Aumentano gli Hotel che offrono ospitalità ai quattro zampe e ai loro padroni

Società

Milano 5 Agosto – Il 55,6 per cento delle famiglie italiane ha scelto di vivere con un cane. Il 49,7 per cento con un gatto. In totale gli animali da compagnia sono circa 60 milioni, quasi uno per ogni cittadino. Secondo i dati raccolti dall’Aidaa, negli ultimi dieci anni sono stati oltre un milione quelli salvati dai canili e dai rifugi della Penisola.

Altrettanti sono stati i mici sottratti al vagabondaggio. A prima vista il Belpaese sembra davvero diventato più amico degli animali. E questi dati confermano un cambiamento profondo, al quale il mercato sta rispondendo con proposte ad hoc. E così mentre un numero sempre maggiore di bar e ristoranti ne accettano di buon grado l’ingresso, l’industria delle vacanze si è attrezzata per far fronte alle esigenze dei proprietari. Con spiagge organizzate e villaggi turistici che, accanto alle camere tradizionali, offrono alloggi su misura per i quattro zampe. «Per fortuna l’attenzione per le famiglie con gli animali sta crescendo – conferma Alessandro Nucara, presidente di Federalberghi -. Circa un terzo degli hotel italiani oggi li accetta e il mercato è in costante evoluzione». La città più attrezzata su questo fronte è Torino, dove in base ai dati raccolti da HotelTonight il 75 per cento delle strutture è aperto agli animali. Seguono Milano (69 per cento), Bologna (68 per cento) e Firenze (65 per cento). In tutta Italia il 49,7 per cento degli alberghi censiti è ben felice di far entrare gli animali da compagnia, un dato nettamente superiore alla media mondiale, ferma al 37 per cento.

STANZE CON CUCCIA

In questo quadro, stanno aumentando anche i villaggi turistici attrezzati. Fra questi c’è il Club Valtur di Capo Rizzuto, in Calabria e quello di Ostuni, in Puglia, che hanno allestito il Dog Campus. Qui i cani hanno uno spazio verde a disposizione, nel quale possono correre e camere con tanto di cuccia, scodelle per il cibo e acqua. Non mancano i servizi di toelettatura e di assistenza veterinaria. Una settimana in pensione completa costa 220 euro. «In tutta Italia siamo gli unici a mettere a disposizione questo servizio – dice Gabriele Burlando, capo animazione e responsabile del servizio -. Diamo la possibilità ai proprietari di portare con loro il cane di famiglia. Il Campus è una zona attrezzata immersa nel verde dove gli animali risiedono e possono correre oltre che seguire percorsi di educazione e gioco con professionisti del settore».

Le richieste di strutture di questo genere sono in costante aumento. «Ho notato una crescita generale della sensibilità e della voglia di condividere il tempo con l’animale di casa – afferma -. Lasciare i cani in pensione molte volte può essere triste e spiacevole, per loro è molto meglio seguire i padroni in vacanza». Lo confermano anche i medici: «Per il cane la relazione affettiva con il proprietario è fondamentale – spiega Marco Melosi, presidente di Anmvi, Associazione nazionale medici veterinari -. La condizione ottimale è sicuramente quella di condividere la vacanza con il proprio animale».

Questa esigenza di vicinanza spiega anche il moltiplicarsi di spiagge attrezzate, le uniche nelle quali, in Italia, sia possibile portare un cagnolino senza andare incontro a pesanti multe. In totale su tutto il territorio nazionale se ne contano 119.

La regione che ne ha di più è l’Emilia Romagna, dove i lidi pet friendly sono 22. Seguono la Liguria, con 16, e la Toscana, con 14. E non mancano neanche le soluzioni per chi decida di restare in città, visto che sempre più Comuni si stanno dotando di normative che rendono più semplice la convivenza con gli animali da compagnia. Nella speciale classifica dei Comuni italiani più sensibili al benessere degli animali in testa c’è Prato, di gran lunga in vantaggio per quello che riguarda i servizi di tutela e di gestione degli amici a quattro zampe. Seguono Bolzano e Modena, entrambe sul podio di Legambiente nella terza edizione del Rapporto animali in città. Lo stesso studio, che ha monitorato 104 Comuni della Penisola, ha evidenziato che il 47 per cento delle amministrazioni ha già adottato i regolamenti per l’accesso degli animali negli uffici e nei locali aperti al pubblico, mentre solo il 34 per cento delle città costiere ha ammesso di aver adottato una norma per l’accesso al mare o al lago. Insomma, qualche deciso passo avanti è stato fatto anche se siamo ancora piuttosto lontani dagli standard dei Paesi del Nord Europa. L’Italia è, per esempio, ancora indietro sul fronte abbandoni. Anche per il 2015 è stato lanciato l’allarme, che si ripete ogni volta che arriva l’estate. Secondo la Lav – Lega anti vivisezione – sono 130mila gli animali da compagnia lasciati per strada ogni anno, specialmente a ridosso delle vacanze. E l’80 per cento di questi animali lasciati per strada è destinato a morte certa. «Rispetto al recente passato sono stati fatti molti passi avanti – dice Michele Pezone, avvocato della Lega protezione cani -, ma siamo ancora lontani dagli esempi più virtuosi. Oggi è senz’altro più facile far entrare un cane al ristorante o nelle spiagge attrezzate, ma tutto è lasciato all’iniziativa dei Comuni e delle Regioni». Quello che manca è una legislazione nazionale, che detti le regole della buona convivenza fra umani e amici a quattro zampe. «Non siamo più il fanalino di coda dell’Europa – prosegue – ma per migliorare avremmo bisogno di un codice, come quello della strada, che racchiuda tutta la giurisprudenza in materia. Inoltre servirebbe una reale applicazione delle norme esistenti grazie alle quali, ad esempio, il problema del randagismo sarebbe già stato risolto».

LEGGI SU MISURA

E così, mentre all’università americana di Harvard si insegna Animal law, in Italia si discute ancora se sia lecito esporre il cartello «Io non posso entrare». Perché mancano i fondamenti dell’educazione sociale che dovrebbe mettere d’accordo i diritti di chi possiede un animale con quelli di chi non tollera la presenza di cani e gatti. «In Italia siamo ancora indietro per quello che riguarda la presenza di animali negli ospedali, anche se alcuni già li ammettono, o in alcuni ristoranti – prosegue Melosi -. Il proprietario deve comprendere che possono esserci situazioni in cui la presenza dell’animale può rappresentare un disagio. Ed è anche necessario ricorrere a tutti gli accorgimenti (guinzagli, museruola, trasportino) che permettano all’animale di non essere imposto alla convivenza sociale, bensì adeguatamente accolto». Insomma, la sensibilità per questo argomento sta aumentando, anche se qualcosa ancora non torna. «Un governo che tassa cani e gatti non è amico degli animali – conclude il medico -. Oggi le cure veterinarie e l’acquisto degli alimenti sopportano l’aliquota Iva dei beni di lusso, mentre meriterebbero agevolazioni e detrazioni fiscali per le spese sanitarie». Il risultato è che da una parte le strutture di ricezione turistica si stanno impegnando a migliorare i propri standard, dall’altro la burocrazia rappresenta ancora un ostacolo difficile da superare. Così l’Italia resta in un limbo: pet friendly, ma non del tutto. Daniela Uva (Il Giornale)

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