Eurotassa, ecco cos’è e come funziona il nuovo fondo salva-Stati

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Milano 2 Agosto – Sta scatenando numerose polemiche l’idea, lanciata dal ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble, di introdurre una nuova tassa europea i cui proventi possano servire in futuro ad affrontare in modo più rapido ed efficiente crisi finanziarie tipo quella greca. Ma vediamo innanzitutto come dovrebbe funzionare questa nuova imposta, facendo riferimento a quelle che sono state le prime indiscrezioni pubblicate in merito dal settimanale tedesco Der Spiegel. Secondo quello che sarebbe il piano messo a punto da Schaeuble, il gettito della nuova tassa potrebbe arrivare o attraverso lo storno di una parte delle imposte attualmente riscosse con Iva e Irpef a livello nazionale dai singoli Paesi aderenti all’Ue o all’Eurozona, oppure, in alternativa, attraverso una vera e propria nuova tassa che funzionerebbe come una sorta di addizionale europea sempre su Iva e Irpef.

Si tratta ovviamente di studiare quale possa essere la soluzione politicamente ed economicamente più praticabile e a Jean-Claude Junckerquesto proposito è già al lavoro una commissione ad hoc guidata dal nostro ex premier Mario Monti, che tra l’altro ha ricevuto anche l’avallo del presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker. Come detto quindi, le risorse raccolte con la nuova eurotassa, dovrebbero confluire in un fondo unico, gestito da una sorta di ministro europeo delle Finanze, il cui compito dovrebbe essere proprio quello di affrontare emergenze di bilancio o semplici crisi finanziarie di Paesi aderenti all’euro, come purtroppo accaduto in questi mesi con la Grecia. La proposta, almeno per il momento, ha lasciato spiazzati un po’ tutti per una serie di motivi.

Innanzitutto perché essa giunge da un personaggio come Schaeuble che, nell’immaginario collettivo, proprio per la durezza assunta in questi mesi nei confronti di Atene e del governo Tsipras, viene ritenuto un falco, ovvero un oppositore della stessa concezione unitaria dell’Europa. E invece, l’introduzione di una tassa di questa natura, che in pratica andrebbe ad incidere sul prelievo fiscale, ossia su uno dei capisaldi della sovranità nazionale, rappresenterebbe un vero e proprio atto di fiducia verso le istituzioni comunitarie. Insomma, con questa eurotassa, Schaeuble si dimostrerebbe nei fatti molto più europeo di tanti altri politici che in questo periodo non hanno perso occasione per sbandierare a parole un presunto attaccamento all’Unione. Un atteggiamento talmente sorprendente che pare aver spiazzato anche la stessa Cancelliera tedesca Angela Merkel, che per il momento sulla nuova eurotassa non ha assunto una posizione ufficiale.

Tasse più basse, meno evasione: siamo sicuri che basti?

In tanti infatti, e qui veniamo alle note dolenti, sottolineano tutti i rischi di un’operazione che in pratica per i contribuenti europei avrebbe l’amaro sapore di un indigesto inasprimento della pressione fiscale. Con tutte le possibili conseguenze in termini di consenso elettorale, fattore a cui tiene ovviamente non solo la citata Merkel, ma anche gli altri attuali leader europei. Non è un caso quindi che la proposta di Schauble, nonostante il plauso ricevuto a Bruxelles, dovrà ora passare il vaglio delle cancellerie nazionali a cominciare da quelle di Francia e Italia. Il percorso però sembra essere stato segnato, e non è escluso dunque che molto presto sentiremo riparlare di eurotassa, e allora capiremo se si tratterà di un nuovo intollerabile balzello, o di una garanzia finanziaria effettiva affinché per il futuro non si ripetano più situazioni tipo quella greca. Staremo a vedere.

Giuseppe Cordasco (Panorama)

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