Riccione, la droga e gli spacciatori di Stato

Politica Società

Milano 3 Agosto – Oggi chiude, per quattro mesi formalmente, ma è come chiuderlo a tempo indeterminato, il Cocoricò di Riccione. Era la discoteca dove un sedicenne morì a seguito della consumazione di una dose di Ecstasy. Tutti felici, tutti contenti, oggi si apre un nuovo capitolo. Questo, almeno, il tenore dei commenti.

Chi scrive dissente fortissimamente. Antefatto: 220 Parlamentari hanno firmato una proposta di legge per normare il consumo di cannabis. I motivi addotti sono tanti e tutti, sostanzialmente, di contorno. L’unico, vero, motivo è che questi 220 signori credono che drogarsi sia un problema individuale. E con loro milioni di nostri concittadini, gliStreamImage stessi che poi piangono la morte di un sedicenne che ha esercitato quel medesimo diritto. Gli stessi che gioiscono quando un locale pubblico, che non si sa a che titolo dovrebbe impedire l’esercizio di un diritto individuale, chiude per la morte del predetto adolescente. A questo punto vale pena di chiarirsi. Delle due l’una: o siamo alle solite, ovvero si vuol gestire all’Italiana il problema (Libertà di Stato e controlli di Stato sulla medesima) o vogliamo comportarci in maniera matura ed Anglosassone (libertà individuale e responsabilità personale). La gestione all’Italiana va per la maggiore, quindi analizzerò quella.

In primis, la situazione è grave, ma non è seria. L’obiettivo è una droga di Stato. Si paga una tangente al Leviatano e Lui ti lascia sballare. Se non paghi sei un delinquente. Se paghi sei un cittadino modello.

Il fatto è che se questo vale per la cannabis, non si vede perché non dovrebbe valere per l’ecstasy. O per la cocaina. O per l’eroina. Se il diritto individuale ad uccidersi ed a creare danni sociali è illimitato, allora il Cocoricò è solo la prima frontiera del diritto. Chiuderlo è un atto di tirannia. E lottare contro la droga uno sport inutile e costoso. Anche perché, la balla che la Marijuana non uccida viene smentita dai numeri e dai fatti in Colorado (http://www.huffingtonpost.com/2014/04/18/pot-deaths-colorado_n_5175876.html?ncid=fcbklnkushpmg00000013&ir=Politics). Non ve lo racconteranno nel Tg di Mentana, ma 21 giovani sono morti per le caramelle alla cannabis. Un bambino è morto per i biscotti. Quando avrete permesso tutto questo in Italia, perché così andrà a finire, cosa potrete rispondere allo spacciatore che ha venduto la pasticca fatale al 16enne, quando vi dirà che l’ecstasy uccide meno della cannabis? Se accettate che la disciplina che tiene unita una comunità sia postergata al diritto allo sballo, come potrete punire quelli che fanno poca teoria, ma che nella pratica difendonoProtesters call for cannabis to be legalized questo principio?

E’ inoltre ridicolo che si punisca una discoteca per i fallimenti dello Stato. Di fronte ad un Parlamento che propone la resa nella Guerra alla Droga, pretendere che i locali pubblici facciano da Ultimo Giapponese nella Jungla è ridicolo. Se la guerra è finita, non ha senso parlare di diserzione. Chiudere una discoteca perché i vostri figli hanno ascoltato

Pannella è inutilmente crudele. Prendetevela con voi stessi come genitori, come educatori, come politici, come cittadini. Perché nessuno ha spinto in gola quella pastiglia. Nessuno gli ha raccontato fosse una caramella. Quel ragazzo ha deciso liberamente e consapevolmente di trasgredire. Forse. Forse non credeva nemmeno fosse una trasgressione. D’altronde la guerra alla droga ormai è solo una battaglia morale, no? Ed infrangere la morale è giusto da adolescenti, no? Non è questo il modello educativo sessantottino, postmoderno e relativista? Se la risposta è sì, piangiamo la vittima di un incidente, non di un omicidio. Ed invece di accusare due commercianti, lo spacciatore e la discoteca, cominciamo a domandarci se i carnefici non vestano in giacca e cravatta e non bazzichino gli studi televisivi.

 

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