Immigrazione: dopo la rivolta di Bresso il Pd si perde in beghe interne. Serve una risposta moderata.

Milano

Milano 26 Agosto – Risale a due giorni fa, come è noto, la rivolta dei profughi ospitati nel centro di accoglienza di Bresso. Lo strascico politico però è destinato a protrarsi nel tempo, e con questo la nostra analisi e la nostra riflessione. Ho letto infatti molte dichiarazioni di politici locali ed esponenti nazionali, nei due giorni passati. Poche le analisi, diversi i proclami, moltissimi gli attacchi.

majorino1Inizio da chi ci governa, sia a Milano che a Roma, il PD: Majorino, assessore al Welfare al Comune di Milano, attacca il capo del governo nonché segretario del suo partito, Matteo Renzi, accusandolo di fallimento nella gestione dell’immigrazione. Emanuele Fiano invece se la prende con Salvini e la Lega, accusandoli di populismo, e addirittura con Berlusconi, il cui governo firmò nel 2003 il trattato di Dublino, ignorando che l’ultima versione risale al 2013. Entrambi sono candidati alle primarie al PD per le amministrative di Milano emanuele-fianonel 2016.

Entrambi sorvolano il problema, e Majorino in particolare allega all’attacco al governo la sua personale protesta per una sua presunta emarginazione alla prossima festa dell’Unità a Milano. Il metodo della sinistra rimane il solito: un fatto reale che dipende dalle loro politiche viene ricondotto a uno scambio di accuse puramente politico, dove la protesta degli immigrati e i disagi ai cittadini diventano strumenti per l’ennesimo scontro di potere interno al PD.

A denunciare la perversione politica è Mariastella Gelmini, coordinatrice lombarda di Forza Italia, che commenta: “Nel frattempo sono i milanesi e gli italiani a farsi carico della loro inconcludenza. gelminiLa Giunta milanese ha fatto quattro anni di politica delle porte aperte a tutti, e oggi tuona contro il Pd di Renzi. Purtroppo di chi sia o non sia invitato alla Festa dell’Unità ai milanesi non importa assolutamente nulla”.

Chi invece abdica del tutto a un ragionamento politico è Matteo Salvini: “Protestano e rompono? Tutti a casa loro, subito!” questo il suo commento su Twitter alla protesta. E dietro di lui gli esponenti locali del suo partito: Alessandro Morelli, capogruppo a Palazzo Marino, li vuole tutti “espulsi e subito”, mentre Igor Iezzi, segretario provinciale, propone di rilasciare a tutti un foglio di via che gli permetta di transitare velocemente dall’Italia senza identificazione e richiesta d’asilo nel nostro paese, evitando salvini1gli accordi di Dublino.

Rimane sempre la scandalosa mancanza di una risposta strutturale e complessiva al problema dell’immigrazione. Finora è stato affrontato come se fosse solo un’emergenza temporanea, a cui far fronte decentrando i richiedenti asilo e le procedure di identificazione, facendo in modo che molti degli immigrati sfuggissero ai controlli e proseguissero il loro viaggio verso i paesi del nord Europa, la vera terra promessa.

Manca completamente un minimo di controllo dei flussi, le procedure per le richieste d’asilo rimangono pachidermiche e l’identificazione dei profughi è fonte solo di ulteriore burocrazia. È del tutto assente un progetto che vada oltre l’accoglienza momentanea sotto la pressione di un’emergenza che ormai tale non è e si avvia a diventare sempre più una necessità strutturale.

renziEppure proprio ieri, di fronte alla platea ciellina del meeting di Rimini, Matteo Renzi ha ribadito l’orgoglio patriottico di essere un paese che “salva le vite”. Non era funzionale alla sua oratoria un passo oltre al “salvare le vite” nel mediterraneo, e chiedersi se dobbiamo essere orgogliosi anche di distribuire presunti profughi in tutta Italia per tenerli nelle tendopoli, nelle ex-caserme, in campi di accoglienza o in alberghi e hotel chiusi. A spese nostre e senza la minima idea di quale possa essere il loro futuro, anche nel caso la richiesta di asilo politico venga accettata.

Serve un’azione di politica estera verso i paesi di provenienza dei flussi migratori. C’è bisogno di una regolamentazione strutturale chiara e scevra da ideologie nella gestione sul suolo italiano, che non vada a creare occasioni di tensione sociale. Bisogna prendere atto che nella maggioranza dei casi si tratta di migranti economici, e per loro non ci può essere spazio in un paese col 12% di disoccupazione.

E parlo da cristiano: insistere sull’accoglienza pura senza strutturare le modalità oltre l’emergenza, senza progettualità sul futuro degli accolti, senza capire le motivazioni delle singole persone e senza poi controllare la situazione sociale sul territorio è accettare una visione semplicistica dell’immigrazione, rassicurante ma terribilmente pericolosa. È ipocrisia.

C’è bisogno di una risposta politica che vada oltre l’inutile orgoglio del “noi salviamo le vite” e oltre il grido di guerra “espelliamoli tutti”. Il Pd ha dimostrato di non essere in grado di fornire questa risposta, si perde in beghe interne e contraddice se stesso in una spirale di ipocrisia che parte dal governo Renzi e finisce con la giunta Pisapia a Milano. Serve una risposta moderata, e serve un partito in grado di garantirle la credibilità necessaria per essere votata dagli italiani.

Gabriele Legramandi

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