In fuga per Londra con passaporto falso, nonnina afghana finisce una notte a San Vittore

Cronaca

Milano 1 Agosto – E’ una nonna afghana di 85 anni, incerta sulle gambe, piena di rughe e di dignità. Ha trascorso una notte nel carcere di San Vittore in stato di arresto. Ieri mattina, quando l’hanno accompagnata in tribunale insieme a figlio e nuora per l’udienza di convalida, si è seduta tranquillamente davanti al giudice, quasi rassegnata a quello che le stava capitando. È la storia di una fuga per la libertà momentaneamente interrotta. È la vicenda di un’intera famiglia di origine sikh – madre, padre, figlia e, per l’appunto, nonna – partita tre giorni fa in aereo da Jalalabad, in India e diretta a Londra. Allo scalo tecnico di Milano, venerdì sera, i quattro hanno esibito un improbabile passaporto britannico: gli agenti della polizia di frontiera se ne sono accorti subito e li hanno bloccati.

In base alle nuove norme antiterrorismo, il pm di turno Piero Basilone non ha potuto evitare di ordinare l’arresto per i tre adulti, obbligatorio per legge in caso di possesso di documenti falsi validi per l’espatrio. Così, mentre la figlia quindicenne rimaneva in aeroporto “affidata” ai poliziotti; mentre padre e madre, 52 e 47 anni, passavano la notte in una camera di sicurezza della questura, il problema concreto era dove sistemare la nonna. E alla fine, paradossalmente, proprio l’anziana è stata la sola a finire a San Vittore. Solo lì, la donna poteva avere a disposizione uno spazio adeguato alle sue condizioni e alla sue necessità di persona anziana e sulla sedia a rotelle.

Ieri mattina poi, all’udienza in tribunale, grazie alla fatica di un interprete, a parlare per tutti è stato il capofamiglia, che ha deciso di fuggire dall’Afghanistan dopo aver subito minacce di morte. Ottenuti quei passaporti britannici (probabilmente pagando con tutto quel che avevano) erano partiti davvero tutti e quattro, nonna compresa. Il giudice Simone Luerti dopo averne convalidato gli arresti ha subito disposto la liberazione dei tre imputati, che hanno patteggiato 6 mesi che non sconteranno mai e sono stati riaccompagnati in aeroporto per ricongiungersi alla ragazzina. Senza soldi e senza documenti, senza conoscere una parola di italiano o di inglese, non potranno riprendere subito la strada di Londra. Per il momento chiederanno l’asilo politico in Italia. (Il Giorno)

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