnosticato una malattia». Ieri sera i poliziotti delle Volanti hanno contattato una delle due sorelle. Era in Sardegna, ha detto di avere ormai chiuso i rapporti con il fratello. Fulvio Marinoni viveva solo nel bilocale dopo la morte della madre, accudita con amore dopo che un ictus l’aveva colpita. Ma anche lei era morta ormai da molti anni. Famiglia milanese, lui praticamente nato in via Odazio, cuore problematico e popolare del Giambellino. Feudo degli abusivi e dell’ex «Base» dei militanti anarchici. Ma anche simbolo di una Milano che, come Maria e il suo comitato, resiste e si batte contro il degrado.
I vicini di casa e la portinaia avevano segnalato il caso all’Aler già durante le ferie di Natale, quando Marinoni aveva smesso di frequentare il bar. Avevano fatto quello che l’ex questore Paolo Scarpis aveva consigliato ai milanesi per evitare le tragedie della solitudine: «Fatevi gli affari dei vostri vicini». Il problema è che – come denunciano gli stessi abitanti – quelle segnalazioni erano cadute nel vuoto. «Possibile che nessuno si sia chiesto come mai Fulvio non pagava più l’affitto»?, ripete Franco.
I vicini qualche mese fa avevano chiuso la finestra del balcone perché dalla casa andavano e venivano i gatti. Sembra che qualcuno dall’Azienda lombarda di edilizia residenziale in realtà fosse riuscito a contattare una parente, ma solo per avvisare che sarebbero partite le procedure per la decadenza dell’assegnazione. Poi solo il silenzio. (Corriere)

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