Non solo cultura: l’arte, in provincia, diventa amicizia.

Cultura e spettacolo

Milano 11 Agosto – “Ti mostro il mio quadro”, non solo la denominazione di una mostra d’arte, ma soprattutto un invito a partecipare con le proprie opere, per essere presente, per condividere l’evento, per socializzare, per essere protagonisti con i ricordi e le emozioni spesso comuni. Perché comune è il luogo, la memoria: un modo per raccontare e raccontarsi, un modo per riconoscere e ritrovarsi. Da tre anni si ripete la manifestazione a Bettola, centro della Valnure, nelle colline piacentine, dove si respira tradizione e sorriso e i rapporti hanno l’immediatezzabettola2 della semplicità. E forse l’idea di aprirsi alla cultura artistica suggerendo un modo nuovo di fare arte, fidandosi della collaborazione degli abitanti della zona, è la chiave dell’indiscutibile successo dell’evento. Molti hanno corrisposto all’iniziativa portando i propri “tesori”, con la fierezza di esporre un pezzo di vita, con la consapevolezza di condividere un ricordo caro.

E i paesaggi (tema scelto per la mostra) esposti sono un viaggio attraverso la rappresentazione del reale trasfigurata dalla sensibilità e dall’abilità pittorica dei singoli, un linguaggio che ha il colore del verismo o dell’astrazione, dell’inquietudine o della serenità arcadica, del movimento o della staticità. Forme e modi diversi di sentire la natura, capacità e tecniche diverse per interpretarne l’anima, emozioni o riflessioni poetiche proiettate a volte nel sogno. L’originalità della mostra è la libertà che si respira nell’accostamento degli stili, delle tecniche, delle epoche d’appartenenza degli autori. E la lettura è il piacere della scoperta, suggerisce curiosità, amplifica la bellezza del mondo interiore di ciascun pittore. Alcuni, presenti all’inaugurazione, hanno spiegato le bettola1motivazioni del loro essere artisti, del percorso a volte faticoso che il fare arte comporta, della spinta emotiva che non si può sottacere. Con pudore hanno raccontato se stessi Getty Bisagni, Alberto Bertoldi, Tommaso Nicolotti, Antonella Signaroldi,, Silvana  Cammi, Piero Bonvini, tutti piacentini doc, accomunati dall’amore per questa terra.

Ma l’incontro con l’arte di Francesco Ghittoni (1855-1928) ha il profumo della sua profonda umanità, ha la morbidezza di chi accarezza il colore con maestria, ha la verità della semplicità di un quotidiano in cui riconoscersi. Bot e il suo animo inquieto, la sua voglia di sperimentare, Stefano Bruzzi (1811-1935) e quel qualcosa di impalpabile e di evanescente nella sua opera esposta; Ernesto Giacobbi, una natura sognata, morbida, sospesa; Lazzaro Pasini morto nel 1948, una marina di respiro ampio, con la luce di un tramonto perlato; Guglielmo Della Cella, ingegnere, celebre nella zona perché suo il progetto del Santuario della Madonna della Quercia in Bettola, qui testimone pittorico di paesaggi; Luigi Arrigoni, influenzato dal movimento futurista sospeso tra passato e presente e ancora Alessandro Moretti, architetto ed esponente di rilievo della cultura italiana,  Aldo Brizzi, Plinio Sidoli, Alessandro Abate, Carlo Scrocchi. Una segnalazione a parte per Jacques Courtois detto il Borgognone delle battaglie (1621-1676) presente con una scena di battaglia di cui fu forse il più celebre interprete: movimento, verismo, con un cavallo baio disarcionato in primo piano di grande impatto.bettola3

Tra i contemporanei Getty Bisagni di respiro internazionale, pluripremiato, con una visione di Montmartre che è un’esplosione di emozioni e  di colori e una nevicata a Bettola che è sensibilità, magia, amore. Alberto Bertoldi e i suoi paesaggi fantastici, atmosfere sospese, nuvole strappate al cielo, sogno. Antonella Signaroldi, creativa, incisore che ama sperimentare, ma “Antepongo l’immediatezza dell’ispirazione alla perfezione del segno…Esprimo la mia inquietudine che è di tutti, per questo il “vortice” che ricorre nelle mie opere, mi è congeniale”, quasi che nessun luogo possa fermare il viaggio dell’uomo. Ma traspare una sensibilità poetica che è dolcezza. Valter Marras e il suo sguardo attento dei luoghi, con tenerezza. Dario Rossi, Pasquale Barberis, impressionista, Olindo Guerrini, Alfredo Casali, Albarosa Duziosi, Tommaso Pinotti, Silvana Cammi. Piero Bonvini e la sua “isola” tra i sassi del Nure, con un’opera di forme geometriche e colore, stilisticamente bettola 4di estrema eleganza.

Ha presentato l’evento il prof. Alessandro Malinverni, docente di Storia dell’Arte presso l’Istituto Gazzola e il Collegio Alberoni di Piacenza. Figura riconosciuta di grande rilievo culturale è il più giovane Accademico di Parma. Le sue note introduttive alla mostra hanno ripercorso l’evoluzione nella pittura della rappresentazione del paesaggio.

La mostra è stata dedicata alla memoria di Gianfranco Fiaccadori, insigne storico dell’arte, deceduto da pochi mesi.

Gli spazi sono stati messi a disposizione dalla famiglia Molinari. Curatori dell’evento, Emanuela Sbordi e Raffaella Galvani.

Nene Ferrandi

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