Le mele marce nel PD e il profumo d’integrità morale della famiglia Borsellino

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Milano 20 Luglio – L’affare Crocetta e l’ennesima figuraccia della sinistra al Governo. Tanti trionfalismi, tante fanfare, tanti canti di alleluia, sono arrivati i “migliori”, e poi…la solita musica:  ombre di corruzione, di collusione con il malaffare, clientelismo, amicizie pericolose o, semplicemente, incapacità dimostrata di governare. E allora il Pd si imbarazza, si contraddice, si smarrisce non sapendo che pesci pigliare, poi si smarca, rinnega il figlio fino ad allora prediletto. E’ successo a Roma e in questi giorni in Sicilia. Crocetta è diventato scomodo, non corrisponde più all’immagine dura e pura di quell’integrità morale che, a parole, è la bandiera della sinistra. Crocetta può anche borsellino tutino crocettaandarsene e farebbe un favore a tutti. Ma al di là della arcinota telefonata tra il governatore siciliano e il dott. Tutino, al di là delle frasi infamanti e vigliacche di chiaro stampo mafioso, anche senza entrare nel merito della loro veridicità o meno, rimane la lettera di dimissioni di Lucia Borsellino che denuncia una situazione ambigua e insostenibile per chi ha a cuore l’etica e l’integrità morale. Una lettera articolata e sofferta che il fratello Manfredi ha voluto ricordare nel giorno della commemorazione della morte del padre “Intervengo per mia sorella Lucia che non può farlo, che non vuole parlare, anche perché i temi li ha affrontati nella lettera di dimissioni dal governo Crocetta con cui mia sorella ha lasciato la guida dell’assessorato alla Salute che ha prodotto un silenzio sordo da parte delle istituzioni, di quelle regionali, in particolare. Mia sorella è rimasta in carica per amore della giustizia, per suo padre, per poter spalancare agli inquirenti le porte della Sanità dove si annidano mafia e malaffare”.  E la lettera spiegava “Ragioni di ordine etico e morale sempre più inconciliabili con la prosecuzione del mio mandato…” Il richiamo all’arresto di Tutino, il primario tanto discusso e grande amico di Crocetta, è nelle righe successive “Fatti come questi determinano altresì, in un settore come quello della sanità contrassegnato da vicende che in un recentissimo passato ci hanno consegnato l’immagine di un sistema di malaffare, un grave danno”. Perché sull’educazione all’onestà, alla correttezza, all’integrità dell’eroe Paolo Borsellino non si può discutere e non si può dubitare. Scrive Manfredi: “Oggi vorrei dire a mio padre che la nostra vita è sì cambiata dopo che ci ha lasciati, ma non nel senso che lui temeva: siamo rimasti gli stessi che eravamo e che lui ben conosceva, abbiamo percorso le nostre strade senza “farci largo” con il nostro cognome, divenuto “pesante” in tutti i sensi, abbiamo costruito le nostre famiglie cui sono rivolte la maggior parte delle nostre attenzioni come lui ci ha insegnato, non ci siamoborsellino-manfredi-c-ansa “montati la testa”, rischio purtroppo ricorrente quando si ha la fortuna e l’onore di avere un padre come lui, insomma siamo rimasti con i piedi per terra. E vorrei anche dirgli che la mamma dopo essere stata il suo principale sostegno è stata in questi lunghi anni la nostra forza, senza di lei tutto sarebbe stato più difficile e molto probabilmente nessuno di noi tre ce l’avrebbe fatta.

Mi piace pensare che oggi sono quello che sono, ossia un dirigente di polizia appassionato del suo lavoro che nel suo piccolo serve lo Stato ed i propri concittadini come, in una dimensione ben più grande ed importante, faceva suo padre, indipendentemente dall’evento drammatico che mi sono trovato a vivere.”
(La testimonianza del figlio del giudice chiude il libro “Era d’estate”, curato dai giornalisti Roberto Puglisi e Alessandra Turrisi- Pietro Vittorietti editore).

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