La grandezza dell’uomo che scopre l’esistenza dell’altra Terra

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Milano 25 Luglio – L’uomo è piccolo, malmesso, infinitesimo, è una canna, diceva Pascal. Ma, aggiungeva subito dopo, è una canna che pensa. Tutta la sua differenza rispetto all’universo sta lì, ed è una differenza incolmabile. È la differenza grazie a cui l’uomo può contenere, penetrare, strappare un po’ di verità all’universo. A volte perfino disvelarne i segreti. Come quello di Kepler-452b. L’altra Terra. Il primo pianeta extra-solare in orbita attorno a una stella-madre analoga al nostro Sole. Non solo: in rotazione nella “zona abitabile“, cioè a una distanza dalla stella-madre che permette l’innesco della vita. L’acqua che scorre in superficie. Non solo: la distanza dell’ “altra Terra” dall’ “altro Sole” è assolutamente paragonabile (circa 150 milioni di chilometri), tanto che la rotazione avviene in 385 giorni, molto vicina all’anno terrestre. Per la Nasa, potrebbe essere “qualcosa che tutte le persone hanno sognato per migliaia di anni”. Il nostro doppio, il mondo replicato, la prova che la possibilità della vita non è un accidente unico, ma è materia sparsa nell’universo.

La Nasa ha annunciato, ha illustrato l’operazione del telescopio spaziale Keplero, un nome che già una volta ha scosso pigrizie millenarie, ha assicurato spiegazioni e sviluppi a breve. Soprattutto, Kepler-452b esiste perché esiste qualcosa come la Nasa. È questa, la magnifica inversione del senso, la vittoria paradossale dell’uomo di fronte all’universo sterminato, schiacciante, addirittura più affollato di quello che si pensava (prima). Ma, appunto, la presenza è nulla, senza il pensiero. Più scopriamo che siamo minuscoli e marginali, più diventiamo potenti. È la rivincita continua della canna pensante, l’apotesi della conoscenza, perché “fatti non foste a viver come bruti”, diceva l’Ulisse dantesco, il padre di tutti gli scopritori e di tutti gli avventurieri dell’intelletto. Non importa se Polifemo è gigantesco, se il canto delle Sirene è letale. Ulisse, e solo Ulisse, possiede quella forma superiore dell’astuzia che è la capacità di ricavare un presente alternativo immaginando il futuro, il pensiero. “Qualcosa che tutte le persone hanno sognato per migliaia di anni”. È questo, Kepler-452b, l’altra Terra, è esistito nei sogni e fin nei vagheggiamenti dell’umanità, che poi sono diventati ipotesi di ricerca, saperi scientifici, tecniche. I suoi critici, non a caso spesso filosofi retrò e annoiati che hanno il vizio di schiacciare il presente sul passato, dunque che hanno abdicato a se stessi, sbagliano: la tecnica non è la morte del pensiero. È il suo trionfo. Lo hanno capito benissimo gli americani, pragmatisti ancora prima che pragmatici, incrollabilmente convinti che l’unico pensiero degno di sé sia quello che si fa opera, fatto, avvenimento. Ed è davvero un avvenimento immane, la scoperta dell’altra Terra, qualcosa che sconvolge il dopo e quindi cambia per sempre anche il prima, dà un nuovo senso alla permanenza su questa Terra della canna pensante, che oggi ancora una volta ha svelato le carte dell’universo. È davvero piccolo, l’uomo, ed è davvero enorme.

Giovanni Sallusti (L’Intraprendente)

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