La cooperazione ha fallito, l’accoglienza puzza di speculazione e l’integrazione è lontana

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Milano 5 Settembre – Se l’Italia e/o l’Europa non si daranno una cultura dell’immigrazione – dell’integrazione oltre a quella dell’accoglienza -, casi come quello del Catanese, dove un giovane immigrato ha sterminato una coppia di coniugi anziani che voleva derubare, si ripeteranno.

La cultura dell’accoglienza è priva di senso o rischia di averne uno scandaloso – il parcheggio degli immigrati nei campi di accoglienza per tempi indefiniti – se non favorisce l’integrazione (la possibilità di trovare un lavoro, di avere un’abitazione in tempi brevi e, entro certi limiti, sottostare alle stesse regole del gioco di chi è nato, e cresciuto, in Italia e/o in Europa, eccetera, eccetera). La difficile situazione economica non favorisce l’integrazione: non c’è lavoro per gli italiani, figuriamoci se ce n’è per gli immigrati. La cultura dell’accoglienza, così come si concreta, puzza lontano un miglio di speculazione. È nell’interesse di chi la sostiene – organizzazioni cattoliche e/o di sinistra – poter disporre di manodopera a basso costo.Tunisian migrants wait for the arrival o

L’Europa continua sostenere che l’Italia è stata lasciata sola di fronte al fenomeno epocale. Ma, poi, di suo non fa niente per rimediare. In Italia, cattolici e sinistra predicano l’accoglienza indiscriminata senza porsi il problema dei costi e tenendo contemporaneamente d’occhio i vantaggi economici privati che ne possono derivare (costi pagati, oltre tutto, dalla dissestata finanza pubblica). L’uccisione dei due coniugi nel Catanese è un’avvisaglia di quello che potrebbe accadere se continuasse l’attuale andazzo.

A suo tempo, l’Italia aveva varato un programma di cooperazione economica con in Paesi in via di sviluppo. Si tratta di ripetere l’esperimento, evitandone le deviazioni. Come spesso accade dalle nostre parti, i soldi erano finiti ai partiti, che se li erano spartiti, lasciando vuote le casse della cooperazione. Oggi, il copione è cambiato, ma i risultati rischiano di essere gli stessi: immigrati abbandonati a se stessi nei campi di accoglienza – che poi uccidono per rubare – e dispersione della finanza pubblica a vantaggio dei soliti noti privati.

Il problema consiste nell’evitare che partano e un investimento nei Paesi di forte immigrazione è la soluzione, a condizione che si faccia sul serio. Abbiamo bisogno di manodopera a basso costo? Invece di importarla a costi economici e sociali intollerabili, andiamo a cercarla da dove parte e investiamo lì, come già abbiamo fatto negli ex Paesi comunisti, a beneficio della Germania. È mai possibile che non riusciamo a metter su un programma di cooperazione economica con l’estero da dove arrivano gli immigrati, senza finire per sovvenzionare sotto banco una parte della classe politica in Italia o favorire la signora Merkel per ottenerne in cambio favori personali in Europa?

Piero Ostellino (Il Giornale)

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