Accusato di rapina a 14 anni, dopo 4 anni assolto per YouTube

Cronaca

Milano 2 Agosto – Erano andati a prenderlo a casa un anno dopo la rapina che lo accusavano di aver commesso a 14 anni ai danni di un ragazzo italiano in metropolitana insieme a una gang di latinos, l’avevano portato via dai genitori, collocato in comunità come misura cautelare per 8 mesi, processato per rapina. Tutto sulla base di un apparente riconoscimento fotografico. Che però si è sbriciolato al processo. Dove invece i giudici, decidendo l’assoluzione, hanno valorizzato un filmato (persino su YouTube) che esisteva già 5 anni fa all’inizio delle indagini: il video che mostrava che il ragazzo era estraneo alla rapina.

Processo da ritmi rarefattiporto di mare

È l’8 maggio 2010 quando nella stazione di Porto di Mare un giovane al telefonino viene rapinato da una banda di giovani latinoamericani. Da lì le indagini ricostruiscono 24 episodi addebitati a numerosi indagati. Tra essi, ma solo per la rapina dell’8 maggio, anche un 15enne peruviano che un anno dopo, l’11 aprile 2011, viene collocato in comunità dal gip del Tribunale dei minorenni. Gli investigatori, infatti, ritengono di averlo identificato «estrapolando, previa attenta analisi meramente oculare senza utilizzo di apparecchiature specifiche, i fotogrammi delle telecamere a circuito chiuso» della metropolitana.
Il processo inizia il 22 novembre 2011 ma per varie ragioni, soprattutto «la mutata composizione del collegio a seguito di reiterati trasferimenti ad altra sede dei giudici», ha ritmi rarefatti: dal 13 dicembre 2011 si passa al 26 giugno 2012, poi al 26 marzo e 24 ottobre 2013, quindi al 26 giugno e 13 novembre 2014, infine finalmente quest’anno dopo 4 udienze si arriva a sentenza il 18 giugno. E ora la sentenza spiega perché il Tribunale (presidente Elly Marino, a latere Antonella Brambilla) ha assolto.

 «Condotta avulsa dal contesto»

Intanto c’è il problema del metodo del riconoscimento fotografico: la vittima della rapina, infatti, nel ricordare che non era stato in grado di descrivere le fattezze di chi lo aveva aggredito, ha aggiunto che a un certo punto si soffermò «sulle foto 5 e 7 perché loro (gli agenti, ndr) mi dissero “Guarda questo in particolare, è quello lì”». Ma «a giudizio del collegio, al riconoscimento così effettuato», che «incide sulla genuinità della individuazione, «non possono essere attribuiti attendibilità ed efficacia probatoria». Ma c’è di più, c’è il video che i legali Elena Patrucchi e Mauro Mocchi avevano già portato cinque anni fa: «Dall’esame del video risulta riscontrata la tesi» dell’imputato di essere «il ragazzo che indossa una maglia chiara, zaino sulle spalle e scarpe bianche, seduto sulla panchina all’estremo opposto rispetto al luogo dell’aggressione, dove rimane ascoltando la musica con le cuffie per tutta la durata del fatto che si svolge lontano dalla sua postazione e senza che lui se ne avveda avendo lo sguardo rivolto in altra direzione, fino all’arrivo del treno su cui sale». Sicché «la condotta risulta effettivamente del tutto avulsa dal contesto in cui si è svolta la rapina».

Luigi Ferrarella  ( Corriere)

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